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La morte di Gina Lollobrigida

Andrea Piazzolla: “Da Gina Lollobrigida regali e un bonifico per un totale di 600 mila euro”

Andrea Piazzolla, ex factotum di Gina Lollobrigida, ammette di avere ricevuto dall’attrice regali molto costosi: “Una Ferrari, una Ducati, una Ford e un bonifico ai miei genitori”.
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A cura di Stefania Rocco
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La morte di Gina Lollobrigida

Regali per un ammontare totale di circa 600 mila euro. È quando ammette di avere ricevuto Andrea Piazzolla che, in un’intervista rilasciata al settimanale Gente, elenca i doni generosi ricevuti dalla diva. L’ex factotum dell’attrice respinge da sempre le accuse di avere approfittato del rapporto con Gina Lollobrigida che, prima della morte avvenuta il 16 gennaio scorso, aveva dichiarato a più riprese di essergli legata come a un figlio. Non ha mai nascosto, però, di avere beneficiato di quel legame anche sotto il profilo economico.

Piazzolla: “Lollobrigida mi ha regalato auto, moto e un bonifico”

Gina ha voluto farmi dei regali e li ha fatti, è vero. Parliamo di una Ferrari, una moto Ducati e una Ford”, racconta l’ex assistente della diva, finito a processo per circonvenzione di incapace dopo la denuncia presentata da Milko Skofic, figlio dell’attrice. “La Ferrari e la Ford le ho rivendute, rispettivamente, vado a memoria, per 225 mila e 90 mila euro. In più c'è stato un bonifico dal conto di Gina a favore dei miei genitori, di 271 mila euro, per estinguere il mutuo della casa. In totale parliamo di circa seicentomila euro”, ha quantificato Andrea. “In due parole: sangue freddo. Non ho mai visto da parte sua una manifestazione di amore e dolcezza nei confronti della sua mamma”, ha invece asserito a proposito di Skofic che lo accusa di avere sfruttato il patrimonio della madre.

Minacce e intimidazioni, il racconto di Andrea Piazzolla

Per la prima volta, Piazzolla racconta di avere ricevuto minacce e intimidazioni negli anni della convivenza con Gina. Il primo episodio risalirebbe alla primavera del 2017: “Ero appena tornato a casa, alla villa, ero al telefono e subito mi accorsi che uno dei cancelli non era chiuso come lo avevo lasciato. Sono sceso dalla macchina che era ancora accesa. Ho visto una persona a una quarantina di metri, una fiammata, e sentito tre colpi. Erano a salve, perché la macchina era intonsa e nemmeno io sono stato colpito: l’ho capito così”. A quella vicenda sarebbero seguite alcune telefonate intimidatorie:

Il giorno dopo mio padre ha ricevuto una telefonata anonima di minacce rivolte a me. E ha denunciato. Sono anche risaliti all’autore delle telefonate, un algerino che vive a Napoli. Ma nessuno gli hai mai chiesto chi gli avesse detto di fare quelle telefonate. Sono anche capitati altri fatti sinistri: alcuni luoghi che frequentavo, come un autolavaggio, erano tappezzati di mie foto. E anche strani piccoli tagli alle gomme dell’auto, scoperti durante una revisione. Poi, a un certo punto, dopo la denuncia è finito tutto.

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