Massimo Scaglioni: “Prima serata breve? Delude lo spettatore. Access lungo arricchisce la Tv ma è un rischio enorme”

La televisione italiana sta vivendo una fase di profondo cambiamento, lo sottolinea in questa intervista a Fanpage Massimo Scaglioni, direttore del Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi. Un cambiamento che si è materializzato soprattutto nell'anno in corso, dove la programmazione delle ammiraglie si è trasformata, dando vita a un "access prime time" più lungo e strutturato. Quella che sembrava una semplice "mossa" commerciale, infatti, si sta rivelando come un vero e proprio spostamento dei confini della programmazione, dove la prima serata è stata progressivamente sacrificata a favore di un allungamento dei programmi pre-serata.
Questa è una stagione anomala che potrebbe anche essere segno di un cambio radicale della Tv.
C'è stata una trasformazione molto forte sostanzialmente dall'estate scorsa, con la mossa di Mediaset che ha fatto partire La Ruota della Fortuna durante l'estate e ha cambiato la natura dell'access prime time. È iniziata con un formato di circa 50 minuti e poi nella fase piena della stagione, quella di garanzia al via in autunno, è arrivata ad aggiungere al formato 10, 15, talvolta anche 20 minuti, per arrivare a toccare i 70 minuti.
Con l'anteprima del Tg5 e i break pubblicitari si arriva alla soglia delle 22, cosa che ha sollevato grandi polemiche.
Questa è stata proprio stata la novità perché Striscia La Notizia non superava mai i 40 minuti, dava la linea al prime time 20 minuti prima e questo ovviamente ha avuto una ripercussione inevitabile su Rai1 che ha allungato leggermente la durata rispetto all'anno scorso, con oltre 50 minuti medi di durata cui vanno sommati i 5 minuti di Vespa.
Una manovra che ha deformato la fascia dell'Access Prime Time.
Esatto, una fascia che era nata alla fine degli anni Ottanta proprio con Striscia La Notizia, che però all'epoca andava in onda in formato breve, da dieci minuti, per poi allungarsi progressivamente. L'Access Prime Time, lo dice la parola, era un punto d'accesso e quindi di traino per il la prima serata.
Con la trasformazione introdotta in questa stagione non è più così.
Il traino non avviene più, ma accade qualcosa di diverso, cioè una fortissima concentrazione di pubblico sulle due ammiraglie nella fascia dell'Access Prime Time e poi, di fatto, dopo la conclusione dei due programmi si verifica un fenomeno di frammentazione. Prendiamo l'esempio di domenica scorsa, il 3 maggio, con l'ascolto della Ruota che nel finale arriva a un picco che supera i 5 milioni e poi con la soap turca in prima serata si dimezza, crollando a 2 milioni e mezzo circa.
Per le reti questa struttura è vantaggiosa?
Sul piano strettamente commerciale ha portato senz'altro a un vantaggio, soprattutto a Mediaset. I dati degli ultimi anni descrivono una situazione un po' anomala, dimostrando che la televisione italiana continua a essere sostanzialmente resiliente, non perde grandi ascolti. Il calo c'è ma evidenzia un trend fisiologico ed è molto limitato rispetto a quanto sta accadendo in altri paesi. Anzi, nella fascia dell'access la televisione italiana cresce proprio grazie a questi due programmi. Si tratta di una specie di miracolo. Quindi su un piano strettamente commerciale i broadcaster hanno un vantaggio.
Insomma, si avvera la frase che De Martino e Scotti si ripetono da tempo: con quasi 10 milioni di persone davanti alla Tv vincono tutti.
Esatto, stiamo parlando della capacità di raccogliere davanti alla Tv circa il 50% della platea, che in quel momento è composta da circa 20 milioni di spettatori.
Sono tante persone a guardare la Tv in quel momento, ma qual è la qualità del pubblico di Affari Tuoi e Ruota della Fortuna?
Molto trasversale, va da pubblici più tradizionalmente fruitori della televisione, dai 55 agli oltre 65 anni, ma anche spettatori più giovani. Determina, in sostanza, anche un momento di visione che include un po' tutti, cosa non comune alle altre fasce della giornata. Non a caso si conclude questo momento e c'è una dispersione immediata di pubblico.
Questa dispersione si può collegare alla qualità dell'offerta di prima serata?
È chiaramente il segno di un momento di difficoltà della televisione su questa fascia, legato anche all'offerta così larga e concorrenziale in prima serata nell'universo digitale. Questo succede perché su un piano commerciale il mondo dei social media e delle piattaforme intercetta meglio target definiti come le donne da 25 a 34 anni, gli uomini fra 45 e 54 anni. Al contrario l' Access Prime Time è come se facesse quello che faceva la televisione negli anni Novanta e continua a farlo perfettamente: programmi che raggiungono quasi 5 milioni di spettatori sono davvero una rarità. Per la Tv commerciale è la gallina dalle uova d'oro.
Tuttavia non mancano le controindicazioni.
Io sottolineerei due aspetti problematici. Prima di tutto che questo va molto a discapito delle altre reti minori degli stessi editori, perché è ovvio che Rai2, Rai3, Rete4 e Italia1 possano uscire penalizzate da questa centralizzazione dell'attenzione. E poi c'è un'altra questione legata alla funzione di un buon palinsesto, il passaggio fluido fra un prodotto e l'altro. Se finiti Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna il pubblico si perde completamente, sul lungo periodo questo rischia di produrre danni permanenti sulla prima serata. È una dinamica che mette le persone che hanno in casa le smart TV nella condizione di poter scegliere e queste, scoraggiate dal fatto che un programma di prima serata possa finire anche all'una di notte, possono spostarsi sulle offerte complementari delle piattaforme, come d'altronde sta succedendo.
E poi c'è un tema culturale e sociale, un ruolo della televisione che così rischia di essere svilito.
Sì, la televisione è sempre stata, sin dalle origini, una sorta di meridiana condivisa, ha una qualche responsabilità sociale. All'epoca della televisione delle origini chi costruiva i palinsesti lo faceva per adattarsi a quelli che che erano i ritmi della vita sociale, mentre oggi li condiziona. È chiaro che non si tornerà mai a quella situazione, però il senso della responsabilità della televisione in un prime time che possa essere condiviso credo resti e, a mio parere, un po' si perde in questa in questa nuova situazione.
C'è anche un altro aspetto, si dà per scontato che il successo di questi due programmi sia eterno, ma non è così.
Esatto, adesso funzionano molto bene, però poi ci sono anche fenomeni di usura. Dovesse venire meno quel meccanismo, a quel punto il rischio sarà essersi un po' giocati la prima serata. È chiaro che nel momento in cui hai delle prime serate deboli, non puoi che andare avanti ad allungare questo access.
Perché secondo te la proposta di prima serata fa così tanta fatica?
Credo in primis che l'attitudine all'innovazione dei prodotti della prima serata si sia fermata, è una questione di idee e di pensiero. Poi, secondo me, c'entrano soprattutto i budget e il peso degli investimenti. Anche per andare a prendere format dall'estero devi avere visione e soldi. Invece siamo non mi ricordo più a quale edizione del Grande Fratello, o all'immissione di prodotti di importazione seriale che una volta arrivavano dalla Spagna e oggi dalla Turchia.
E d'altronde il sistema sembra stia correndo ai ripari, è di questi giorni la mossa di Rai1 e Canale 5 di proporre una prima serata light con un solo episodio di fiction e chiusura alle 23. Può funzionare?
A me sembra un tentativo che appunto mette una una pezza, ma è del tutto inattuale. Un conto sono le piattaforme che ovviamente hanno una loro logica, che di recente sono tornate a cadenzare gli appuntamenti abbandonando la strategia della spinta al binge watching, altra cosa è il palinsesto delle reti generaliste. Il rischio grosso è che questa strategia lasci un po' deluso lo spettatore che si aspetta una prima serata almeno da doppio episodio per una fiction.
L'alternativa, in virtù di una prima serata breve, potrebbe essere quella del ritorno alla seconda serata.
Concretamente ti direi che sarebbe una bella soluzione, ma molto irrealistica per diverse ragioni. La Tv delle produzioni originali, quelle più adatte alla seconda serata, è molto dispendiosa. Su un piano strettamente commerciale dovrebbero coprirti un periodo lungo e non so quanto questo sia sostenibile. Oltre al fatto che, anche qui, c'è un tema di visione, se non riusciamo nemmeno a pensare a cosa possa essere una prima serata, figuriamoci se riusciamo a pensare cosa possa essere una seconda serata. Sono nati casi qui e là negli ultimi 40 anni grazie al fatto che ci fossero grandi personaggi della televisione, da Arbore in poi. Oggi non ne vedo così tanti. A parte una sperimentazione di Fiorello, non mi pare molto realistica.
Quindi quale sarebbe la soluzione per risolvere questa tendenza all'infinito access prime time?
Secondo me bisognerebbe arrivare a una specie di disarmo bilaterale, una riduzione almeno parziale dell'access prime time per riportare una prima serata ad iniziare non più tardi delle 21:30, affinché stia nella mezzanotte. Credo che in parte ci si arriverà, anche per le polemiche che stanno arrivando in queste settimane, da pubblico e produzioni.
Sull'inconsistenza della prima serata si può ragionare anche della fiction, il cui impatto si è forse ridotto dopo un'era d'oro.
In realtà devo dire che la fiction Rai è un'isola in cui la qualità editoriale e la capacità di raggiungere pubblici di buon livello si uniscono. È una corazzata, con un'impostazione data fondamentalmente all'inizio degli anni 2000 e sempre coltivata, in qualche modo anche innovata. Forse non si sono più generati fenomeni straordinari come Montalbano, però va anche detto che la fiction riflette molto il cambio di abitudini delle persone, perché si è ampliato tanto il consumo su piattaforma. Quello che noi vediamo magari perdersi in parte sulla programmazione lineare in Tv lo andiamo a recuperare spesso sull'on demand. Non è infrequente che i titoli di fiction nel giro di una o due settimane raggiungano anche 500-600 mila visualizzazioni.
Quindi la fiction continua a funzionare?
Sia per RaiPlay che per Mediaset Infinty, l'esempio dei Cesaroni è emblematico, hanno provato un po' a ritornare a quel genere però funziona molto bene. Poi c'è il caso di scuola Mare Fuori, che ha generato anche una strategia distributiva innovativa. Quest'anno l'ultima stagione magari ha funzionato meno bene sul lineare, però ha funzionato comunque molto bene sull'on demand.
D'altronde sui numeri dell'on demand c'è sempre un problema di narrazione, il luogo comune è che quando si rivendicano quelli su piattaforma lo si fa per evitare di dire che in Tv non sia andata bene.
Sì, secondo me è un effetto distorsivo legato al fatto che negli anni l'analisi di quel dato, soprattutto attraverso la comunicazione istituzionale delle reti, sia stata spesso legata al far tornare i conti un po' come come si voleva. Però, in realtà, qui c'è un fenomeno che invece è importante ed è nuovo, c'è bisogno di un cambio culturale nel modo in cui si raccontano e recepiscono queste cose.
Oltre alla fiction, quali sono i programmi più affini al recupero su piattaforma?
Uomini e donne a me impressiona sempre, ha un dato di ascolto incrementale che avviene magari la sera o il giorno dopo molto alto. Sorprende anche Belve, che è un caso ancora diverso perché non è tanto il prodotto intero ad essere recuperato. Trattandosi di un prodotto frammentabile, le singole interviste che funzionano bene nella piattaforma di RaiPlay.
Per chiudere, vedi in prospettiva l'ipotesi che la seconda serata possa essere lo spazio per podcast e linguaggi meno televisivi?
Sinceramente non ci credo moltissimo. Trovo ci siano linguaggi che secondo me funzionano su piattaforme come YouTube, dove stanno funzionando anche formati più lunghi, ma per un broadcaster temo che non regga. D'altronde la conversione dai numeri social in televisivi ha quasi sempre fallito, non ci sono grandi casi di continuità dall'uno all'altro mondo.