No pain, no gain. Nessun dolore, nessun guadagno. La donna che trasporta bottiglie d'acqua in bacile ha quella frase scritta sulla maglietta. È un monito a se stessa perché non ha altro modo per sopravvivere. Ha la gamba destra amputata, si regge su una stampella mentre reca in testa la sua ‘bancarella'. Un fazzoletto arrotolato le fa da cuscinetto, il resto lo sopporta con la forza del collo, delle spalle e di una volontà che intima sopravvivenza. O così o niente. È un recipiente di mezzo metro di circonferenza e profondo abbastanza da contenere quattro, cinque confezioni al massimo da vendere al semaforo per ricavarci pochi spiccioli.

Quando Victor Osmihen ha visto quell'immagine gli è sembrato di fare un viaggio indietro nel tempo, fino alle proprie origini. Fino a quando, da ragazzino, faceva la stessa cosa per portare qualche soldo a casa e non morire di fame. Non lo ha mai dimenticato, come non ha mai dimenticato le sue radici, da dove e soprattutto da cosa è venuto. "Questa immagine è al tempo stesso tanto deprimente quanto fortemente motivazionale", è la frase a corredo delle foto.

L'attaccante nigeriano del Napoli va oltre e dà un senso a quel ‘conosci te stesso' che lo accompagna da quando ha messo piede in Europa per inseguire il sogno di calciatore. Ai suoi followers ha chiesto un favore: chiunque conosca quella donna, chiunque possa aiutarlo a rintracciarla, gli dia pure informazioni. Il motivo? Aiutarla in qualche modo.

In quella foto Osimhen ha rivisto la sua infanzia trascorsa ai semafori, avvicinandosi alle auto ferme con in mano quell'acqua preziosa come tutto l'oro del mondo. Allora nemmeno immaginava che, scollinata in fretta l'età dell'adolescenza, avrebbe guadagnato abbastanza soldi da avere tutto ciò che ha sempre desiderato. Anche le cose più semplici. Le strade di Olusosun, il quartiere a nord di Lagos dove è cresciuto, sono scolpite dentro di lui che ha imparato da bambino il significato si quella frase: no pain, no gain. Nessun dolore, nessun guadagno.