Buffon: “Conte alla Juve mi fece una lavata di capo davanti a tutti veramente forte. Fu giusta”

Gigi Buffon e Antonio Conte erano stati compagni di squadra alla Juventus, si conoscevano bene, e tuttavia il leccese non esitò anni dopo, quando tornò da allenatore nel club bianconero, a fare un discorso durissimo al portiere davanti a tutti. E Buffon oggi ammette che aveva ragione.
Gigi e Antonio si erano incrociati una prima volta alla Juve tra il 2001 e il 2004. Il primo era al termine della sua carriera da calciatore, avrebbe perso i gradi di capitano a favore del rampante Del Piero e finito la carriera in panchina, ritirandosi proprio nell'estate del 2004. Il secondo era appena arrivato dal Parma da predestinato e avrebbe mantenuto le promesse facendo la storia del calcio italiano. In spogliatoio festeggiarono assieme due Scudetti e una Supercoppa nella gestione del Lippi bis.

Passarono sette anni e nel 2011 Conte tornò alla Juventus in altra veste, chiamato da Andrea Agnelli a riportare i bianconeri alla vittoria dopo gli anni duri post Calciopoli. Missione compiuta a tempo di record dal tecnico salentino, che vinse tre Scudetti su tre prima della clamorosa separazione dell'estate del 2014. In quel triennio da allenatore, Conte ritrovò un Buffon ultratrentenne e capitano, potendo contare su un pilastro di granito in campo e in spogliatoio.
Qualcosa su cui Conte puntava tantissimo dopo i due settimi posti di fila da cui veniva la Juve. E per massimizzare l'investimento su Gigi, umano prima ancora che tecnico, il leccese decise di adottare una terapia d'urto, che il portierone di Carrara racconta oggi a ‘Cronache di spogliatoio': "Mi ha fatto una bella lavata di capo, secondo me anche giusta, perché noi venivamo da campionati deludenti, da tanti anni che non si vinceva, e lui essendo stato calciatore e avendo giocato insieme, sapeva che dentro certi giocatori, tra i quali magari il sottoscritto, c'era del buono dal punto di vista umano, dal punto di vista dei valori, e chiaramente dal punto di vista tecnico".
"E secondo me la sua scaltrezza, la sua velocità di pensiero è stata immediata – continua Buffon – Ha pensato: ‘Cavolo, ma come fa questa squadra con Buffon, con Tizio, con Caio, a essere arrivata settima per due anni di fila? Impossibile. Si vede che probabilmente loro dal punto di vista anche emotivo, comportamentale, di stimoli, non hanno dato, non stanno dando quello che possono dare anche agli altri'. E una delle prime volte mi fece una lavata di capo davanti a tutti veramente forte".

Buffon reagì nella maniera che Conte aveva auspicato: "Io avevo incominciato ad avere già 34 anni, non è che fossi proprio un bambino, però l'accettai volentieri. Primo, perché sapevo che ne avevo bisogno. Secondo, perché sapevo che ne aveva bisogno la squadra, cioè di vedere che avevamo un allenatore che in quel momento non gliene fregava niente di dire le cose a Buffon o a chiunque altro, e quindi era un avvertimento per tutti. E terzo, sapevo che ci avrebbe fatto bene e quindi per me era perfetto. Cioè, io ero uno che ragionava tanto su queste cose, non è che la prendessi sul personale. Secondo me c'era una motivazione più alta di quella che era il bene mio personale, potevo far da cavia per tutti…".