Vincenzo Schettini: “Sono un prof che non nasconde le debolezze, così mi sento più autorevole”

Vincenzo Schettini, il prof di fisica dei social, si racconta in un’intervista a Fanpage.it nei giorni del suo debutto in Tv con La fisica dell’amore. Dal rapporto con gli studenti a quello con i colleghi, Schettini traccia il profilo del docente del futuro: “La scuola non sarà più chiusa in quattro mura, voglio essere per i miei studenti un’ispirazione”.
A cura di Andrea Parrella
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Da alcuni anni, ormai, è uno dei volti più riconoscibili dei social e in pochi non hanno visto almeno una volta la faccia di Vincenzo Schettini attraverso il proprio smartphone. Il docente, diventato una celebrità del web grazie al suo progetto La fisica che ci piace, lascia il segno con le sue indiscutibili doti comunicative e a quel corto circuito generato dall'incontro tra il suo eccentrico modo di porsi e il rigore che si assocerebbe generalmente a un insegnante scolastico. Adesso è arrivato anche il momento della televisione. Con La Fisica dell'amore, Schettini arriva in seconda serata su Rai2 (in onda al martedì e mercoledì sera), proponendo un programma di carattere divulgativo che prova a trasporre il suo stile comunicativo in una nuova chiave, istituzionale per quanto leggera. Un'esperienza che ci ha raccontato in questa intervista.

Il tuo progetto ha avuto un enorme seguito sui social negli ultimi anni e adesso arriva in televisione con “La fisica dell’amore”. Non temi che qualcuno possa vederci una sorta di tradimento rispetto alle origini?

Quello che sto vivendo in realtà non è un passaggio alla Tv, ma una continuazione del progetto. Io credo che una delle cose più importanti da comunicare ai giovani è che la comunicazione sia la vera sfida del futuro. Non smetto di fare il mio mestiere, è come se stessi dando il La a una nuova via di fare scuola e nell'era del digitale questa cosa è essenziale. Il sapere non è chiuso in quattro mura, ma sbarca in rete, in Tv, e ci insegna che dobbiamo continuare a imparare. Questo percorso lo vedo come un completamento.

Con un clic oggi possiamo sapere tutto e quindi di fatto non sappiamo nulla. Il tuo progetto prova in qualche modo a dare una risposta a questa contraddizione?

Si impara attraverso un metodo, noi apprendiamo utilizzando concentrazione, ripetizione e memoria, alla quale diamo sempre meno valore. Se i grandi pensatori e filosofi avessero la possibilità di arrivare nel nostro periodo storico direbbero "peccato, avete un mezzo straordinario che state utilizzando malissimo". Anche questo vorrei trasmettere ai giovani.

Le tue pillole potrebbero essere confuse con la conoscenza, ingannare le persone che ti seguono a credere che guardando i tuoi video, poi, sappiano di fisica. È un rischio di cui sei consapevole?

Io stesso attraverso la mia offerta didattica ho come offerto ai ragazzi una scorciatoia alle lezioni che loro trovavano "noiose". Va anche detto che io sono nato in Youtube e chi studia con me lì sa che le mie lezioni non durano un minuto, ma un'ora. Diverso il discorso per i social, dove offro dei contenuti "finestra" sul mondo della fisica che hanno affascinato tutto il resto delle persone. Non bisogna mai confondere la ricerca del sapere con la velocità. Stimolo sempre i miei colleghi a lavorare sul metodo, perché oggi con la nozione stiamo soffocando i ragazzi e limitando le loro possibilità di imparare.

La tua fama è indiscutibile e sicuramente avrà comportato una sorta di rivoluzione nella tua vita. Che idea hanno i tuoi colleghi docenti di quello che fai?

In generale io ricevo amore dai colleghi. Poi ovviamente, nella statistica generale dei grandi numeri, ci saranno sempre persone che mi invidieranno, odieranno, che vorrebbero io sparissi all'improvviso perché mi vedono come un alieno, una persona che sta un po' scoperchiando un vaso di Pandora. Perché un metodo ultratradizionale in una scuola non può più funzionare. Noi dobbiamo portare dentro la scuola la nostra umanità.

Molti dei tuoi contenuti sono realizzati in classe, in presenza di studentesse e studenti, che sono parte integrante del tuo racconto. Come concili il tuo essere docente con questa popolarità?

L'elemento dei ragazzi l'ho portato anche nel programma perché sono mia ispirazione e lo sono anche a scuola. Io non ho smesso di insegnare, sono tutt'ora insegnante part time a scuola e il rapporto coi ragazzi mi stimola continuamente, mi fa comprendere come cambiare direzione come insegnante. Il mio contatto con loro non può fermarsi, anche se magari io nel tempo mi evolverò: sogno di insegnare in università, in conservatorio in quanto musicista, violinista e direttore di coro.

In televisione vedremo l'insegnante, oppure un personaggio dello spettacolo?

Sono partito dalla scuola e in Tv porto l'insegnante, non c'è Vincenzo Schettini che si improvvisa presentatore, mi sento semplicemente un apripista, una persona che si prende il bene e il male di questa visibilità. Però io vedo in questa forma l'insegnante del futuro, io non vedo più una scuola chiusa, non è possibile, gli insegnanti del futuro saranno persone un po' presenti in classe, un po' in viaggio, andranno a formarsi per portare a scuola quel know how accumulato. Spero gli studenti prendano da me tutto quello che possono e vedano un professore che fa esperienze diverse e le condivide con loro, come scrivere un libro che entra nelle case delle altre persone. Io penso che alla fine quel professore ispiri. Condivisione, esperienza, incrocio, così vedo la scuola del futuro.

Più che la fisica in sé sembri voler trasmettere un modo più consapevole di concepire il sapere. Ti senti anche un modello per i tuoi colleghi?

L'approccio alla fisica che io offro può aprire la mente di chi mi ascolta. La fisica di per sé è una sfida, si fa di formule, unità di misura, esistono livelli di complessità varii. Ma la meraviglia della scienza è un'altra cosa: io sto facendo impriciare le persone che mi seguono.

Traducici impiaciare.

È una parola pugliese, con pricio intendiamo l'entusiasmo ed è quello che voglio arrivi alla gente. Poi che quel giovane diventi fisico, fisioterapista o cantante, diventerà una persona ispirata dal gesto di un docente.

Il tuo rapporto con i capelli e l’estetica in generale suggeriscono che non nascondi la vanità, quella buona dose di narcisismo. Ne vai fiero?

Il narcisismo è una parte di me. Consiglio a tutti di esserlo un po', di amarsi. Ci dobbiamo voler bene. Il narcisismo è quello che ci porta ad avere fiducia in noi stessi, perché una caratteristica dell'essere umano è perdere la fiducia in sé. Piacersi spinge ad andare avanti, a confrontarsi coi limiti, al contrario quando abbiamo paura tendiamo ad ascoltare molto di più le voci degli altri.

La popolarità comporta inevitabilmente un po’ di attenzione. Non temi gli effetti dell’invasione nel tuo privato?

C'è il famoso prezzo da pagare quando arriva la notorietà. Ma questa non è una cosa brutta, perché gli studenti vedono sempre nei docenti persone senza una vita, invece una vita l'abbiamo tutti. Quindi anche il mostrare la mia vulnerabilità, i miei sentimenti, è bello. Ribaltare questo paradigma accresce anche l'autorevolezza, che contempla l'essere seri ma anche rilassati, autoironici, il mostrare le proprie debolezze. Tra l'altro molti pensano di me sia un professore leggero, che sorride sempre, ma non c'è nulla di più sbagliato. Quando c'è qualcosa che non va e non mi piace, lo faccio notare.

Il professore è abitualmente la persona a cui speri di poter dire ciò che sei diventato/a nonostante qualche scoraggiamento. Cosa speri di trovare nei tuoi studenti tra 20 anni?

Spero tra vent'anni di trovare in questi studenti persone che hanno vissuto più la mia parte online e comunicativa, di trovare persone che sono riuscite a lavorare grazie al fatto di aver sviluppato il proprio livello di comunicazione, il parlare davanti alla gente, mostrare la propria cultura, far nascere start up. Questo vorrei sentirmi raccontare: prof, ho lavorato su me stesso e sono capace di rapportarmi agli altri.

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