Perché la Norvegia ha giocato con 10 riserve contro la Francia: una brutale scelta di convenienza

La sconfitta contro la Francia non ha cambiato il destino della Norvegia, ma la formazione scelta da Ståle Solbakken ha fatto discutere più del risultato. Il commissario tecnico ha rivoluzionato l'undici titolare con ben dieci cambi rispetto alla partita precedente, lasciando inizialmente in panchina i suoi uomini migliori, tra cui Erling Haaland, Martin Ødegaard e il portiere Ørjan Nyland.
La decisione ha spiazzato tifosi e addetti ai lavori, soprattutto perché la Francia si è invece presentata con quasi tutti i titolarissimi, schierando campioni come Mbappé, Dembélé, Doué e Olise. Entrambe le nazionali erano però già certe della qualificazione ai sedicesimi di finale e la sfida sarebbe servita soltanto a stabilire chi avrebbe chiuso il girone al primo posto.

Dietro la scelta del tecnico norvegese ci sarebbe la priorità della Norvegia era raggiungere la fase a eliminazione diretta e non consumare energie nel tentativo di battere una delle principali favorite per il titolo: in sostanza, Solbakken avrebbe preferito preservare i suoi giocatori migliori in vista delle gare da dentro o fuori, considerando il quadro generale più importante del primato nel girone.
Perché la Norvegia ha lasciato fuori Haaland e Ødegaard contro la Francia
Sul campo la Francia ha preso subito il controllo dell'incontro con Dembélé che ha dominato nel primo tempo: nonostante nella ripresa i norvegesi abbiano anche avuto l'occasione di riaprire il match, quella scelta fatta dal CT è sembrata una resa anticipata ma con un calcolo preciso.

Chi avesse chiuso il gruppo I al primo posto avrebbe affrontato un avversario potenzialmente più impegnativo nella fase successiva, con la concreta possibilità di incrociare la Svezia e, in caso di qualificazione, la Germania ai quarti di finale. Restando invece seconda, la Norvegia avrebbe trovato la Costa d'Avorio ai sedicesimi e, superato quel turno, un possibile incrocio con Brasile o Giappone, un percorso ritenuto più favorevole.
Per questo Solbakken avrebbe deciso di non rischiare i suoi uomini più importanti in una partita dal valore relativo. Oltre a preservare le energie dei titolari, ha dato minuti preziosi ai giocatori meno utilizzati, permettendo loro di fare esperienza in una competizione di altissimo livello. Nonostante il pesante passivo, la Norvegia ha disputato un buon secondo tempo, creando diverse occasioni e fallendo anche un calcio di rigore che avrebbe potuto riaprire la partita.

Queste le parole del CT norvegese dopo il poker subito dalla Francia: "È semplice. Dopo la partita contro il Senegal [lunedì] abbiamo fatto un bilancio e cinque o sei giocatori sono stati molto provati dopo 80 minuti di gioco. Tutta la difesa e alcuni centrocampisti sono stati molto colpiti. Sappiamo inoltre, dalla partita contro il Senegal, che la Norvegia aveva la finestra temporale più breve per giocare un'altra partita oggi."
Solbakken ha proseguito così: "Quindi, per me è stata una scelta ovvia, così come per il fisioterapista, lo staff medico e alcuni giocatori stessi. Tutti hanno detto che per molti di loro sarebbe stato difficile giocare".
Una strategia estremamente pragmatica, che ha diviso opinione pubblica e tifosi. Da una parte c'è chi considera discutibile rinunciare deliberatamente al primo posto del girone; dall'altra chi ritiene che, in un torneo così lungo e logorante, gestire le energie e pianificare il percorso possa rivelarsi una scelta vincente. Solo le prossime partite diranno se il rischio calcolato di Solbakken sarà stato davvero la mossa giusta.