
È notizia di questi ultimissimi giorni che i tennisti al Roland Garros effettueranno una forte protesta. Tutti i migliori giocatori, sia del maschile che del femminile, battono cassa: pretendono più soldi, li hanno chiesti a più riprese e hanno spiegato anche i loro motivi. A questo giro c'è un primo vero avvertimento. I giocatori boicotteranno in larga parte il Media Day, riducendolo ad appena 15 minuti, e non parteciperanno alle attività social dell'account ufficiale del torneo. Tutto legittimo, ma guardando all'unico vero storico boicottaggio dell'era Open si nota una differenza abissale.
Il boicottaggio del 1973, 81 tennisti saltarono Wimbledon
Certo, si dirà facilmente, che siamo in un'altra epoca. Un conto è il 2026 e un contro è il 1973. Anno in cui a Wimbledon ci fu il boicottaggio. Una situazione che oggi, ovviamente, sarebbe inimmaginabile. Ma perché si arrivò a quella decisione? Nikki Pilic, tennista jugoslavo, venne sospeso dalla sua federazione per essersi rifiutato di giocare in Coppa Davis. Lo stop venne successivamente ridotto a un mese, ma quella sanzione comunque gli impediva di essere in campo a Wimbledon. L'Associazione giocatori, che si era costituita pochi anni prima supporto Pilic stabilendo che gli affiliati non avrebbero dovuto giocare il principale torneo al mondo. 81 tennisti si rifiutarono di giocare, incluso Stan Smith, campione in carica, diventato poi noto soprattutto per delle scarpe, e dodici delle sedici teste di serie.
Ai quarti arrivarono due giovani (Borg e Connors) che in seguito vinsero il torneo, in campo anche Ilie Nastase, numero 1 del seeding che motivò la sua scelta. Disse che essendo nell'esercito romeno doveva obbedire agli ordini. La finale la disputarono due tennisti dell'Europa dell'Est, vinse Jan Kodes e sul russo Metreveli.
Oggi il boicottaggio è con social e interviste
Oggi c'è stato chi come Sabalenka aveva parlato di boicottaggio agli Slam, ma poi evidentemente si è tornati a miti consigli con un no alle attività extra campo. Certo che il tempo è cambiato, sono passati 53 anni, e ognuno è figlio dei suoi tempi – questi sono quelli anche dei social – però oggettivamente stona e non poco il no dei tennisti al Media Day, il no alle interviste personali e alle presenze o meglio alle apparizioni sugli account social del Roland Garros, che diventa così il primo torneo a essere boicottato in modo moderno dai tennisti.