Manolo Portanova, la Corte d’Appello conferma la condanna a 6 anni per violenza sessuale di gruppo

La Corte d'Appello di Firenze ha confermato la sentenza di primo grado emessa nei confronti di Manolo Portanova: il 25enne calciatore della Reggiana (la indossa dal 2023) era stato condannato a 6 anni per presunta violenza sessuale di gruppo commessa nel 2021. L'udienza si è svolta a porte chiuse, nel pomeriggio i giudici si sono riuniti in camera di consiglio e dopo oltre 3 ore di riflessione hanno emesso il verdetto: hanno ritenuto valido il precedente dispositivo ("vittima trattata come un oggetto", uno dei passaggi chiave delle motivazioni di allora). "È assurdo – è la versione del calciatore – sono 5 anni che sto vivendo una situazione incredibile, sono innocente e ho anche portato le prove. Non mi fermerò perché credo nella giustizia". Il suo avvocato, Gabriele Bordoni, ha annunciato che il nuovo verdetto sarà impugnato in Cassazione.
Il processo a Manolo Portanova: il presunto stupro risale al 2021
I fatti che hanno portato il giocatore a processo risalgono alla notte tra il 30 e il 31 maggio 2021 quando, in un appartamento nei pressi di Piazza del Campo, a Siena, sarebbe stato consumato lo stupro di gruppo di una studentessa (oggi 26enne). La giovane sporse denuncia il 4 giugno, raccontò di essere stata violentata da quattro persone, tra cui Portanova (che ha sempre professato la propria innocenza).

Il post su Instagram del calciatore: "Sono dentro a qualcosa di ingiusto"
Nelle ore immediatamente precedenti alla sentenza, Portanova aveva condiviso sui social un lungo post nel quale spiegava il proprio stato d'animo alla vigilia dell'udienza. Una lettera aperta ai tifosi e alla città in un momento molto delicato: "Ci sono momenti in cui la vita ti mette davanti qualcosa di ingiusto, e io sono dentro a questo. In aula devo difendermi da qualcosa che non ho commesso. E dirlo fa male. Fa male perché so la verità, so chi sono… eppure devo lottare per dimostrarlo". Più avanti c'è anche il riferimento alla piazza di Reggio Emilia. "Sono ancora in piedi grazie a voi. Reggio per me è molto più di una città. Siete le persone che mi hanno guardato negli occhi e hanno visto la verità. Combatto per me, per la mia verità, ma anche per chi mi ha sostenuto".