Aveva ragione Ibrahimovic. "Torna a casa, non fa per te". Lo disse a Balotelli quando se lo trovò di fronte nello spogliatoio dell'Inter. Ego smisurato e battute arroganti a parte, lo svedese ha sempre avuto fiuto per riconoscere i compagni di ventura accanto ai quali combattere così come gli avversari contro cui misurarsi. Mario non era né l'uno né l'altro. Zlatan aveva intuito che quel ragazzo non aveva la testa né lo spirito per diventare un calciatore vero. Peccato, il talento non gli mancava. Ma l'ha sprecato nel peggiore dei modi possibili. Dilapidandolo facendo cazzate (non c'è altro modo per definire cosa ha combinato). Al di là della capacità di mettersi nei guai e farsi del male da solo, è questa la cosa imperdonabile: avere tutto per fare bene e rovinarlo, rovinarsi, buttarsi via.

Quando le suonò alla Germania all'Europeo fu davvero esaltante. E fa niente per quell'esultanza un po' cafona e da macho (mostrò i muscoli in posa nemmeno fosse Arnold Schwarzennegger al concorso di Mister Olympia). Gli venne perdonato anche quell'eccesso. Aveva meritato quel momento di esaltazione, il diritto di sentirsi forte. In fondo lo era stato. Il corso della carriera ha dimostrato che era solo vanagloria, cialtroneria, nulla a che vedere con quell'attimo di gioia inebriante che si mescola all'adrenalina per aver fatto gol. Come l'urlo di Tardelli nella finale Mundial, ma erano un'altra storia e uomini d'altra pasta.

Quella di Balotelli è raccontata dalla collezione di maglie (e opportunità mancate) che ha indossato prima di scivolare dietro le quinte (Inter, Manchester City, Milan, Liverpool, la Nazionale da cui venne cacciato in malo modo dopo il fallimento collettivo dell'esperienza in Brasile nel 2014) e finire alla periferia del calcio (Nizza, Marsiglia, Brescia). Oggi si ritrova senza contratto, rifiutato dai club che non vogliono grattacapi né teste matte da gestire all'interno dello spogliatoio o dagli allenatori che non tollerano la sua indolenza. Gli hanno detto no Fenerbahçe, BesiktasGremio e qualsiasi altra società alla quale si è rivolto il suo agente, Mino Raiola. Nemmeno lui sa più dove piazzarlo.

A 30 anni Balotelli fa parlare di sé perché va in tv, al Grande Fratello Vip, a commentare le performance del fratello, Enock, nella casa e a fare battute sessiste del tipo "Dayane Mello mi vuole lì dentro poi dice Basta, fa male…". Quando il conduttore, Alfonso Signorini, gli fa notare che ha esagerato ed è il caso di chiedere scusa per la caduta di stile, per aver fatto una brutta figura da sedicenne fuori controllo, in preda agli ormoni, lui risponde con altrettanta leggerezza: "Veramente non ne ho idea. Posso chiedere scusa quando vuoi però ti giuro non so quale sia la battuta". Che stupido. E quanta tristezza. Torna a casa, non fa per te.