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Vincenzo Ferrera: “Mare Fuori dà alla testa, i ragazzi devono scegliere se essere attori o influencer”

Vincenzo Ferrera è Beppe Romano nella serie di successo Mare Fuori. su Fanpage.it, apre a una riflessione sugli effetti collaterali della fama: “Quando chiedo ai ragazzi cosa hanno fatto nel corso dell’anno e magari mi rispondono con qualche campagna pubblicitaria, incalzo con “Ma l’attore quando lo fai?”. Devono decidere se diventare attori o influencer”.
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A cura di Ilaria Costabile
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Vincenzo Ferrara, nonostante una lunga carriera divisa tra teatro e televisione, è ormai più che conosciuto per il ruolo di Beppe Romano, l'educatore buono e comprensivo di Mare Fuori, che da febbraio 2024 arriverà in tv con la quarta stagione. La serie è diventata un fenomeno che ha superato anche i confini dell'Italia e non sembra destinato a fermarsi, almeno per ora. Con l'attore palermitano abbiamo parlato di questo successo incredibile, delle conseguenze che ha avuto in primis su di lui e poi sul resto del cast che lo affianca in questo progetto, ma se c'è una cosa che in tanti anni non ha mai smesso di fare e che spera i giovani attori non trascurino è una sola: studiare.

Sei reduce dalla Festa del Cinema di Roma, dove sono stati presentati i primi due episodi di Mare Fuori 4. La serie è ormai diventata un fenomeno. C'è una certa ansia da prestazione nei confronti della riuscita del prodotto?

Certo, ma è un'ansia da prestazione che compete più ai produttori, per quanto mi riguarda non ne ho, il personaggio di Beppe Romano funziona bene. Il successo di Mare Fuori è stato deflagrante, come se il pubblico ne volesse sempre di più e, infatti, la produzione sta già firmando per Mare Fuori 5 e 6. Come in tutte le fiction si assiste ad una parabola narrativa: si arriva al culmine del successo e poi c'è una discesa fisiologica. Di sicuro, bisognerà trovare nuove storie da raccontare e non sarà semplice, anche perché molti ragazzi a cui gli spettatori si erano affezionati sono andati via e non è scontato che si leghino ai nuovi che arriveranno.

C'è la tendenza a spolpare un prodotto di successo, rischiando di arrivare al punto in cui non c'è più nulla da raccontare. Sei d'accordo?

È così, se pensiamo che avevano intenzione di fare anche un film su Mare Fuori! Faranno il musical, diretto da Alessandro Siani, ma la maggior parte degli attori della serie a cui è stato proposto non hanno accettato, solo quattro persone hanno detto sì. Ad esempio, ci sarà Maria Esposito. Ma lo capisco, ha 19 anni e tutta la voglia di fare un po' di esperienza a teatro. D'altra parte lei è un valore perché porterà il marchio Rosa Ricci nello spettacolo. Ad ogni modo, credo sia il mood del momento quello di inseguire il successo della serie, che in questo caso assicura un sold out facile anche a teatro, nonostante il cast sia diverso.

Soprattutto dalla terza stagione della serie avete dovuto fare i conti con gli spoiler, ne sono usciti vari anche dei primi due episodi. Come si argina un fenomeno di questo tipo? 

Nell’epoca dei social è tutto uno spoiler, l'anteprima a Roma ha contribuito perché ormai tutti sanno quello che è successo. Poi, si sa, i ragazzi sono ossessionati dagli spoiler.

I social sono pieni di clip che ritagliano i momenti più significativi di ogni puntata, c'è questa tendenza a segmentare la serie. Come ti rapporti a questa cosa?

Ti farò un esempio, calzante. Mi sono trovato a chiacchierare con una ragazza e quello che ci siamo detti mi ha sconvolto. Mi disse di conoscere la serie e il mio personaggio, ma precisò di non averla mai vista. Le chiesi, quindi, come facesse a conoscere Mare Fuori e mi spiegò di aver visto le scene su TikTok. Non lo avevo capito. La gran parte dei ragazzi, e credo siano tantissimi, non hanno più la pazienza di seguire una serie dall'inizio alla fine, sui social trovano le scene principali e vedono gli highlights, come nel calcio. Si annoiano presto, Instagram e TikTok sono l’emblema della loro noia, già  Facebook è destinato a morire, perché non hanno tempo da perdere con l’opinione altrui. È proprio cambiata una generazione.

Un notissimo saggio di Karl Popper si chiama "Cattiva maestra televisione", a questo proposito, visto che la televisione la guardano in pochi, credi che non abbia più senso parlare della missione educativa della tv?

Volendo fare un discorso più generale, sì, credo si sia persa questa concezione. Il miracolo di Mare Fuori è stato quello di avvicinare, per la prima volta, genitori e figli. Seduti, insieme, a vedere gli episodi della serie, gli adulti hanno potuto far capire ai ragazzi che commettere certe azioni potrebbe avere delle conseguenze. Da questo punto di vista, quindi, un aspetto educativo l'ha avuto, ma facendo un passo indietro non mi sembra che le cose vadano per il meglio. Sembra un discorso da vecchi, ma per certi versi, ormai, credo sia così.

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Dopo una carriera divisa tra teatro, cinema, televisione, sei arrivato all'apice del successo con una serie teen. Vorresti aver avuto il medesimo successo all'età di uno dei giovani attori che lavorano con te?

No, potrei avere un po’ di invidia, ma mi tengo stretto il mio percorso. Alla loro età ho faticato tanto e ne sono contento perché poi ho sempre fatto teatro di qualità, lavorando con grandi maestri. Arrivare a 50 anni con un successo come Mare Fuori mi permette di viverlo in maniera più disincantata, perché so che potrebbe finire da un momento all'altro e ho gli strumenti per stare tranquillo. Per i ragazzi del cast è diverso, hanno una bomba atomica tra le mani e faranno più fatica, ci sarà una selezione naturale tra di loro.

Cosa intendi per selezione naturale?

Pochi di loro continueranno ad essere attori desiderati dalla tv, altri arrancheranno, altri ancora si ritireranno. Sarà in quel momento che faremo i conti con chi non ha gli strumenti per sopportare il fatto che il telefono non squilli più. Si chiederanno "ma come è possibile, sono così famoso, ho fatto Mare Fuori e non mi chiamano?". A vent'anni è complicato, per questo devi avere le spalle protette dai genitori oppure studiare.

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Credi che siano pochi i giovani attori di oggi che studiano con costanza?

Con un successo come quello ottenuto con Mare Fuori, è facile che gli parta la testa. È comprensibile, perché hanno un riscontro dal pubblico così caloroso che sono portati a pensare di non dover studiare. Magari decidono di fare pubblicità a brand famosi piuttosto che fare laboratori teatrali o frequentare scuole per continuare a studiare, ad allenarsi. Sul set ci prendiamo in giro, arrivo e dico "Cosa avete fatto quest'anno?" e loro magari mi rispondono che hanno fatto qualche campagna pubblicitaria e io "Ma l'attore quando lo fai?". Bisogna decidere se diventare attori o influencer.

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