Antonio Conte schiererà contro la Juventus la migliore Inter possibile. L'ultima volta che andò allo Stadium finì a schifìo con insulti e gestacci (tra cui il dito medio del tecnico rivolto verso la tribuna) da una parte e dall'altra. I nerazzurri ingoiarono il boccone amaro dell'eliminazione anche dalla Coppa Italia dopo essere usciti con poca gloria dalla Champions a dicembre. Più che il risultato sul rettangolo verde e l'esito del doppio confronto, a far discutere fu il corredo accessorio di episodi avvenuti nel corso dell'incontro.

Tutto all'insegna dell'orgoglio bianconero tradito/ferito/usurpato dal tecnico al quale non è mai stata perdonata la decisione di piantare la squadra in asso in estate (andò via in polemica sugli investimenti e sulle scelte di mercato). Vederlo sulla panchina nerazzurra è stato anche peggio, al punto che per i tifosi bianconeri non c'è altro modo di lavare l'onta che rimuovere la stella a lui dedicata nella Hall of Fame presente nell'impianto.

Fu Conte ad aprire i ciclo vincente (quasi) decennale. Potrebbe toccare proprio a lui reciderne il filo, decretando il destino dei bianconeri in una stagione devastante per i risultati, per la crisi economica, per l'inchiesta di Perugia sul caso Suarez e per le conseguenze della vicenda della Superlega. L'ex avvelenato consumerà a Torino la vendetta? Sarà l'ultima cosa che farà prima dell'incontro con il presidente, Zhang, che sarà dirimente sulla permanenza (o meno) all'Inter? Chi lo conosce sa bene che la motivazione principale non è la voglia di rivalsa a muoverlo ma l'ossessione per la vittoria che lo contraddistingue da sempre.

"La sconfitta è come una morte apparente", basta questa frase pronunciata qualche tempo fa dinanzi a una platea di studenti per spiegare come viva emotivamente un match, dalla preparazione fino al momento del campo. Figurarsi come possa sentirsi adesso che, da campione d'Italia, rende visita alla Juve in un incontro molto delicato anche per la lotta Champions. Non ha intenzione di fare sconti ad alcuno e quanto accaduto a Lautaro Martinez contro la Roma (ma in precedenza aveva usato lo stesso metro di giudizio nei confronti di un suo fedelissimo, Vidal) ne è la testimonianza diretta. Lo ha richiamato in panchina dopo una mezz'ora perché non gli piacevano né l'approccio né il rendimento dell'argentino. Per la serie: non m'importa che hai la pancia piena per lo scudetto, voglio sempre il massimo. Questione di mentalità e di alzare l'asticella per diventare una grande squadra.

E dalla sua squadra si aspetta che affronti la gara di sabato sera come fosse una finale, come se il titolo tricolore non fosse già cucito sul petto. Non si accontenta di averlo già conquistato, vuole chiudere la stagione in bellezza e vincendo anche le ultime partite in calendario toccando quota 94 punti. Non riuscirà a sfondare il muro dei 100 (nel 2014 con la Juve volò fino a 102) ma arrivare a quel livello sarebbe comunque ragguardevole. Ecco perché a Torino manderà in campo i pezzi da novanta con qualche rincalzo di lusso… Handanovic, Skriniar, De Vrij, Bastoni, Hakimi, Barella, Brozovic, Eriksen, Perisic, Lukaku, Lautaro Martinez: bocche da fuoco armate.