José Mourinho nuovo allenatore della Roma quando sembrava Maurizio Sarri il candidato numero uno alla panchina giallorossa. È cambiato tutto nel giro di un "parliamone" pronunciato dal manager portoghese rispetto alla proposta/sondaggio che gli era pervenuta da Tiago Pinto, general manager dei capitolini (a destra nella foto). È stata quella risposta/apertura così semplice a far cadere il castello di carte e contatti messe in pila le une sugli altri per affidare l'opera di rinnovamento della squadra all'ex tecnico della Juventus. È bastata una telefonata a Valdir Cardoso – collaboratore stretto di Jorge Mendes, agente dello special one – per dare inizio alla trattativa-lampo perfezionata nel giro di un paio di settimane. Un affare condotto a fari spenti, senza lasciar trapelare nulla, rimandando qualsiasi annuncio solo a cosa fatta. E così è stato.

A metà aprile Mourinho viene esonerato dal Tottenham, il licenziamento arriva all'acme di un biennio negativo e scandito dal rapporto conflittuale con la squadra. È in quel momento che la proprietà Friedkin accarezza la pazza idea di ingaggiare l'ex allenatore degli Spurs. E dinanzi al fascino e al nome di un personaggio come Mou ogni cosa finisce in secondo piano. Anche il possibile incontro calendarizzato in agenda con Ramadani (procuratore del tecnico toscano) viene messo in stand-by e Sarri lasciato sullo sfondo.

Si prepara invece il terreno al primo, vero incontro dei vertici della società con l'allenatore lusitano: avverrà a Londra, a casa del manager prima della partita di andata della semifinale di Europa League col Manchester United. Nessuno è al corrente di cosa sta accadendo. Nemmeno a Trigoria ci sono spifferi… Fonseca e la Roma si giocano molto, tutto con i Red Devils. La proprietà si occupa di costruire il futuro in quelle ore febbrili di attesa in cui s'accarezza il sogno di (provare a) vincere un trofeo a margine di una stagione tra luci e ombre.

Il faccia a faccia tra i Friedkin e Mourinho ha esito positivo. L'intesa viene trovata anzitutto sulla unità di intenti intorno a un'idea molto chiara: niente spese folli, niente mercato da ‘all-in' per puntare su calciatori pronti subito e costosi (fuori budget rispetto anche alle necessità di bilancio del club) ma opera di programmazione da portare avanti con decisione e precisione scientifica. Un pezzo alla volta per comporre un grande mosaico. Il primo tassello sono leadership ed esperienza del portoghese, stimolato dall'opportunità di tornare in Italia. A Roma si trasferirà con tutta la famiglia.

Il dato è tratto. Il sì reciproco e la stretta di mano soffiano via dal tavolo le figure di Sarri e Conceiçao (che col Porto ha eliminato la Juventus dalla Champions). Il resto è questione di ‘vil denaro' per mettere nero su bianco e sancire l'inizio ufficiale della nuova avventura. Nella Capitale Mou guadagnerà la stessa somma percepita con gli Spurs ma non la verserà la Roma.

Beneficerà di un'integrazione che gli sarà corrisposta dal Tottenham, come da clausola inserita nel contratto. In caso di esonero e di accordo a cifre inferiori con un'altra squadra (7/7.5 milioni netti all'anno più bonus è lo stipendio che gli garantiranno i giallorossi), il club londinese deve sborsare la differenza fino al 2022. Morale della favola, per altri due anni guadagnerà quei 16 milioni netti a stagione che lo hanno accompagnato nell'ultimo biennio.