Manolo Portanova condannato a 6 anni di carcere: perché può giocare fino alla sentenza in Cassazione

Manolo Portanova è stato condannato anche in Corte d'Appello a 6 anni di detenzione per violenza sessuale di gruppo denunciata da una studentessa e risalente al 2021. La domanda che sorge spontanea riguarda la sua carriera sportiva: perché può continuare a giocare nella Reggiana in Serie B nonostante la sentenza abbia confermato il verdetto del primo grado di giudizio? La risposta è nell'intreccio dei tempi della giustizia ordinaria rispetto a quelli dell'ambito sportivo, che ha deciso di attendere la sentenza definitiva passata in giudicato prima di prendere provvedimenti nei suoi confronti (squalifica o, addirittura, radiazione). Ed è lo stesso motivo per cui nell'estate del 2023 il club attuale scelse di tesserarlo in prestito dal Genoa, rinnovando negli anni la formula fino all'accordo in scadenza a giugno di quest'anno. Nonostante le polemiche, anche molto aspre, per un'operazione del genere la società ha sempre sostenuto che, a livello legale, il calciatore ha il diritto di esercitare la sua professione fino a quando gli sarà possibile in termini di legge.
Perché Portanova non è stato (ancora) fermato dalla giustizia sportiva
Il caso di Portanova s'è rivelato una matassa ingarbugliata in seno al mondo del calcio. La Procura Federale ha inizialmente aperto un procedimento nei confronti del calciatore chiedendo alla Procura di Siena la trasmissione degli atti del processo, ma l'iter non si è spinto mai oltre in assenza di una norma specifica per giudicare la sua posizione rispetto a un reato verificatosi al di fuori del recinto sportivo. La Procura Generale dello Sport (CONI) contestò quell'interpretazione e chiese la radiazione del giocatore per violazione dei principi di lealtà e probità (articolo 4, comma 1 della giustizia sportiva).

Il Collegio di Garanzia del CONI rinviò la causa al vaglio della Corte d'Appello Federale che il 13 marzo 2024 ha sospeso ogni giudizio disciplinare "fino alla formazione del giudicato in sede penale". In buona sostanza la FIGC ha ammesso di non avere gli strumenti legali tecnicamente necessari per fermare Portanova fino a quando la Cassazione non pronuncia la sentenza definitiva sul suo caso.
Il ricorso in Cassazione dopo la conferma di condanna in Appello
"È assurdo, sono cinque anni che sto vivendo una situazione incredibile – le parole pronunciate a caldo dal giocatore dopo la sentenza in Appello –, sono innocente e ho portato le prove". Il suo avvocato, Gabriele Bordoni, ha annunciato che l'atto sarà impugnato e verrà presentato ricorso in Cassazione.