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L’ad Rai Rossi sgancia Report da Ranucci: “Il format resta. Chi l’ha visto? Soluzione interna ma Sciarelli resta”

L’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi a Milano Finanza: il caso Ranucci affidato al comitato etico, il futuro di Report, il dopo Sciarelli a Chi l’ha visto e gli addii verso Mediaset.
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Sul tavolo di Giampaolo Rossi ci sono un piano immobiliare da mezzo miliardo, una successione da assegnare a Rai 3 e un caso giornalistico che da settimane occupa le pagine dei quotidiani. L'amministratore delegato della Rai li affronta tutti nella sua prima intervista a Milano Finanza, dove respinge anche l'etichetta di "TeleMeloni" appiccicata alla tv pubblica dalle opposizioni.

Il caso Ranucci e la garanzia su Report

La domanda arriva diretta: vi accusano di voler chiudere Report. Rossi non entra nel merito delle inchieste che riguardano il conduttore, ma indica lo strumento scelto da viale Mazzini. "Sul caso Ranucci abbiamo attivato il comitato etico come strumento previsto per analizzare quello che sta avvenendo, quello che si sta scoprendo anche dai giornali, anche per verificare che i materiali e le inchieste di cui si sta parlando in questi giorni non abbiano avuto impatti sul ruolo di servizio pubblico e sul ruolo che la Rai deve svolgere rispetto al contratto di servizio".

Incalzato dall'intervistatore, che gli fa notare come quella non sia una risposta, l'ad chiede di poter completare il ragionamento e sposta il discorso sulla proprietà del marchio: "Report è un format della Rai di proprietà della Rai non è di proprietà di nessun altro e quindi per noi è un patrimonio editoriale da mantenere. Quindi Report va avanti perché è un brand Rai, è sempre esistito e continuerà a esistere anche dopo, a prescindere da chi lo conduce e dagli amministratori delegati".

Una formula che garantisce la sopravvivenza del programma e, al tempo stesso, sgancia il titolo dal nome di Sigfrido Ranucci. 

Chi l'ha visto, il dopo Sciarelli sarà una scelta interna

Il secondo nodo riguarda l'eredità più pesante della prossima stagione. Federica Sciarelli ha lasciato il timone il 1° luglio, dopo ventidue anni, e da allora il toto-nomi si è mosso tra ipotesi esterne (come il personaggio di Laura Chimenti che era praticamente dato per scontato) e candidature di redazione. Rossi conferma le indiscrezioni sul futuro: "Sarà una scelta interna, ma Federica Sciarelli resterà con noi".

Milo Infante a Mediaset, nessun allarme a viale Mazzini

Alla domanda sulle uscite dei conduttori, Rossi risponde con un monosillabo prima di ridimensionare il fenomeno. "Faceva da noi Ore 14 e ora va a Mediaset a fare la stessa cosa alle 11. Una scelta analoga a quella di Bianca Berlinguer". Traduzione: stesso prodotto, altra collocazione oraria, nessun vuoto da colmare.

Sul rapporto con il Biscione, l'ad parla di "una competizione ormai senza colpi bassi" e ridefinisce i due poli del sistema televisivo italiano come "hub industriali che sostengono intere filiere del mercato televisivo italiano". Il perimetro citato è ampio: cinema, fiction, documentaristica, animazione.

Diverso il giudizio su La7. "È un'altra cosa, è troppo aggressiva per i nostri standard e punta sui talk show", dice Rossi, che contrappone alla rete di Urbano Cairo i numeri del servizio pubblico: 1.900 giornalisti, la rete regionale della Tgr, un canone da 90 euro indicato come il più basso d'Europa. E aggiunge un passaggio che suona come appello: "La Rai dobbiamo proteggerla, ci sono troppe persone che non hanno consapevolezza del ruolo che ha questa azienda".

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