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Paolo Calabresi: “A un finto provino presi a schiaffi Fabrizio Corona”

L’attore si è raccontato in un’intervista, ripercorrendo un momento di estrema difficoltò della sua vita in cui il dolore si trasformò in estro creativo, portando a situazioni assurde, come quella del finto provino organizzato per Fabrizio Corona: “Gli feci una faccia così, ma non ne vado fiero”
A cura di Andrea Parrella
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Paolo Calabresi è un volto noto del cinema e della fiction italiana. Una carriera lunghissima la sua, che si è sviluppata senza seguire una traiettoria tradizionale. In un'intervista a Il Messaggero l'attore, che presto tornerà a teatro, ha raccontato una delle fasi più intense della sua vita, quella in cui il dolore personale si è trasformato in una forma estrema di creatività. Alla base di tutto, una frattura netta: la perdita dei genitori, a distanza di pochi giorni, seguita poco dopo da quella di Giorgio Strehler, il maestro che gli aveva insegnato il mestiere.

La scomparsa dei genitori: "Morirono a dieci giorni di distanza"

“Nel 1997 i miei genitori morirono a dieci giorni di distanza. Mio padre nel sonno, mia madre per un tumore. Tre mesi dopo se ne andò Strehler”, racconta. Un triplo colpo che, invece di esplodere, si è congelato: “Per due anni feci finta di niente. Zero lacrime. Mi anestetizzai”.

È proprio da quella sospensione emotiva che nasce la fase più folle della sua carriera: i travestimenti, le incursioni, le identità inventate. Una libertà improvvisa, quasi incontrollata, che Calabresi descrive come una rinascita: “Mi sentivo libero, avevo ritrovato l’entusiasmo perso”. Ma anche una deriva: “Quei travestimenti diventarono una dipendenza”.

Le imitazioni e il finto provino con gli schiaffi a Corona

Il cuore della sua comicità, in quegli anni, è tutto lì: nella trasformazione totale e la tensione costante di essere scoperto. “Bastava un errore e sarebbe finito tutto. Quella tensione era una forma di doping”, ammette.cCalabresi si muove tra istituzioni, politici, star, costruendo situazioni al limite della realtà. Alcuni sketch spariscono per sempre per motivi legali, altri diventano racconti quasi mitologici, come quello in cui si finse Nicholas Cage o Marylin Manson: “Di solito sfidavo sistemi grandi. Quando colpisci una persona sola è diverso”, dice ripensando ad alcuni episodi. Il confine tra satira e invasione diventa più sottile, e Calabresi ne prende consapevolezza solo dopo. Tra gli episodi più surreali, anche quello che coinvolge Fabrizio Corona. Calabresi si presenta come regista inglese di un film di James Bond e lo sottopone a un provino fuori dagli schemi: “Lo presi a schiaffi. Gli feci una faccia così”. Per poi aggiungere: "Non ne sono fiero".

Un gesto che oggi racconta con distanza critica: “Non ne sono fiero”. Un passaggio che segna anche il limite di quel tipo di comicità, capace di spingersi oltre pur di reggere il gioco della finzione.

La fine di una fase e il ritorno alla realtà

A un certo punto, però, quella libertà assoluta non è più sostenibile. La famiglia, i figli, la necessità di una stabilità economica lo riportano dentro un sistema più strutturato: dalla “scheggia impazzita” alle esperienze televisive con Italian Job e Le Iene. L’ultimo travestimento, quello fallito con Raffaella Carrà, segna simbolicamente la fine di un’epoca: “Mi scoprirono un minuto prima di andare in scena, lei si infuriò. Rimasi con un senso di vuoto incredibile, ma anche di liberazione”.

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