È un'Italia che continua a piacere e a vincere quella di Roberto Mancini. Anche se orfana del proprio condottiero, la nostra Nazionale ha infatti dimostrato di aver ormai acquisito quelle doti che il mister di Jesi ha sempre messo in campo nella sua carriera da calciatore. Mentalità, carattere e coraggio che non sono mai mancate neanche a Gianluca Vialli, che con Mancini ha infatti condiviso gioie e dolori nel club doriano e in azzurro, e che nella notte di Reggio Emilia è stato (insieme a Fausto Salsano) il tramite tra il Mancio e il vice Alberico Evani.

La spina dorsale blucerchiata

Nel successo di questa Italia ‘al bacio', c'è dunque anche il merito della truppa blucerchiata che ha ormai preso residenza a Coverciano. Una spina dorsale importante, un team di persone rispettate dalla giovane rosa azzurra, che è riuscito nell'impresa di far innamorare di nuovo di questa squadra tutti i tifosi italiani: ancora scottati dalle precedenti delusioni europee e mondiali. Il bacio, appunto, che Gianluca Vialli ha dato al pallone durante Italia-Polonia, testimonia con quanta passione e con quanto amore per la maglia azzurra si sono messi al lavoro i ‘reduci' di quella Sampdoria che nel 1990 conquistò il tricolore.

L'importanza di Vialli

Già in panchina a Firenze, dove ha fatto i primi collegamenti via telefono con il suo ‘gemello', Vialli ha dimostrato ancora una volta di essere più di un semplice capo delegazione. Dopo aver fatto parte del gruppo azzurro che nel pomeriggio ha visitato il centro onco-ematologico di Reggio Emilia e dopo aver reso omaggio al compianto presidente neroverde Squinzi, in occasione dell'inaugurazione alla via a lui dedicata, l'ex attaccante blucerchiato si è così seduto in panchina al ‘Mapei'. La sua presenza si è rivelata un prezioso punto di riferimento per chi era in campo e per lo stesso Alberico Evani, che grazie a lui ha potuto avere un filo diretto con Mancini e guidare gli Azzurri alla bella vittoria contro la Polonia di Robert Lewandovski.