Prima il ‘Clasico' con il Barcellona, poi la sfida con la Juventus in Champions League. Ancora alla ricerca della miglior condizione fisica, Miralem Pjanic e il Barcellona sono attesi da due impegni suggestivi che potrebbero già dare un'indicazione precisa sui reali obiettivi del club blaugrana. "Tornare a Torino? Era una cosa che sognavo – ha ammesso il bosniaco a ‘Tuttosport'- Sono molto contento di ritrovare il club a cui tengo tanto e che è nel mio cuore. Sono stato inondato di messaggi dai compagni e ne ho ricevuto uno anche dal presidente Agnelli che mi ha dato il bentornato".

"Sono felice di ritrovare i compagni, gli amici, la gente con cui ho lavorato meravigliosamente bene in questi anni – ha aggiunto Pjanic – Sarà un vero piacere e poi, meglio ora che in finale". Nella lunga intervista concessa al quotidiano piemontese, il centrocampista ha poi ricordato il suo primo giorno da bianconero: "Quando sono arrivato, il presidente mi ha ricevuto nel suo ufficio e mi ha mostrato la foto della Juventus che aveva vinto 5 scudetti consecutivi negli anni 30. E mi ha detto: ‘Noi dobbiamo fare meglio di quella squadra, li dobbiamo superare'".

"Questo obiettivo lo abbiamo raggiunto e non ci siamo fermati, abbiamo continuato a vincere scudetti a casa, abbiamo fatto una finale di Champions, abbiamo vinto tante volte la Coppa Italia…Insomma, abbiamo completato un percorso di crescita molto importante. La Juventus è stata una tappa molto importante per me, un club che ho amato tanto, anzi che abbiamo, io e la mia famiglia, amato tanto. Sarò sempre grato a questo club".

La frecciata a Maurizio Sarri

L'ultimo anno insieme a Sarri non è stato però indimenticabile per Pjanic: "Sarri non aveva fiducia negli uomini e questo mi ha disturbato. Quando uno si sbaglia nella valutazione delle persone mi dispiace e resta la cosa peggiore, perché ogni giocatore in quello spogliatoio ha sempre dato e darà sempre il massimo per il club e per la squadra. Si può non andare d’accordo con uno o due, ma questo non ha mai condizionato l’impegno, perché tutti i giocatori vogliono vincere, perché sono professionisti incredibili che vogliono perseguire il loro obiettivo. Ecco, se un allenatore mette in dubbio questo, allora è lì che non scatta quella scintilla di cui parla il presidente. Nessuno mette in dubbio le qualità di allenatore di Sarri, ma il problema è stato quello".