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In Inghilterra per spiegare il “furto” subìto dall’Arsenal citano Mariani e Di Bello: che non c’erano

I media inglesi vanno all’attacco dell’arbitro di Atletico Madrid-Arsenal a proposito del rigore revocato ai Gunners, parlando di “furto”. E tirano in ballo gli italiani Mariani e Di Bello che neanche c’erano.
A cura di Paolo Fiorenza
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L'Arsenal torna da Madrid con un 1-1 che lascia tutto aperto in vista della semifinale di ritorno di Champions League, ma il pareggio con l'Atletico si porta dietro anche le polemiche per il calcio di rigore prima concesso nel finale di partita dall'arbitro olandese Danny Makkelie dopo un contatto tra Eze e Hancko e poi revocato in seguito all'intervento del VAR e connazionale Dennis Higler. Una decisione che è stata ferocemente contestata da Arteta nel dopo gara, ma anche da molti commentatori in Inghilterra che hanno parlato di "furto".

Una lettura sposata dal ‘Daily Mail', che in un suo editoriale spiega perché l'arbitro tende raramente a contraddire quanto sottoposto alla sua attenzione dal VAR e dunque quasi mai rimane fermo sulla sua decisione presa in campo. Per farlo, il tabloid tira in ballo gli italiani Mariani e Di Bello, protagonisti in coppia (sempre nei ruoli di arbitro e VAR) di una decisione analoga presa e poi revocata ancora ai danni di una squadra inglese e sempre in Champions, in occasione di un rigore concesso a Mac Allister nel match di ritorno tra Liverpool e PSG nel turno precedente.

Il ‘Daily Mail' parte dalla considerazione che contatti di questo tipo non dovrebbero mai essere oggetto di intervento del VAR e dunque di on-field review dell'arbitro, visto che non rientrano quasi mai nella casistica protocollare del "chiaro ed evidente errore". Se questo è il ‘peccato originale' che spinge il varista di turno a invadere il campo che non sarebbe di sua pertinenza, non resistendo all'impulso di richiamare l'arbitro, c'è poi il secondo aspetto della questione, quello legato all'accondiscendenza del direttore di gara verso l'interpretazione propostagli dalla sala VAR. E così quasi sempre, pur a malincuore, decide di cambiare la propria decisione iniziale.

In campo europeo tra arbitro e VAR, che sono connazionali, si crea grande spirito di corpo

Il sospetto è che gli arbitri di tutta Europa tendano ormai ad andare sulla strada ritenuta più facile e sicura di seguire l'input del VAR: per convenienza, pressione e anche rapporti personali. E qua veniamo alla citazione degli arbitri italiani e al fatto che quello che accade nei match europei ha qualcosa di peculiare rispetto a situazioni simili che si verificano nei singoli campionati. In campo internazionale succede infatti che arbitro e VAR sono dello stesso Paese (per sfruttare il maggiore affiatamento rispetto a team di provenienza variegata), e dunque è naturale che si approccino a partite di peso enorme puntando molto sullo spirito di corpo e sul restare uniti. Il che si riflette inevitabilmente nelle situazioni in cui il VAR interviene per correggere quello che a suo parere è un errore fatto dal connazionale in campo, il quale a sua volta accetta di cambiare decisione.

Mercoledì sera a Madrid, l'olandese Makkelie – un arbitro esperto e stimato, che ha diretto partite di Europei e Mondiali – ha lavorato con un VAR che conosce bene, il suo connazionale Higler. I due avevano già collaborato quando l'Arsenal aveva ospitato e battuto il Bayer Leverkusen a marzo. Un tipo di legame che per il ‘Daily Mail' aveva dato frutti simili in Liverpool-PSG di inizio aprile, quando all'opera c'erano i due italiani.

Il caso di Mariani e Di Bello in Liverpool-PSG

"Ad esempio, è noto che l'arbitro italiano Maurizio Mariani si sentisse in conflitto riguardo alla sua decisione di revocare il rigore concesso al Liverpool per un fallo su Alexis Mac Allister nella partita contro il PSG ad Anfield all'inizio di questo mese – scrive il tabloid – Quando il VAR Marco Di Bello ha invitato il suo connazionale a consultare il monitor a bordo campo, Mariani ha seguito la procedura ormai consueta e ha annullato la sua decisione iniziale. In seguito ha ammesso in privato che la pressione avvertita per compiere quel passo era stata forte".

Il ‘Daily Mail' cita poi una fonte vicina all'ambiente arbitrale: "Così vanno le cose. Questi ragazzi si conoscono tutti. Lavorano insieme di continuo. Gli arbitri non vogliono mettersi contro i VAR. Sembra quasi una ribellione se lo fanno. Mette tutti a disagio. Quindi, con il mondo che guarda, restano uniti. È la natura umana".

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