"Riteniamo che la Roma sia un po' come un gigante addormentato e non c'è motivo per cui, col tempo, questo club non possa competere seriamente per dei trofei a tutti i livelli". Così, il 3 settembre scorso, Dan e Ryan Friedkin si presentavano alla città di Roma, in un'intervista concessa al sito ufficiale della società giallorossa. Il paragone è sembrato azzeccato anche in questa stagione, durante la quale i tifosi giallorossi hanno assistito a un periodo di apatia in campo che va avanti ormai da un paio di mesi. Da marzo, dopo un buon girone d'andata, la squadra di Fonseca si è, appunto, addormentata, perdendo punti con Parma, Torino, Cagliari e Sampdoria. Il percorso in Europa League sembrava potesse salvare sia il portoghese che la stagione romanista, ma il blackout del secondo tempo di Manchester ha spento le speranze anche nella competizione continentale.

La strategia comunicativa dei Friedkin

I risultati deludenti hanno portato la piazza romana a mormorare costantemente, emettendo un brusio continuo che, però, non ha scalfito di un millimetro la scelta comunicativa della nuova proprietà. Dan e Ryan Friedkin non hanno mai parlato, non l'ha mai fatto nemmeno Tiago Pinto, il general manager portoghese arrivato a gennaio nell'ombra. Gli americani hanno mantenuto un profilo basso fin dal loro insediamento a Trigoria: nessun proclamo o dichiarazione diretta alla pancia dei tifosi, come a Roma non accadeva da tempo, soltanto la promessa che avrebbero fatto di tutto per risvegliare il gigante addormentato. Dan e Ryan Friedkin non sono intervenuti quando la Roma non riusciva a vincere alcun big match, non lo hanno fatto dopo la figuraccia contro lo Spezia e quando Fonseca era dato in bilico. Non hanno dato alla stampa alcuna possibilità di capire che avrebbero affidato la direzione sportiva a Tiago Pinto, da qualche mese a parlare prima e dopo le partite sono solo l'allenatore portoghese e, sporadicamente, il CEO Guido Fienga. La stessa cosa è accaduta per la questione che riguardava la guida tecnica del prossimo anno.

La virtuale corsa a due tra Allegri e Sarri

Quando l'ambiente romano ha iniziato a capire che Fonseca non sarebbe stato l'allenatore della Roma anche nella prossima stagione, è partita una virtuale corsa a due tra Allegri e Sarri. Prima l'ex allenatore del Milan sembrava essere in vantaggio, si è parlato di incontri e trattative. Poi è toccato all'ex tecnico del Napoli, il quale da quasi tutti è stato dato come sicuro di sedere sulla panchina dell'Olimpico il prossimo anno. Si arriva a oggi: stamattina in un comunicato la Roma da il benservito a Fonseca per la prossima stagione, lasciando perplessi tifosi e addetti ai lavori, che non capiscono il motivo di dire ufficialmente oggi qualcosa che solitamente viene comunicato a fine stagione. È l'ennesima mossa inaspettata dei Friedkin. L'ingaggio di José Mourinho come allenatore della Roma per le prossime tre stagioni è il manifesto della strategia comunicativa della nuova proprietà. Proprio mentre a Roma ci si chiede per quale motivo il presidente non prenda posizione sul momento e sul futuro della squadra, questo annuncia il tecnico che avrà il compito di risvegliare il gigante addormentato. Nessuno aveva pensato a Mourinho, non c'era alcun indizio che potesse portare alla sua firma.

Perché Mourinho?

La scelta dell'ex allenatore del Tottenham spiega perfettamente le ambizioni della nuova proprietà. Questa vuole far tornare grande la Roma, come detto nell'unica intervista concessa, e per farlo decide di non prendere quello che sarebbe potuto essere il profilo tecnico ideale, uno tra Sarri e Allegri, bensì si concentra sul lato umano. José Mourinho è l'allenatore perfetto per evitare gli spifferi di una città che vive di calcio h24 e per reggere le pressioni di un ambiente che adesso lo osanna, ma che gli si ritorcerà contro alla prima difficoltà. I Friedkin hanno preso un allenatore che possa parlare anche per loro, che si contrapponga al loro profilo basso, alla ricerca di un equilibrio che possa, finalmente, risvegliare il gigante addormentato.