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Se la prima serata in TV sta morendo, resuscitiamo la seconda

Da Arbore a Mai Dire Gol, passando per Le Iene e il primo Zelig, la seconda serata è sempre stata uno spazio di libertà e creatività. Negli ultimi anni il mercato pubblicitario l’aveva oscurata quesi del tutto, ma oggi che la prima serata ha smesso di essere lo spazio più prezioso, si apre la possibilità di un ritorno al passato che per la Tv potrebbe essere salvifico.
A cura di Andrea Parrella
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Quello della prima serata maltrattata è l'argomento più scottante di questa stagione televisiva. Se i palinsesti faticano a destare entusiasmo nel pubblico, riescono almeno nell'impresa di sollevare indignazione. La centralità dell'access prime time di Affari Tuoi e Ruota della Fortuna ha deformato la proposta televisiva, spostando l'interesse del pubblico su quello che accade prima delle 22 e togliendo forza a quello che una volta si definiva prime time e che oggi sembra solo un'appendice. Prima serata? Prima nottata semmai.

Ma in queste ore accade qualcosa di determinante, con Rai1 e Canale 5 che scelgono di sperimentare un nuovo formato di prima serata restringendo lo spazio della fiction a un singolo episodio. È successo con Roberta Valente – Notaio in Sorrento, accadrà questa sera con I Cesaroni. Solo una puntata, inizio alle 22 e chiusura intorno alle 23, per capire l'effetto che fa. Un tentativo che ha portato, per il momento, risultati positivi a Rai1 in termini di ascolti e che, soprattutto, apre una potenziale autostrada su uno scenario inimmaginabile fino a qualche mese fa: il ritorno alla seconda serata.

Storicamente luogo di sperimentazione, la seconda serata è stata per anni architrave di una televisione "laterale", che viveva in funzione dell'essere libera da formalismi, con un linguaggio che approfittava espressamente di questa maggiore libertà. Arbore con Quelli della Notte e Indietro Tutta, le prime stagioni di Mai Dire Gol, quelle di Zelig, Luttazzi sia in Rai che a Mediaset, Le Iene nella storica versione con Ventura, Volo e Pellizzari, Libero con Mammucari, l'immancabile Maurizio Costanzo Show, ma anche Target e Parla con me, solo per citarne alcuni. Nel perimetro della seconda serata la televisione ha concepito titoli indimenticabili, che contribuirono anche a risolverla da un certo immobilismo, garantendo a generazioni più giovani di continuare a trovare nel mezzo elementi in cui riconoscersi.

E se questa chiusura anticipata della prima serata alle 23 riaprisse ad un ritorno della seconda? Per anni si è parlato dell'impossibilità di averne una proprio perché qualsiasi proposta restava schiacciata da un interminabile prime time. A patire gli effetti di questo meccanismo di recente sono stati Cattelan e lo stesso De Martino, che con Stasera C'è Cattelan e Bar Stella si sono andati a scontrare contro geometrie inamovibili, determinate da un mercato che rendeva la seconda serata antieconomica. Ma ora che il mercato sembra condurci a un declassamento della prima serata anche per le principali generaliste Rai1 e Canale 5, anche in virtù di una palese scarsità di appeal dei contenuti di prima serata, la televisione ha la possibilità di dare una nuova centralità a un terreno in cui coltivare nuovi volti e idee. Paradossalmente la televisione può salvarsi dall'irrilevanza tornando a essere qualcosa di simile a com'era una volta, a raccontare la realtà con sguardo laterale, eludere le convenzioni.

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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