
Il tema più gettonato della stagione televisiva è la protesta per la tarda partenza della prima serata. Un access prime time che con Affari Tuoi e La Ruota della Fortuna, in grado di sommare quasi 10 milioni di telespettatori per sera, ormai ha fagocitato quella fascia che una volta era la più attesa. Il prime time è sempre più una succursale nella gerarchia dei blocchi televisivi.
Questa cosa sembra risvegliare il pubblico televisivo, suscita indignazione, si urla legittimamente a una mancanza di rispetto nei confronti degli spettatori che vorrebbero potersi dedicare ai propri programmi del cuore senza rischiare di cadere in un lungo sonno all'improvviso, per poi risvegliarsi direttamente al mattino dopo. È salita sugli scudi Luciana Littezzetto, lo ha sottolineato anche Claudio Amendola giorni fa a Non è la Tv, a dimostrazione di un tema sentitissimo.
Ma quali sono questi sontuosi programmi di prima serata che ci staremmo perdendo? Perché un punto cruciale della tettonica a placche nei palinsesti che sta spostando l'access sempre più in prima serata, ha anche a che fare con la qualità della prima serata stessa. Nell'unico giorno della settimana in cui Scotti e De Martino si contengono e chiudono i battenti entro le 21.20, il pubblico si ritrova davanti allo scontro tra Amici, un talent con oltre 20 anni d'età giunto a un'evidente crisi di contenuto, e Canzonissima, con Milly Carlucci che ha ripescato un titolo storico un tempo più rilevante di Sanremo, oggi si è ridotto ad essere l'ombra di ciò che era una volta.
E poi Grande Fratello Vip, lo show di Pio e Amedeo, Dalla Strada al Palco trasformatosi in un prodotto maledettamente simile a Tu Sì Que Vales, solo per citarne alcuni che caratterizzano questi primi mesi del 2026 di Rai1 e Canale 5. Se si esclude la fiction, che comunque pare avere oltrepassato i fasti della sua stagione d'oro, è molto difficile riuscire a trovare proposte sufficientemente originali che potrebbero spingere Rai e Mediaset a deformare l'attuale palinsesto televisivo in favore di una prima serata che parta in anticipo.
E questo per un motivo scontato: investire sull'access prime time rende di più, genera introiti maggiori, è una certezza quotidiana confermata ogni giorno dal pubblico nella quale si intravede un investimento certo per gli inserzionisti. Mancano i guizzi creativi di chi la televisione la pensa e la fa, ma manca soprattutto la volontà di investire sulle novità, perché la propensione delle principali emittenti televisive è profondamente conservativa. Non basta quindi contestare a De Filippi, Carlucci, Conti o chi per loro di non sapersi rinnovare, va tenuta in considerazione la totale indisponibilità alla sperimentazione di chi la televisione la decide.
Spiace dirlo, ma quest'anno la televisione generalista è persa in un circolo vizioso che svela la sua anima senza pietà: è tutto ciò che sta intorno alla pubblicità. "Lo scopri solo adesso?", chiederà qualcuno accusandomi di ingenuità. Forse è vero, ma mai le ragioni commerciali avevano portato a un'omologazione della proposta quotidiana così drastica, dovuta anche all'assenza di novità che scomodi la sola ragione per la quale la televisione tradizionale esiste: l'evento.