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7 Dicembre 2020
17:10

La prima volta di Cristiano Ronaldo contro Messi (non si scorda mai)

In 13 anni, da una semifinale di Champions all’ultimo Barcellona-Juventus dello scorso dicembre, Cristiano Ronaldo e Messi si sono affrontati 36 volte, i due fuoriclasse assoluti degli anni ’10. La loro prima volta contro c’è stata il 23 aprile 2008, semifinali di Champions League fra Barcellona e Manchester United. Vincerà Ronaldo, ma tutti già allora sapevano che era solo la loro prima di una lunga serie di sfide.
A cura di Jvan Sica
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Cristiano Ronaldo e Lionel Messi si sono sfidati 36 volte, l'ultima è stata in un Barcellona-Juventus di Champions League. Ogni decade hai i suoi migliori e spesso ha la sua potenziale diarchia, partendo da Di Stefano-Sanfilippo, Pelé-Rivera, Cruyff-Keegan, Maradona-Platini, Ronaldo-Zidane. Ma mai nessuno nella storia del calcio si è scontrato così tante volte come la Pulce e l’Uomo bionico, tanto che Paolo Condò ha cantato magistralmente le loro tre sfide ravvicinate (che erano anche le sfide tra Real e Barcellona, Mourinho e Guardiola, c’era tanta altra carne al fuoco) in soli diciotto giorni nell’aprile 2011, scrivendo “I Duellanti”.

Ma c’ è stata una prima volta, come capita a tutti. E quella, si sa, non si scorda mai. 23 aprile 2008, semifinali di Champions League, al Camp Nou si gioca Barcellona-Manchester United e i due si schierano con le rispettive squadre indossando il 19 e il 7.

Da una parte il Barcellona all’alba della rivoluzione, con Frank Rijkaard in panchina e la squadra nelle mani di Deco a centrocampo e l’assente Ronaldinho che quell’anno decreterà la sua parabola discendente. Messi è sulla destra, con Eto’o centrale, il falso nueve verrà solo con Guardiola. Dall’altra parte lo United ancora di Sir Alex, che proponeva un ex mediano, Hargreaves come laterale destro, un reparto centrale di colossi, Ferdinand-Brown e la grandezza sempre poco considerata di Paul Scholes a centrocampo. L’attacco era a dir poco vario: Rooney, Tevez e sulla destra l’astro ventitreenne che viene dallo Sporting Lisbona e ancora più precisamente da Madeira, l’isola quasi al di là del mondo.

L’andata in Spagna parte forte. Dopo un minuto su un calcio d’angolo Cristiano Ronaldo si libera con uno scatto di pura agilità di Gabriel Milito, colpisce di testa in tuffo e l’argentino blocca il pallone con la mano. Rigore e ci va il 7. Tiro forte, deciso, di piatto verso l’incrocio a destra. Grazie ai suoi addominali di ferro Ronaldo spara questi bolidi di piatto come nessun’altro. Ma questa volta calibra male e la sua faccia ancora da adolescente mostra il colpo di un errore del genere. Ma la forza dei campioni è ripartire dall’azione successiva come se nulla fosse successo e così accade, con Ronaldo che domina anche da un punto di vista emotivo la partita. Nel secondo tempo c’è un po’ più di Barcellona. Al 51’ imbastiscono un’azione a tre Iniesta-Messi-Eto’o che prefigura il tiki taka che travolgerà tutto dall’anno successivo. Entra Thierry Henry, da un paio di colpi alla partita, ma il risultato resta 0-0.

Ritorno all’Old Trafford e Ferguson cerca la finale a nove anni dal miracolo del Camp Nou. Dopo 15 secondi Messi salta subito netto Scholes che lo stende a un centimetro dell’area di rigore. Ma quel Manchester United è più squadra, ha più consapevolezza dei propri mezzi e maggiore esperienza soprattutto per quel tipo di partite. Al 14’ Cristiano Ronaldo tenta una delle sue sgroppate, viene fermato e la palla arriva a Scholes sui 30 metri. L’inglese fa quello che spesso ha fatto in carriera, ovvero spara in porta un pallone con una meravigliosa parabola. 1-0 Red Devils. Il resto della partita anticipa quello che sarà il calcio da lì in avanti: le due squadre si affidano quasi esclusivamente ai due ragazzi per le azioni offensive e non segneranno uno o più gol solo per sfortuna o grandi parate dei portieri avversari.

Finisce con la vittoria di Cristiano Ronaldo e la finale di Mosca raggiunta e poi vinta dal Manchester United. Ma in quel momento, dopo quelle due partite, tutti avevano una premonizione diventata realtà: quella non sarebbe stata la loro ultima sfida.

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