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Marisa Laurito: “Nuda per lo scudetto del Napoli? Non ho più l’età, ma vestirò d’azzurro”

Intervista all’attrice, che celebra lo scudetto del Napoli e torna sulla promessa fatta alcune settimane fa: “Non ho mai detto che mi sarei spogliata, scherzavo ed è stata presa sul serio”. Sul valore di questo traguardo per la città aggiunge: “Sento molti parlare di riscatto, ma a Napoli non serve. È una città internazionale”.
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A cura di Andrea Parrella
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Scudetti di ieri e scudetto di oggi. Il Napoli torna a vincere il tricolore e riaccende entusiasmi vissuti la prima volta 33 anni fa. Al tempo, nel 1987, Marisa Laurito c'era, allo stadio con Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo e poi alla festa in Tv celebrata in Rai. E oggi ripercorre quei ricordi con Fanpage.it, aiutandoci a confrontare la Napoli che era e che è, precisando subito che quella dello spogliarello nell'eventualità di scudetto del Napoli era solo una boutade: "Avevo detto che al massimo sarei stata nuda sotto, anche perché non ho più l'età per certe cose".

Marisa, sono ore a dir poco incredibili per questa città.

Esaltanti è dir poco. Io purtroppo sono a Roma perché impegnata per cose di lavoro ed ero a casa, è stato terribile vedere quello che accadeva in Tv, anche perché i due scudetti precedenti ero in campo. Vabbè che era a Udine, ma comunque sono troppo felice abbia vinto il Napoli, se l'è meritato. E quella festa: era più di Capodanno.

Si pensa a una grande festa in città. Ha in mente qualcosa?

Adesso capiamo, il mio desiderio sarebbe organizzare qualcosa davanti al teatro Trianon, che dirigo, ma dobbiamo capire la fattibilità in termini di sicurezza e quindi dobbiamo parlare con le autorità. Vorrei evitare rischi. Intanto io domani sarò teatro per il concerto di Stefano Bollani (il 6 maggio, ndr) e farò la mia apparizione con il vestito da scudetto. Avevo promesso che mi sarei vestita con la bandiera del Napoli per un mese e lo farò.

D'altronde le promesse vanno mantenute. Si era parlato di nudo, è vera questa cosa?

Ma non è vero niente, non l'ho mai detto. Dato che mi avevano parlato di Serena Autieri che intendeva spogliarsi e mi chiedevano cosa avrei fatto io, ho risposto che avrei vestito i colori del Napoli avvolgendomi in una bandiera e poi, dopo una pausa, avevo detto "forse sotto sarò nuda". Ma specificando sotto, nun se ver' niente (non si vede niente, ndr), anche perché non ho più l'età.

D'altronde non c'è un'età giusta per fare queste cose. Insomma era per ridere.

Certo, solo che molti non sono spiritosi ed è passata come una frase seria.

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La Napoli di oggi e quella dei primi due scudetti, sono molti a paragonare i contesti. Secondo lei sono analogie?

Ho sentito più volte parlare di riscatto. Non è così, il riscatto c'era al primo scudetto, quella era una città in difficoltà, i napoletani avevano bisogno di vincerlo per la prima volta. Oggi di riscatto non c'è più bisogno, Napoli è una capitale di cultura europea, abbiamo mille cose, arrivano i turisti, quasi tutte le fiction e i film vengono si girano a Napoli, una città con una marea di teatri funzionanti, di artisti straordinari che crescono sempre più, da quelli "d'epoca" come me, ma soprattutto i giovani, straordinari in tanti campi. Questo è uno dei luoghi d'Italia in cui si spende di più per la cultura. Non abbiamo niente da cui riscattarci.

Al massimo c'è bisogno di una stabilizzazione. 

Questo sicuramente, ma la verità è una: Napoli ha una marea di problemi che però non dipendono dai napoletani, ma dalla politica. Non è la sola città problematica, ma è la città che vive la ribellione più delle altre. Quella ribellione che è un punto a sfavore dei napoletani, è al contempo un punto a grande favore, perché significa che non sono dei pecoroni.

Si dice spesso sia una città che vive in equilibrio su un uovo. 

È proprio così, ma facciamoci caso, Napoli è una città che è sempre sulla cresta dell'onda e fa parlare sempre di sé.

È difficile, in effetti, ricordare un periodo in cui Napoli sia stata interessata dallo stesso fermento che la caratterizza oggi, in campo sportivo e creativo. È d'accordo con questa percezione?

Ma certo che la condivido. Io dirigo un teatro che ha lavorato in pandemia e continua ad essere in salute adesso, perché la musica napoletana, da quattro anni che ho presentato il mio progetto, si conferma un'altra nostra medaglia al petto. Una medaglia non solo nazionale, ma internazionale, che è ben diverso. C'è quella mentalità antica di guardare a Napoli come una città che debba fare un passo in avanti. Perché la verità è che c'è un marchio, quello della camorra, un marchio che però non riguarda solo noi. La criminalità organizzata ha sede a Desenzano, nei luoghi più importanti d'Italia dove circolano molti soldi. Magari da noi accadono quelle cose di cui si parla di più. La Terra dei Fuochi non è solo campana, è italiana, io ho fatto una mostra in cui racconto che di tutte le regioni italiane, 19 sono quelle inquinate, si salva solo la Val d'Aosta. È un problema trasversale.

Questo momento di gioia potrebbe servire a cancellare lo stigma narrativo?

Non so se servirà e nemmeno se sia possibile cancellarlo del tutto, sono certa del fatto che se si ammazza una persona a Napoli finisce sulle cronache nazionali, se accade a Brescia va sulle Tv locali. Perché? Napoli fa molta più gola in questo senso, è la verità.

Nel 1987, per il primo scudetto, si fece una grande festa in Rai, con Gianni Minà, Arbore e tutti i calciatori. 

Momenti splendidi, il 10 maggio eravamo allo stadio e con noi c'era anche Luciano De Crescenzo, un grande tifoso del Napoli. In quella diretta in Rai invece cantammo la famosa Core Napulitano rivisitata, la riscrivemmo al momento in chiave ironica inserendoci la parola "scudetto". Tocca provare a rifarla quella festa.

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