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Edoardo Motta ha usato il trucco psicologico del braccio nei quattro rigori parati in Atalanta-Lazio

C’è anche tanto lavoro mentale dietro ai quattro rigori che Edoardo Motta ha parato in Atalanta-Lazio. Lo rivela il gesto con il braccio nella sua routine prima di ogni tiro dal dischetto.
A cura di Vito Lamorte
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Edoardo Motta è diventato l'eroe della Lazio nella serata in cui la squadra di Sarri ha conquistato il pass per la finale di Coppa Italia. Il giovane portiere biancoceleste ha parato quattro rigori ai calciatori dell'Atalanta e ha regalato una nottata da sogno al club capitolino in un'annata a dir poco complessa, oltre a iscrivere se stesso in una pagina di storia del calcio italiano e della SS Lazio.

Nel corso dei 90′ c'era stata qualche incertezza (vedi gol annullato ad Ederson), ma il portiere arrivato a Formello a gennaio si era riscattato con una paratona su un colpo di testa di Scamacca che ha portato il match ai supplementari. Stratosferica. Alla lotteria dei rigori, poi, si è superato ma Motta è sembrato leggero, quasi distaccato, mentre sorrideva ai compagni e affrontava tutto con calma.

Motta ha usato il ‘trucco del braccio' nei 4 rigori parati all'Atalanta

Sul primo rigore si tuffa dalla parte sbagliata e Raspadori segna: sarà l’unico gol dell’Atalanta. Poi Nuno Tavares sbaglia per la Lazio, trovando la parata di Carnesecchi. Subito dopo Scamacca calcia senza convinzione e Motta respinge. A quel punto cresce la sensazione che la serie stia prendendo una direzione precisa, anche se l’errore di Cataldi sembra rimettere tutto in discussione.

È qui che Edoardo Motta cambia marcia. Contro Zappacosta utilizza un piccolo trucco: alza un braccio per suggerire inconsciamente una direzione. Il tiro arriva dall’altra parte, ma è centrale, e lui para. Da quel momento il duello diventa anche mentale: ogni gesto, ogni dettaglio – perfino come si appoggia il pallone sul dischetto – sembra avere un peso.

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Isaksen segna per la Lazio, mentre Motta continua a lavorare sulla percezione degli avversari. Con Pasalic ripete il gioco delle braccia, variandolo leggermente, e ottiene un’altra parata. Carnesecchi, dall’altra parte, insiste con i suoi rituali senza adattarsi, arrivando perfino a confondersi su una propria finta durante il rigore di Taylor.

Alla fine, sul tiro decisivo di De Ketelaere, Motta ripropone il suo schema con sicurezza quasi provocatoria. Il belga segue quell’indicazione implicita e calcia dove il portiere si aspetta: altra parata. Quattro su cinque. Da possibile protagonista negativo a eroe assoluto, Motta chiude così una partita che racconta molto più della semplice ‘lotteria' dei rigori: qui non c’è solo fortuna, ma lettura, intuito e capacità di influenzare le scelte degli avversari.

La sua ascesa, arrivata quasi per caso dopo cambi inattesi nella rosa della Lazio, sembra confermare che le occasioni a volte nascono all’improvviso. E lui, oltre ai piccoli trucchi psicologici, sta dimostrando di avere qualità vere: numeri alla mano, è già tra i portieri più efficaci del campionato. Resta un dubbio curioso: davanti a lui, con quel braccio alzato, conviene davvero tirare dall’altra parte? O proprio dove sembra suggerire? Anche solo provarci, a questo punto, non è così semplice.

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