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Decibel Bellini, speaker del Napoli: “Ho iniziato per un colpo di fortuna, non sono andato più via”

Da 15 anni accompagna il Napoli con la sua voce, diventando parte del rito collettivo dello stadio. Tra aneddoti, emozioni e retroscena, Daniele Decibel Bellini si racconta a Fanpage.it senza filtri per la rubrica ‘Vita da Speaker’.
A cura di Vito Lamorte
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C’è una voce che, più di tutte, scandisce il tempo delle domeniche napoletane. Non si vede, ma si sente ovunque: vibra tra i seggiolini, rimbalza sulle gradinate e si mescola al respiro di migliaia di tifosi. È quella di Daniele Bellini, per tutti Decibel, lo speaker che da quindici anni accompagna il Napoli dentro e fuori le partite. La sua non è solo una presenza tecnica, ma una componente emotiva del match day, una sorta di rito laico che si ripete ogni settimana. Entrare allo stadio, per lui, è ancora un’emozione intatta, nonostante il tempo e le partite raccontate.

Dalla fortuna di una prima sostituzione fino a diventare la voce ufficiale, il suo percorso è fatto di passione e continuità. Ha vissuto Scudetti, delusioni, momenti difficili e trionfi indimenticabili, sempre con il microfono in mano. E nel frattempo ha costruito un rapporto autentico con i tifosi, fatto di riconoscimento e affetto reciproco. Dalle sue parole a Fanpage.it, per la rubrica ‘Vita da Speaker', emerge il lato umano di chi, pur restando dietro le quinte, è diventato simbolo. Perché certe voci, a Napoli, non sono solo suono: sono memoria.

Da quanti anni Decibel Bellini è lo speaker del Napoli?
"Quindici anni… sono tanti. Sono un veterano della Serie A, insieme a quelli di Milan e Inter siamo tra i più longevi".

Come è iniziata questa opportunità?
"Un colpo di fortuna. C’era una sostituzione da fare perché chi lo faceva prima non c’era più. Mi hanno chiamato, ho iniziato così, e da una sostituzione sono diventate due, poi tre… e non sono più andato via".

Come si prepara per le partite?
"Tecnicamente non faccio grandi cose. Sto attento nei giorni prima, soprattutto in inverno: cerco di non prendere freddo per preservare la voce".

E per quanto riguarda pronunce e formazioni?
"Per i nomi difficili parlo direttamente con i calciatori e mi faccio dire come vogliono essere chiamati. Lo stesso per le formazioni, che mi arrivano come voi giornalisti, e se ho qualche dubbio chiedo all'ufficio stampa nostro o a quello della squadra avversaria per evitare gaffe".

Ha libertà o ci sono paletti imposti dalla società?
"Ci sono indicazioni generali, ma poi ho libertà e autonomia. Non mi dicono cosa dire parola per parola".

Ci mancherebbe, non intendevo quello, ma mi riferivo a eventuali disposizioni più ferree del club. Torniamo a noi… Decibel Bellini ha una routine pre-partita?
"No, vado allo stadio prima, controllo tutto, ma sono tranquillo, niente di maniacale".

La vittoria più bella che ha raccontato?
"Quella dello Scudetto all’ultima giornata dello scorso anno. Napoli-Cagliari era una partita da vincere per forza: atmosfera incredibile, indimenticabile. Una vera e propria finale. C'era tutto per scrivere la storia e così è stato. Uno spettacolo".

A quale allenatore è più legato?
"A Luciano Spalletti, soprattutto a livello umano. Mi chiamò personalmente per invitarmi a pranzo con la squadra: un gesto che mi ha colpito molto. Da lì è nato un bel rapporto".

Il Napoli è una delle poche big che fa ancora il ritiro ‘tradizionale'. Visto che anche lei partecipa a quelle settimane, volevo chiederle che atmosfera si vive con i tifosi in quella situazione?
"Bellissima. È un momento in cui si incontrano tutti: squadra, staff e tifosi. Ci sono eventi e tante situazioni per poter condividere insieme il momento in cui si costruisce la stagione. Per me è una cosa fantastica, che spero facciano più squadre in futuro".

C’è un Napoli del passato che avresti voluto raccontare?
"Sarebbe banale dire quello di Diego Armando Maradona… ma non ho ricordi precisi, ero troppo piccolo. Quello che ho vissuto e che non dimentico è il Napoli di Sarri con Higuaín, Mertens e Koulibaly. Ma il Napoli degli ultimi quindici anni è stato formidabile per tanti motivi".

Il momento più difficile da gestire, invece, qual è stato in questi anni?
"La finale di Coppa Italia a Roma, quando ci furono gli scontri che poi portarono alla morte di Ciro Esposito. Non sapevamo cosa dire, c’era grande confusione. È stata la giornata più complessa. Ricordo la confusione e la difficoltà comunicativa dovuta alla mancanza di informazioni su cosa stesse accadendo".

Che rapporto ha Decibel Bellini con i tifosi del Napoli?
"Meraviglioso. Io li adoro e sento che loro vogliono bene a me. Ovunque vada nel mondo cerco di incontrarli, è un grande onore. Qualche settimana fa sono stato in Brasile e ho incontrato alcuni ragazzi di un Napoli Club di Rio de Janeiro. È stato un bellissimo momento ma non è la prima volta che mi è capitato all'estero".

Dopo 15 anni, qual è l’emozione più grande?
"Entrare allo stadio. Ogni volta è un’emozione enorme, ancora oggi".

La vicenda di inizio anno, che l'ha vista coinvolta con Geolier per la direzione artistica del matchday, è definitivamente risolta?
"Sì, tutto bene. Abbiamo trovato subito un’intesa. Lo stadio è fatto anche di abitudini, certe cose è giusto mantenerle".

Ultima curiosità: in un calcio che va sempre più la spettacolarizzazione e con le partite viste sempre più come eventi, Decibel Bellini come si posiziona?
"Va bene, purché si rispettino i tifosi. I 90 minuti sono loro. Ma avere intrattenimento prima aiuta anche a gestire l’afflusso e a creare atmosfera".

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