Il rinnovo del contratto di Dries Mertens è la migliore operazione di mercato che il Napoli potesse fare. E per capire perché Gennaro Gattuso si sia speso tanto affinché il presidente De Laurentiis facesse un ultimo sforzo per trattenere il belga basta dare un'occhiata a un dato statistico. I numeri non dicono tutto ma spiegano molto su come la sua evoluzione tecnica e tattica lo abbia reso un calciatore imprescindibile anche per l'ex rossonero: 9 partite sotto l'egida di "ringhio", 3 gol e 3 assist in 403 minuti giocati. In media ha lasciato il segno ogni 67 minuti, prima che la pandemia sconvolgesse ogni cosa. Nemmeno con Sarri, che ha rappresentato il periodo d'oro nei panni del "vero 9" (28 gol in A nella stagione 2016/2017), ci era riuscito: in media graffiava ogni 88′ (100′ con Ancelotti, 121′ con Rafa Benitez).

Oggi, dopo una metamorfosi compiuta, Mertens continua a farlo alla sua maniera: da giocatore che attacca la porta (e fa centro); da rifinitore che sblocca la manovra e usa gli spazi come tela sulla quale sfumare assist; o addirittura da "8 volante" che ripiega a centrocampo, trasformandosi in uomo di lotta e di governo. Più e meglio di Milik che il club ha scelto di sacrificare per fare cassa sia perché – complice la sfortuna – il polacco è rimasto quasi sempre nel cono d'ombra del compagno di reparto sia perché il cambio di atteggiamento tattico voluto dal neo allenatore lo ha di fatto penalizzato prediligendo la duttilità del belga. Anche in questo caso il dato statistico suggerisce qualcosa: 13 incontri, 4 gol in 946 minuti ovvero che l'ex Ajax incide sul Napoli di Gattuso ogni 236′.

A 33 anni l'ex Psv è integro fisicamente, un punto di riferimento per la squadra e per l'ambiente: "Ciro" è il nomignolo che ne testimonia la simbiosi raggiunta con la città che ha girato in motorino assieme alla moglie, Kate, oppure a piedi, di notte e in forma riservata, quando ha distribuito cibo ai senza-tetto assieme ad alcuni volontari. Perderlo e lasciarlo nelle mani di una diretta concorrente (l'Inter) sarebbe stato un errore imperdonabile. Rappresenta la base sulla quale innestare il futuro (anche come dirigente) e avviare la rifondazione che non può prescindere da alcune certezze. In azzurro resta perché si sente napoletano, non gli interessa guadagnare molto di più, e quando s'affaccia dalla terrazza spalancata sul Golfo può rigenerarsi dinanzi a quel panorama mozzafiato che profuma di mare.

È stato "Ciro" a superare prima Maradona e poi agganciare Hamsik nella speciale classifica dei marcatori partenopei. È stato "Ciro" a purgare il Liverpool campione d'Europa (oltre al Barcellona). È stato "Ciro" a cancellare Gonzalo Higuain fino a vestire i panni del bomber sul quale Maurizio Sarri decise di scommettere perché doveva escogitare una soluzione: Milik s'era spaccato il ginocchio e lì davanti bisognava inventarsi qualcosa. Dries rispose presente.

La necessità gli ha cambiato la carriera, la duttilità è stata una costante delle sue prestazioni. Napoletano dentro (anche) per l'arte di arrangiarsi. Il tecnico toscano lo spostò dall'esterno al centro dell'attacco chiedendogli di agire più in profondità e ricevere palla dentro l'area, colmando con la velocità e l'imprevedibilità la lacuna in termini di stazza rispetto ai centrali difensivi. Carlo Ancelotti lo affiancò a un altro attaccante posizionato negli ultimi sedici metri e lui sui adattò ancora una volta: partner perfetto per Milik (e Llorente) oppure Lozano (tutto da scoprire). Mertens fece qualche passo indietro agendo un po' più da rifinitore e sfruttando le linee nella terra di mezzo come zona di caccia, porzione di campo dove può essere devastante nello scambio stretto e nel dribbling.

Con Gattuso s'è spinto un po' più oltre i confini del mare: palla al piede e pedalare fino a dettare legge in contropiede (come a Milano contro l'Inter nella semifinale di andata in Coppa Italia). Il Napoli ripartirà da (e con) Mertens che ha accettato anche un'offerta inferiore rispetto a quanto proponevano Inter e le sirene in Blues del Chelsea: biennale da 4.5 milioni di euro netti a stagione, più 500 mila euro in bonus (ripartiti tra numero di gol e presenze in Champions League) e 2 milioni cash per mettere la firma in calce al rinnovo. Dieci milioni complessivi per 2 stagioni e un popolo che lo aspetta.