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L’ad Rai Giampaolo Rossi: “La polemica sul Teatro delle Vittorie è surreale. La Rai non è schiacciata politicamente”

L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, in un’intervista risponde in merito ad alcuni temi caldi riguardanti l’azienda. Dalla vendita del Teatro delle Vittorie passando per il richiamo a Ranucci e la prima serata in tv.
A cura di Ilaria Costabile
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La vendita di alcuni immobili di proprietà della Rai è diventata oggetto di un acceso dibattito da parte dell'opinione pubblica, soprattutto quando si è trattato di cedere uno dei luoghi più iconici della televisione italiana, ovvero il Teatro delle Vittorie. Nel merito della questione è entrato l'amministratore delegato Giampaolo Rossi, che ha risposto a una serie di domande che hanno a che fare con alcune faccende, piuttosto spinose, riguardanti il servizio pubblico.

La vendita dei beni immobiliari della Rai

In un'intervista rilasciata al Sole24Ore, l'ad Rossi ha subito chiarito il motivo per cui è necessario che la Rai si liberi di alcuni immobili di sua proprietà: "Il piano immobiliare è parte integrante del piano industriale e serve non per dismettere immobili, ma per costruire il futuro della Rai. Che ha un patrimonio immobiliare da 750mila mq su tutto il territorio nazionale. A regime il Piano porterà a risparmio oltre 10 milioni all'anno". Motivazione che, quindi, attiene anche alla vendita del Teatro delle Vittorie, che ha scatenato non poche polemiche, come le manifestazioni di Fiorello contro la vendita, Rossi commenta:

Ho trovato il dibattito in parte surreale. Dal Teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile. Nessuno nega il valore affettivo e storico del luogo. Ma è un teatro degli anni Quaranta, dentro un condominio, acquistato negli anni Sessanta e trasformato in studio televisivo. Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni: 7 per ristrutturarlo e 7 per la mancata vendita.

In merito all'interesse mostrato dal Ministro Alessandro Giuli, l'amministratore Rai non si tira indietro: "Se il ministero della Cultura o altri enti vorranno acquisirlo, la Rai metterà a disposizione materiali, scenografie, teche".

Il perché del richiamo a Sigfrido Ranucci

Nel frattempo, altre questioni hanno solleticato l'opinione pubblica. Dopo l'intervento di Sigfrido Ranucci che riferiva un retroscena sul Ministro Nordio e la grazia ottenuta da Nicole Minetti, il giornalista ha ricevuto un richiamo dall'azienda, fortemente contestato perché ritenuto oggetto di pressioni politiche:

La Rai ha a cuore il giornalismo d’inchiesta, che fa parte della sua storia. Ma il Servizio Pubblico tutela un giornalismo fondato su fatti verificati, rigorosi. Non può tollerare che un’accusa a un ministro, o a qualsiasi cittadino, si basi su una fonte che si dichiara non verificata. Respingo l’idea di una Rai schiacciata su una sola parte politica. Poi è un Servizio Pubblico. È naturale che la politica dia indicazioni strategiche. Il problema semmai è l’invadenza che dipende da politica a politica.

L'inizio della prima serata in Rai

Infine, altro tema scottante, quello dell'inizio della prima serata, che sta animando addetti ai lavori e non solo. C'è chi ipotizza si possa tornare ad un vecchio modello di palinsesti con un prime time, degno di essere chiamato tale, e che non slitti oltre le 21. Rossi, quindi, non esclude aprioristicamente questa possibilità:

È una riflessione che Rai sta facendo. I formati europei di intrattenimento e di fiction sono più brevi di quelli che adottiamo in Italia. Per questo la Rai sta iniziando con delle sperimentazioni. Ai produttori di fiction e di intrattenimento sarà richiesto l’impegno per contenuti più agili.

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