Brasile-Giappone ai Mondiali, Holly e Benji aveva previsto tutto: come è finita nel cartone animato

Brasile–Giappone non è una partita come le altre dei sedicesimi dei Mondiali 2026. Non può esserlo per la generazione che è rimasta incollata davanti alla TV per le puntate di Holly e Benji (Captain Tsubasa), il fumetto disegnato da Yoichi Takahashi nel 1981 e poi trasformato in cartone animato che ha riscosso successo internazionale. La gara odierna, a eliminazione diretta, è la dimostrazione tangibile di come il Sol Levante sia cresciuto dal punto di vista calcistico, fino a sognare a occhi aperti di battere la Seleçao in una sfida vera. È già accaduto nella versione dell'anime divenuta popolare anche per il risultato di 3-2 che permise ai nipponici di prevalere nella finale del World Youth con una rovesciata epica di Holly. È stata forse una sorta di premonizione? Aveva previsto tutto? Non esattamente (anche perché un 3-2 in amichevole recente c'è stato…), ma quella puntata aveva un alto valore simbolico.
Oggi il match reale sembra uscito direttamente da quel cartone e per questo è diventato virale. Ma la situazione reale è molto più equilibrata rispetto alla dimensione onirica del manga: secondo le analisi della vigilia, la squadra di Carlo Ancelotti parte certamente favorita, ma non dominante come in passato.
Com'è andato Brasile-Giappone nel cartone di Holly e Benji
Nel manga/anime il Giappone affronta il Brasile nella finale del Mondiale Under 20 allo stadio Nagai di Osaka e vince 3-2 ai supplementari con un golden gol di Oliver Hutton (Holly/Tsubasa Ozora) che si esibisce in una prodezza tecnica e balistica clamorosa, suggellando così un successo eroico contro i mostri sacri del calcio iridato.

È l'apoteosi di un incontro che sulla carta appare segnato e imperniato all'insegna del dualismo tra talento e costruzione di un sogno che passa attraverso la disciplina del lavoro: da un lato una nazionale tecnicamente superiore, nella quale spiccano "maestri" del calcio internazionale capaci da soli di indirizzare un incontro; dall'altro una selezione, quella orientale, che si batte aggrappandosi al senso si appartenenza, alla compattezza di squadra e a una grandissima forza di volontà.
Nel racconto c'è l'ex arbitro Pierluigi Collina a fischiare l'inizio dell'incontro. Il Brasile (allenato da Roberto Hongo) parte forte e segna con Carlos Santana. Il Giappone pareggia e poi trova il raddoppio con Mark Lenders. I verde-oro impattano con Natureza. Nei supplementari un'azione corale orchestrata da Tom Becker viene finalizzata in maniera magistrale da Oliver Hutton.

Cosa è diventato oggi il Giappone nel calcio reale
A giudicare dai progressi fatti, la selezione del Sol Levante non è più la squadra che ambisce a una grande impresa ma una nazionale che può "realmente" battere chiunque, anche i verde-oro che almeno per tutta la fase a gironi non sono apparsi invincibili. Rapido nelle transizioni, molto organizzato tatticamente, capace di pressare squadre tecniche, competitivo contro le big europee: è l'impressione che ha suscitato il lavoro svolto dal ct, Hajime Moriyasu. Il primo obiettivo è sfatare un tabù: ai Mondiali il Giappone non è mai andato oltre la quarta partita (ottavi di finale anche se in questa edizione sono i sedicesimi) e battere il Brasile avrebbe un grandissimo valore sportivo anche per questo.
Il calciatore sotto i riflettori è Ayase Ueda, 25 gol in Eredivisie col Feyenoord e due alla Tunisia nei gironi. Itakura è il difensore centrale di riferimento. In campo ci sono due conoscenze della Serie A: l'ex Bologna Tomiyasu e l'ex Lazio Kamada. L'ultimo precedente: a ottobre 2025 i giapponesi vinsero 3-2 in amichevole a Tokyo col Brasile. Una curiosa ricorrenza nel risultato.