Marco Guidi, speaker del Pisa: “Sono commercialista. Mi chiamarono per la musica, da lì ho iniziato”

C’è chi il Pisa lo guarda, chi lo tifa e chi lo racconta. E poi c’è chi, come Marco Guidi, lo fa vivere attraverso una voce che accompagna emozioni, vittorie e delusioni da oltre dieci anni. Dalla radio di paese, Punto Radio, fino al microfono della Cetilar Arena, il suo è un viaggio fatto di passione autentica, notti indimenticabili e un legame viscerale con il Pisa Sporting Club. Guidi si racconta a Fanpage.it, per la rubrica ‘Vita da Speaker', dal debutto nel 2012 ai momenti più intensi vissuti allo stadio, il racconto di uno speaker che è prima di tutto tifoso. Tra derby, errori, emozioni e memoria, la voce di Pisa si racconta senza filtri.
Da quanto tempo fa lo speaker del Pisa?
"Dal 2012, da ottobre 2012. Ho iniziato affiancando lo storico speaker Aldo Paradossi, poi pian piano sono subentrato io".
Com’è nato tutto?
"Grazie alla radio. Mi chiamarono per la gestione musicale allo stadio, ai tempi dell’introduzione dell’inno della Lega Pro scritto da Mogol. Da lì ho iniziato ad affiancare Paradossi e poi è venuto tutto in modo naturale".
Il momento più bello che hai vissuto da speaker?
"Sicuramente il ritorno da Foggia nel 2016, dopo la finale playoff vinta. L’attesa della squadra allo stadio, di notte, con tutta la città presente… e portare Umberto Eusepi sotto la curva è stato qualcosa di incredibile".

E invece il momento più difficile?
"Gli anni delle contestazioni, durante la gestione Petroni. Poco pubblico, tensione… non è stato facile. E poi, a livello sportivo, la finale persa contro il Monza: una grande delusione".
Guidi è tifoso del Pisa oltre che speaker?
"Sì, assolutamente. Da giovane stavo in curva. Questo rende tutto ancora più emozionante".
C’è un momento del passato che avrebbe voluto raccontare da speaker?
"La finale col Monza vinta per andare in Serie B, con il gol di Ciotola. E anche un gol di Wim Kieft negli anni della Serie A: sarebbe stato bellissimo".
Un giocatore a cui è particolarmente legato?
"Tra gli attuali dico Antonio Caracciolo, il capitano. Poi Eusepi e Robert Gucher: sono rimasti nel cuore dei tifosi".
Che rapporto ha con i tifosi del Pisa?
"Ottimo. All’inizio non è stato facile, ma siamo cresciuti insieme. Oggi c’è grande sintonia e collaborazione".
Che lavoro fa oltre allo speaker?
"Faccio il commercialista. La radio e lo stadio sono passioni che porto avanti da sempre".
Le è mai capitato di sbagliare allo stadio?
"Sì, certo. Qualche numero di maglia, qualche pronuncia… una volta mi è partita la musica del gol in anticipo! Errori piccoli, ma succede".
Ha una routine il giorno partita?
"No, niente di scaramantico. Mi faccio un giro fuori dallo stadio, saluto tutti e poi entro circa due ore prima per prepararmi".
Si parla spesso di derby toscana ma per un pisano il vero derby è quello con il Livorno, corretto?
"Il vero derby è con il Livorno. C’è rivalità, ma anche grande rispetto. Con la Fiorentina è sentito, ma in modo diverso.
Dopo tanti anni, cosa la emoziona ancora?
"Annunciare ‘Pisa Sporting Club'. Soprattutto dopo il fallimento e gli anni difficili, tornare a pronunciare quel nome è stato emozionante".