La morte di Manninger ha sconvolto il suo ex agente: “Era un ufo, dopo gli allenamenti montava i mobili”

Passano i giorni ed è ancora forte l'incredulità nel mondo del calcio per la morte di Alex Manninger. Mentre si cercano di capire le cause e la dinamica dell'incidente con il treno in cui ha perso la vita, continuano le dimostrazioni di affetto da parte di chi conosceva bene l'ex portiere di Juventus, Fiorentina, Torino, Bologna, Brescia, Siena, Arsenal e Liverpool. Tra questi anche il suo storico agente Franco Granello che lo ha ricordato commosso.
Lo storico agente di Manninger ancora scioccato per la sua morte
Difficile credere che sia finito tutto così, a 48 anni in uno scontro tra la sua auto e un treno locale in un incrocio di un passaggio a livello senza barriere. Per il procuratore che ha curato per tanti anni gli interessi dell'austriaco è impossibile da accettare. E pensare che l'ultimo incontro era avvenuto solo pochi mesi fa a Torino, dove aveva lasciato un ottimo ricordo umano oltre che professionale: "Sono stato avvisato dalla mia agenzia: non potevo crederci – dichiara a Tuttosport – Ci siamo visti a Torino qualche mese fa: veniva a trovare Chiellini, aveva una grande amicizia con Buffon”. I contatti però erano costanti e infatti l'ultimo scambio di battute risale a pochi giorni fa: "Qualche giorno fa, aveva rilasciato un’intervista e gliel’ho commentata: “Sei il numero uno”. Mi ha risposto: “Sempre”.
Anche Granello si è unito al coro di chi ha definito Manninger un ragazzo umile, semplice e un grande professionista. Una vera e propria mosca bianca che decise di trasferirsi alla Juventus, consapevole che avrebbe giocato poco per poter crescere al fianco di Buffon: "Un ragazzo magnifico, un ufo rispetto a tante situazioni viste nel calcio. Puntuale, preciso, maniacale. Forse all’eccesso: magari questo l’ha un po’ frenato nella carriera".

L'umiltà di Manninger e la vita dopo il calcio
Manninger è diventato famoso anche per una scelta controcorrente dopo l'addio al calcio giocato, quella di mantenere un profilo basso e dedicarsi ad altro: "Ne abbiamo parlato cento volte. Gli chiedevo: vuoi fare un percorso televisivo? Vuoi cambiare prospettiva? Lui mi diceva che aveva fatto il calciatore per 20 anni, che avrebbe voluto dedicarsi ad altro. Si è sposato a fine carriera perché così poteva dare il 100% a moglie e figli. Doveva essere perfetto ed è sempre stato così. S’immagini che dopo l’allenamento, nel suo appartamento in zona Crocetta a Torino, andava a prendere i mobili e se li montava da solo”.
Insomma dimenticare una persona così "perbene" sarà impossibile per il procuratore che non dimenticherà mai un momento in particolare: "A fine carriera mi ha chiamato per vederci e sono andato. ‘Ti devo dire tre cose' – ha esordito -. La prima è ‘scusa’ per come si sono chiuse le cose; la seconda è ‘grazie’ per il percorso fatto insieme. La terza: mi sposo e non posso farlo senza il mio procuratore'. Era giugno, ma avevo un viaggio programmato negli Usa. Continuava a mandarmi messaggi, però non ho potuto. Oggi vorrei aver partecipato al suo momento più bello".