Devastante. È il termine migliore che rende bene l'idea della prestazione dell'Inter a Benevento. Devastante è l'attaccante, Romelu Lukaku (3 gol in 2 partite). Devastante è l'utilizzo degli esterni che nel modulo nerazzurro hanno licenza di colpire e affondare il colpo. Lo hanno disarmante semplicità – anche "grazie" alla difesa malmessa e in sofferenza dei sanniti – sia Young sia Hakimi. Anzi, i riflettori del match sono tutti puntati sull'ex Borussia Dortmund che mostra di valere tutto il sacrificio economico sostenuto (40 milioni di euro) per consegnarlo all'allenatore. C'è un dato che lo riguarda direttamente:  ha fornito un assist in entrambe le sue prime 2 partite giocate con l'Inter: l'ultimo nerazzurro ad aver fatto un assist nelle prime 2 apparizioni in Serie A è stato Houssine Kharja nel 2011.

Devastante è la precisione nei passaggi (Kolarov sembra avere un piede calibrato ad hoc), la capacità di dialogo sull'uno-due (bello quello tra Alexis Sanchez e l'ex giallonero in occasione del vantaggio) e, più ancora, l'affiatamento di un gruppo che ha mandato a memoria la lezione di Conte. Furore in mezzo al campo, aggressione di palla e avversari: al resto ci pensa la punta belga che è lì, pronta mordere come un cobra, mentre accanto a sé.

E anche quando nella ripresa le sostituzioni (necessaria quella di Vidal, che ha lamentato un problema muscolare) hanno mutato gli interpreti il copione è rimasto lo stesso. Inter a braccio sull'asse Perisic, Lautaro (autore della quinta marcatura) e Brozovic mentre Barella va a prendere lo "scudo" dalle mani del cileno e si piazza nel cuore della mediana. Uniche sbavature la reti del momentaneo 1-3 e 2-5 (che portano a 5 il numero delle reti subite in 2 gare), quando un errore in fase di disimpegno ridà una piccola speranza ai giallorossi campani. Handanovic sbaglia un rinvio, regalando a Caprari il gol con cui il Benevento accorcia le distanze e farà lo stesso nel secondo tempo (tutto solo a pochi passi dalla porta). Ci penseranno Hakimi prima e poi il "toro" a ricacciare alle "streghe" la testa nel sacco.

I numeri sono la fotografia dell'incontro e le percentuali sono bulgare: 68% di possesso palla per l'Inter, 15 tiri totali (di cui 7 nello specchio della porta), 6 grandi occasioni create, una precisione nei passaggi del 91% e pari al 74% quando il dato scivola sulle palle lunghe giocate, 3 su 7 i cross tentati e riusciti.

Altra annotazione su Eriksen: riuscirà mai a trovare una collocazione in questa Inter? La prova offerta da Gagliardini (bella la rete) ha, di fatto, confermato la tendenza di avere una linea mediana di lotta e di governo mentre il gioco si sviluppa sugli esterni, innescando la velocità delle frecce e delle punte. Il danese ha lasciato traccia di sé colpendo una traversa nel finale. Gli basterà?