Il prossimo giugno l'Italia potrebbe debuttare nelle Final Four della Nations League 2021. Un traguardo che i ragazzi di Mancini si stanno meritando continuando a proporre risultati e gioco che permettono agli azzurri di valere la parte finale del torneo, alla sua seconda edizione. Un traguardo che permetterebbe alla nostra Nazionale subito dopo i prossimi Europei, posticipati di un anno a causa del Covid, di giocarsi anche una chance in questo neonato torneo. Lo stesso Covid che ha messo a dura prova gli azzurri, forse ancor più di una Polonia che ha chinato la testa per due volte, la prima davanti a Jorginho, la seconda con Berardi.

Potrebbe anche bastare un pareggio nell'ultimo match in programma contro la Bosnia il prossimo mercoledì, partita che chiude la fase a gruppi del torneo riservato alle Nazionali. Per le Final Four si qualificano le prime quattro dei quattro raggruppamenti della A League, che daranno il via a semifinali dirette e al match che vale il trofeo, tra il 6 e il 10 ottobre 2021. Potrebbe essere la conclusione migliore per celebrare questo ciclo iniziale e una rampa di lancio per affrontare il torneo continentale col giusto piglio di chi vuole lasciare il segno.

La partita contro la Polonia ha evidenziato ancora una volta quanto detto a parole da molti appartenenti al gruppo azzurro, in primis a Leonardo Bonucci, ultimo assente per infortunio e primo sostenitore dei compagni dalle tribune del Mapei Stadium, rinviando il rientro (e le cure) a Torino. Un senso di appartenenza e di abnegazione alla causa azzurra che fotografa quanto Roberto Mancini – ma anche il suo staff, messo in prima linea dal Covid – siano riusciti a ricostruire.

Dalla Svezia alle Final Four, la nuova Italia targata Mancini

Sono passati un paio di giorni da una delle ricorrenze peggiori del calcio azzurro, quell'Italia-Svezia che sancì il punto più basso dell'Italia calcistica del dopoguerra con l'esclusione dal Mondiale russo. a Distanza di tre anni, siamo  celebrare un rinascimento italiano, firmato da Mancini, il ct che ha saputo dare la svolta con gioco, risultati ed entusiasmo. Più della Polonia, si è temuto il peggio per la pandemia di coronavirus che aveva condizionato fortemente la vigilia della partita più delicata dell'intero percorso. Oltre 20 giocatori out tra infortuni e positività, lo stesso commissario tecnico relegato a parlare in una radiolina a distanza per impartire idee e direttive in campo. Tanti esordienti, una formazione fortemente rimaneggiata ma per questo ancor più forte delle avversità.

Perché questa Nazionale è tornata a farsi amare

Non solamente il gioco, ottimo per diversi istanti, non soltanto l'approccio, perfetto a inizio match per inibire ogni velleità avversaria, ma anche e soprattutto lo spirito di gruppo hanno fatto la differenza. La strada è quella giusta ed è su questa che il percorso deve continuare. Anche convocando una mole immensa, di 41 giocatori, scelte forti figlie di una situazione anomala ma anche di una ideologia ben precisa. Tre anni fa si sarebbe urlato alla mancanza di idee e alla confusione generale da parte di Ventura. Oggi si celebra un'Italia di tutti e per tutti in cui, sotto il ct Mancini, si fa a gara per esserci, non per restarci ad ogni costo.