
"Il rischio più grande nel cinema è non rischiare affatto. Bisogna osare e offrire al pubblico qualcosa di nuovo, ed è questo che li spingerà ad uscire di casa", così Christopher Nolan alla BBC in una recente intervista. Il regista cinquantacinquenne, che ha diretto film come Inception, Interstellar e Oppenheimer, oltre a essere uno dei cineasti più stimati del nostro secolo, è un fervente sostenitore dell'esperienza in sala. Questo il motivo per il quale i suoi film sono girati nella rara pellicola 77mm IMAX, poche sale in tutto il mondo visti i costi di produzione e gestione, e le sue pellicole siano puntualmente il polo di attrazione dei cartelloni cinematografici. I "film evento" tanto decantanti da critica e pubblico, oltre che dagli esercenti.
Quasi 27 milioni di incasso in Italia nelle prime due settimane, le poche sale con l'IMAX, sette in tutto sul territorio nazionale, prese d'assalto (ad oggi 1.006.746€ sul totale). Quelle Isense, otto del circuito UCI, pure. Andando in una di queste, l'idea è che, come dichiarato da Andrea Buonaguidi (CFO Lucisano) a Fanpage.it: "Non si tratta solo di vedere un nuovo film di Nolan, ma di viverlo nel modo in cui il regista lo ha concepito". Ed è proprio così. Nolan trasferisce l'esigenza di acquisire il suo sguardo attraverso la lente potenziata con cui ha voluto immaginare il celebre poema epico. Non invita solo lo spettatore a uno spettacolo, fa in modo che voglia esserci con l'abito giusto.
E le sale tornano a riempirsi, i cinema gremiti di gente anche nei giorni infrasettimanali, la fila alle casse, la corsa al posto migliore. Il rito collettivo assume di nuovo centralità nelle agende, si coglie l'occasione per incontrarsi e commentare, rimanendo dapprima in rigoroso silenzio, interrotti solo dal "crunch crunch" degli snack che, con buona pace delle tre ore di durata e dell'impossibilità di uscire se non negli otto minuti di pausa, a volte possono risultare più disturbanti dello stufato della maga Circe.
Il legame con la poltrona porta con sé un altro concetto fondamentale, quello della concentrazione. Secondo Nolan, il cinema elimina gran parte delle distrazioni domestiche: nessun telefono (aspetto variabile, molte sale hanno una ricezione migliore di alcune piazze), nessuna pausa non concordata e nessun approccio multitasking all'esperienza complessiva. Da qui, la convinzione che i film vengano realmente "compresi" solo quando sono visti in sala. E non ha tutti i torti, anzi.

Sebbene la sala rappresenti anche un'opera di mediazione con gli altri, implicita nel dover condividere uno spazio comune oltre che un'esperienza a pagamento per tutti, per film come L'Odissea sembra essere l'unica scelta possibile. L'immagine su uno schermo XL, l'audio potenziato con il Dolby e diffusori che possono arrivare persino sul soffitto, dandoti la sensazione in alcuni momenti, tipo durante le battaglie, di esserci finito dentro. Il significato più prossimo del termine immersione, vero manifesto della politica di Nolan. Vederlo a casa non potrà mai essere lo stesso. Lo streaming è utile, ma non può sostituire il cinema come forma artistica, questo in sintesi.
Va detto che questo discorso potrebbe non valere per tutte le pellicole, ma è un punto imprescindibile se si contempla la possibilità di vedere nel circuito cinematografico la possibilità di avvicinarsi a una fruizione superiore, che vada oltre la mera visione sul divano. Vivere l'asfissia del cavallo di Troia e degli scontri che ne conseguirono, percepire lo strazio fisico di Ulisse legato all'albero della sua nave mentre resiste al canto delle Sirene, temere Polifemo a ogni suo ingombrante passo nella caverna, commuoversi con le grida di dolore di Penelope e realizzare che il frastuono di una guerra è un rumore insopportabile, e umanamente squalificante, ancora oggi. Il cinema può condurre in una dimensione di emancipazione dalla realtà, fungendo da mezzo non solo per la visione ma anche per il viaggio che prosegue fuori dalla sala.