video suggerito
video suggerito
Mondiali di calcio 2026

Il discorso di Hervé Renard ai calciatori della Tunisia: “Sapete cosa succederebbe se tornassimo oggi a casa, sono arrabbiati”

Il neo CT della Tunisia Hervé Renard ha rivolto il suo primo discorso ai calciatori, toccando corde non solo calcistiche: “Lo sapete se tornassimo a casa oggi, cosa succederebbe. Sì, perché sono tutti arrabbiati. È normale”.
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Hervé Renard quasi non ci credeva, quando ha ricevuto un paio di giorni fa la telefonata della Federcalcio della Tunisia, che gli chiedeva se fosse disponibile a sostituire sulla panchina della nazionale Sabri Lamouchi, fatto fuori clamorosamente dopo la prima partita persa disastrosamente ai Mondiali per 5-1 contro la Svezia. L'iconico tecnico francese è tornato dunque in pista a due mesi esatti dal suo esonero dall'incarico di CT dell'Arabia Saudita, che aveva qualificato ai Mondiali e che ora è allenata da Georgios Donis (ha pareggiato 1-1 all'esordio con l'Uruguay).

Il 57enne Renard ne ha viste di ogni tipo in carriera ed è anche un vincente: ha trionfato in Coppa d'Africa nel 2012 con lo Zambia e nel 2015 con la Costa d'Avorio, diventando l'unico allenatore a vincere la competizione con due nazionali diverse.  Hervé è un conoscitore di anime prima che di calciatori, e il suo primo discorso ai calciatori della Tunisia dimostra come il suo lavoro sarà prima di tutto di ricostruzione psicologica, dopo la disfatta all'esordio.

Hervé Renard durante il primo allenamento con la Tunisia ai Mondiali
Hervé Renard durante il primo allenamento con la Tunisia ai Mondiali

Il discorso di Hervé Renard ai calciatori della Tunisia: "Non tutto è da buttare"

"Adesso bisogna andare avanti, perché nel calcio non c'è tempo da perdere – è l'attacco del discorso davanti a tutta la squadra, ripreso in un video – Quindi bisogna ritrovare la carica. So che è dura. Arriviamo qui con le gambe pesanti, ancora un po' più pesanti del solito, perché fa male alla testa. Abbiamo giocato, sappiamo cosa significa (è lui stesso un ex calciatore, ndr), ma quando si è professionisti bisogna saper reagire. Io ho riguardato ancora la vostra partita mentre venivo qui. Non è tutto da buttare. Non è che perché il punteggio, a volte… non sempre riflette l'andamento della partita. Sull'1-0, quando eravate sotto, avete avuto un'occasione. Forse c'era un leggero fuorigioco, poi ne avete avuta un'altra. Dopo prendete il secondo gol, ed è il calcio che va così, si accumulano gli errori".

"Ma queste cose le avete subìte nei vostri rispettivi club. Forse sarà successo lì, ma non spesso in nazionale, perché avete fatto le qualificazioni senza subire nemmeno un gol – continua Renard – Se avessimo di fronte una squadra che prende un sacco di gol ogni volta, potremmo dire che da qualche parte manca il livello. Ma non è questo il caso. Il problema è un altro. Il problema è che bisogna darsi una mossa. Oggi bisogna darsi una mossa. Perché vi ho sentiti un po' molli nei duelli, eravate un po' in ritardo. Siamo un po' in ritardo, si commette un fallo, involontario o volontario che sia, ma vi è mancato il dinamismo. Bisogna essere nelle migliori condizioni possibili per questa seconda partita. Non parleremo del dopo, no. Bisogna focalizzarsi sul Giappone. Il resto, quello che verrà dopo, non è un problema. Il problema è essere concentrati, determinati sulla partita con il Giappone. È questa la chiave. Lo sapete, non bisogna fallire questo gradino. Bisogna superarlo. Poi, le conoscete queste fasi finali. Quando ci sono tre partite, tutto è ancora possibile. Ci sono un sacco di cose possibili. Ci sono un sacco di cose che sono successe nel calcio e che, all'improvviso… ma non succede mica sempre da solo. Perché bisogna avere la volontà di ribaltare le cose, di cambiare le cose, di cambiare la mentalità".

"Lo sapete che oggi, se tornassimo a casa, sapete cosa succederebbe. Sono tutti arrabbiati"

Il neo CT passa poi alla parte più forte del discorso, quella che parla alla ‘pancia' dei suoi calciatori, appellandosi all'orgoglio patrio (e a pensieri non esattamente sereni in caso di altro flop): "È la maglia, ragazzi. Sapete che c'è della gente, lo sapete perfettamente, c'è della gente che si è messa in viaggio per venire fin qui. Sapete quanto hanno speso per venire a tifarvi? Allora, questo è un discorso l'avete già sentito, lo so, ve lo ripeteremo, ma è la verità. Lo sapete che oggi, se tornassimo a casa, sapete cosa succederebbe. Se tornassimo oggi in patria, lo sapete. Lo sapete cosa succederebbe. Sì, perché sono tutti arrabbiati. È normale. Non possiamo mica dire che non abbiano ragione, dopotutto. Non possono avere torto. È la patria, è la nazione".

"Quindi, inevitabilmente, quando si sbaglia la prima partita con uno scarto così grande, c'è gente che reagisce male. Sì, ma questo bisogna prenderlo di petto, bisogna affrontarlo. Bisogna essere forti per reagire. Ci andiamo perché siamo a un Mondiale e bisogna darsi una mossa perché è un torneo fantastico, perché – come me, che ero davanti al mio televisore perché un mese fa ho preso una batosta e guardavo lo schermo, ragazzi – non potete nemmeno immaginare cosa significhi. Quindi avete la fortuna di essere qui. Forza ragazzi, dai, seconda partita, rimettiamo le cose a posto. E la parola d'ordine è: siamo uniti. Io non sono qui per fare quello che ho voglia di fare. Sono qui per fare ciò che la squadra chiede di fare", conclude Renard.

L'impresa appare difficile, ma se c'è uno che può fare il miracolo in così poco tempo…

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views