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La Rai vende 15 immobili storici in tutta Italia: nel lotto anche Palazzo Labia con gli affreschi di Tiepolo

La Rai vende 15 immobili in 7 città italiane: da Palazzo Labia con gli affreschi di Tiepolo a Milano, Roma, Torino. Un piano da 151.000 mq rimasto nell’ombra per quattro anni.
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Ci ha pensato Fiorello, con due cartelli appesi al portone e un video sui social, a riaccendere i riflettori sul Teatro delle Vittorie. Ma quello che lo showman ha difeso questa mattina è solo uno dei quindici immobili che la Rai ha messo in vendita nell'ambito di un piano di dismissioni avviato nel luglio 2022 e rimasto per quattro anni quasi completamente fuori dal dibattito pubblico.

Di cosa parliamo? Dalle analisi pubblicate dalla società di revisione KPMG, advisor per la Rai, apprendiamo di un portafoglio da 151.464 metri quadrati distribuiti in sette città italiane: Milano, Roma, Firenze, Torino, Genova, Venezia, Cagliari. Centri di produzione, sedi regionali, teatri di posa, palazzi storici. E, nel mezzo, uno degli edifici più preziosi d'Italia: Palazzo Labia, sul Canal Grande di Venezia, con gli affreschi di Giambattista Tiepolo nel Salone delle Feste.

Palazzo Labia: cosa succede agli affreschi di Tiepolo

Iniziamo dall'estremo più difficile da digerire. Palazzo Labia si trova nel sestiere di Cannaregio, a cinque minuti a piedi dalla stazione di Santa Lucia, affacciato sul Canal Grande con due facciate principali in pietra d'Istria. È un edificio barocco veneziano costruito tra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento, ristrutturato tra il 1966 e il 1970 per diventare sede regionale RAI del Veneto. Sette piani fuori terra, 7.052 metri quadrati, cinque piani fuori terra più due ammezzati e un sottotetto.

Fin qui, un immobile di pregio in una delle posizioni più ambite d'Europa. Il problema riguarda quello che c'è dentro: uno dei cicli pittorici più significativi del Settecento veneziano, con gli affreschi di Giambattista Tiepolo nel Salone delle Feste. Il documento predisposto da KPMG li cita esplicitamente, con una precisazione che vale la pena sottolineare: sono "in parte non amovibili". Il che significa che chiunque acquisterà Palazzo Labia si troverà a gestire un patrimonio artistico vincolato, probabilmente soggetto alla tutela della Soprintendenza. La RAI lo propone con destinazione d'uso ipotizzata tra uffici di rappresentanza, ricettività e residenziale di pregio.

Un piano da 151.000 mq rimasto nell'ombra

Il documento KPMG è datato luglio 2022. La delibera del Consiglio di amministrazione RAI che ha approvato il piano è della stessa estate. Quattro anni dopo, la procedura è ancora in corso — o quanto meno non ha prodotto vendite sufficientemente visibili da generare un dibattito. Ci sono voluti un cartello scritto a mano e la voce di Fiorello per far capire all'opinione pubblica che la RAI sta cedendo pezzi della propria storia materiale.

Il portafoglio si compone di 15 asset per una superficie lorda complessiva di 151.464 mq. Milano rappresenta la quota maggiore — il 36% del totale, con 54.257 mq — seguita da Roma con il 20%, Firenze con il 16% e Torino con il 14%. Genova, Venezia e Cagliari coprono la parte restante. Per una parte degli immobili è previsto un meccanismo di sale & leaseback. Tradotto: la Rai vende ma rimane in affitto per uno, tre o cinque anni, il tempo necessario a completare la transizione verso le nuove sedi.

I gioielli che nessuno cita

Il Teatro delle Vittorie ha avuto Fiorello. Gli altri immobili storici del portafoglio non hanno ancora trovato il loro testimonial. A Milano, in Corso Sempione 27-29, la RAI cede un intero isolato urbano di 54.257 mq delimitato da quattro strade, con cinque edifici di epoche diverse tra cui il palazzo progettato da Gio Ponti. La presenza della radiofonia pubblica milanese in quel sito risale al 1926. Il complesso è il più grande del portafoglio e prevede il leaseback: la RAI venderà ma resterà inquilina per qualche anno.

A Torino, in Via Verdi 31, c'è quello che il documento KPMG chiama "Palazzo della Radio": la palazzina degli anni Trenta da cui partirono le prime trasmissioni radiofoniche italiane dell'URI, poi EIAR, prima ancora che esistesse la RAI. Dentro ci sono parte delle Teche RAI e il centro di documentazione dell'Orchestra Sinfonica Nazionale. Sulla facciata esterna laterale del palazzo c'è un murale dedicato a Piero Angela. Quattro piani fuori terra, 6.148 mq, facciata in mattoni a vista. Destinazione ipotizzata: direzionale di pregio. Nessun leaseback previsto.

Il palazzo delle radio di Torino con il murale di Piero Angela.
Il palazzo delle radio di Torino con il murale di Piero Angela.

Sempre a Torino, in Via Montebello 7, il portafoglio comprende una porzione dell'ex Teatro Scribe, realizzato nel 1857, rinominato Teatro di Torino, acquistato nel 1931 dall'EIAR e trasformato in auditorium dell'Orchestra Sinfonica. Danneggiato dai bombardamenti del dicembre 1942, poi usato come magazzino, è oggi in stato di inutilizzo e richiede un intervento di recupero. Quasi duemila metri quadrati nel cuore storico di Torino, a tre minuti a piedi dalla Mole Antonelliana.

A Roma, oltre al Teatro delle Vittorie, il piano include un compendio di 446.000 mq a Saxa Rubra — tecnicamente terreni e manufatti non utilizzati, classificati come "centralità urbana" nel Piano Regolatore di Roma — e altri immobili nel quartiere Delle Vittorie, a pochi passi dal Vaticano.

La domanda che resta aperta, e che un piano di dismissioni di questa portata avrebbe meritato molto prima, riguarda il ruolo delle istituzioni. Il Ministero della Cultura ha valutato i vincoli sui singoli immobili? Le Soprintendenze locali sono state coinvolte nelle procedure? Il diritto di prelazione dello Stato è stato esercitato o anche solo considerato per asset come Palazzo Labia o il Palazzo della Radio di Torino?

Nulla di tutto ciò emerge dai documenti disponibili. Quello che emerge, invece, è che per quattro anni un piano da 151.000 mq di storia italiana è rimasto confinato nelle stanze degli advisor finanziari e dei consigli di amministrazione. Ci ha pensato uno showman con un pennarello e un foglio di carta a portarlo in piazza.

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