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La Rai vuole disfarsi anche del Palazzo della Radio di Torino, Littizzetto: “Darlo via per soldi è ottuso e vergognoso”

Procede il piano immobiliare della Rai che prevede la dismissione di alcuni centri noti di proprietà dell’azienda. Tra questi figurano anche alcuni immobili di Torino, come il Palazzo della Radio. A manifestare contro la vendita ci sono anche volti noti, come Luciana Littizzetto.
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La Rai non ne fa una giusta e continua ad essere al centro delle polemiche per la dismissione di alcuni immobili che rientrano nel piano di investimenti e di riorganizzazione dei beni che possiede il Servizio Pubblico. Dopo l'affaire Teatro delle Vittorie, ora è un altro luogo storico dell'azienda a venir meno: il Palazzo della Radio di Torino. Nel pomeriggio di venerdì 5 giugno, a protestare per la futura dismissione sono state personalità politiche, dello spettacolo, come Luciana Littizzetto che si è esposta manifestando tutto il suo dissenso.

Gli immobili torinesi al centro del piano di dismissione Rai

Un presidio tenuto dai lavoratori del centro di produzione, dai sindacati, dalle istituzioni locali e regionali, oltre che da personalità note del Servizio Pubblico, che insieme sostengono: "La Rai di Torino non si vende, si rilancia". L'obiettivo è quello di opporsi alla decisione presa dall'azienda di disfarsi di alcuni immobili appartenenti al Servizio Pubblico, ma che hanno fatto la storia della Rai e del nostro Paese. Ad essere minata è l'identità di una città, la sua memoria, ma la dismissione di questi immobili rientra in una questione culturale che tocca il patrimonio storico-artistico. A essere interessati sono il Palazzo della Radio di via Verdi 31, sede delle Teche Rai, il vicino ex teatro Scribe e l'ex Centro di produzione di corso Giambone: tre immobili che rientrano nel piano di dismissione immobiliare.

Il Palazzo della Radio a Torino
Il Palazzo della Radio a Torino

Le parole di Luciana Littizzetto e Massimo Gramellini

Come è accaduto per il Teatro delle Vittorie, per salvare il quale molte sono state le personalità che si sono fatte sentire, anche in questo caso non sono mancati personaggi noti che hanno affermato il loro dissenso, come Massimo Gramellini che dice in un video: "Possono provare a togliermi la voce, ma non le parole. La Rai è nata a Torino e a Torino non può morire. Viva la Rai di Torino, viva". Sul posto, per supportare la protesta, anche Daniele Macheda, segretario Usigrai, che parla anche dei lavoratori e di chi in questi anni ha contribuito a costruire la storia della Rai:

La Rai riguarda tutti noi. Queste dismissioni presuppongono si parli di edifici con dentro solo ragnatele, ma non è così. Qui dentro c'è la storia, il presente e il futuro della Rai. Vogliamo sapere qual è il progetto, a cosa serve tutto questo che oggi sembra finalizzato solo a fare cassa. Se si vogliono dismettere questi edifici allora non devono cambiare destinazione d'uso, perché questi palazzi sono stati progettati, pensati e immaginati per fare esattamente questo. Qui dentro c'è la storia.

Risuonano forti, poi, le parole di Luciana Littizzetto che rivendica l'importanza storica e memoriale dell'immobile, sottolineando come la politica debba farsi carico della questione:

La mia città ha questa memoria, quella della radio nata e inventata qui, dobbiamo preservarla. Pensare di buttarla via è ottuso, vergognoso. Sempre e solo per soldi. Questo non è un palazzo vecchio, è un palazzo antico. Facciamone un museo, possibile che non possiamo preservare un pezzo della nostra storia? Non possiamo smantellare tutto questo. Ci vogliono la politica, persone e imprenditori illuminati.

Cosa prevede il piano immobiliare della Rai

È emerso, ormai da qualche mese, il piano immobiliare della Rai che prevede la dismissione di alcuni dei palazzi storici appartenenti all'azienda e che, in qualche occasione, hanno costruito la storia del Servizio Pubblico. Il documento KPMG in cui si scrive della vendita è datato luglio 2022. Il Consiglio di amministrazione RAI ha approvato il piano quella stessa estate. A distanza di quattro anni, la procedura è ancora in corso — o forse finora non ci sono state vendite tali da generare un dibattito e, probabilmente, se non ci fosse stata la protesta di Fiorello per il Teatro delle Vittorie, alcune cose non sarebbero venute a galla.

Il portafoglio si compone di 15 asset per una superficie lorda complessiva di 151.464 mq. Milano rappresenta la quota maggiore — il 36% del totale, con 54.257 mq — seguita da Roma con il 20%, Firenze con il 16% e Torino con il 14%. Genova, Venezia e Cagliari coprono la parte restante. Per una parte degli immobili è previsto un meccanismo di sale & leaseback. Tradotto: la Rai vende ma rimane in affitto per uno, tre o cinque anni, il tempo necessario a completare la transizione verso le nuove sedi.

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