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La Gialappa’s Band conferma l’addio di Carlo Taranto: “Non abbiamo litigato, lui non ha più voglia”

Il trio è ormai a tutti gli effetti un duo composto da Marco Santin e Giorgio Gherarducci. Al Corriere della Sera rivelano: “Carlo Taranto ci mancherà, ma lui non si diverte più ed è un peccato”.
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La Gialappa's Band ritorna in televisione a maggio con il programma "Gialappashow". L'ex trio è ormai a tutti gli effetti un duo: Marco Santin e Giorgio Gherarducci, che da tempo si sono imbarcati anche su Twitch verso imprese in solitaria. Carlo Taranto – il signor Carlo – non ci sarà, ma ormai non è più una notizia tant'è che il duo, in una intervista al Corriere della Sera, chiarisce i termini della separazione: "Ci mancherà molto, soprattutto quando dovremo mandare la pubblicità". Era Carlo Taranto, infatti, l'ultimo a parlare e a lanciare il classico tormentone: "Chi cambia canale è un burfaldino". Dietro questa scelta, però, non c'è nessun litigio: "Carlo Taranto semplicemente non ha più voglia. La fatica, per lui, è diventata superiore al divertimento". Con loro, però, c'è sempre Mago Forest, la spalla ideale: "C'è lui e una manica di idioti che gli ruota attorno". 

Le parole della Gialappa's Band

Marco Santin e Giorgio Gherarducci hanno dato il via alla Gialappa's Band con Carlo Taranto nell'ormai lontano 1985. Hanno raccontato la loro fantastica storia in una biografia pubblicata da "Mondadori" insieme ad Andrea Amato "Mai dire noi. Tutto quello che non avreste voluto sapere". Dopo tutto questo tempo l'amicizia con Carlo Taranto non si è affievolita, ma il sodalizio quello sì:

Carlo? Ci mancherà molto, soprattutto quando dovremo mandare la pubblicità. È già da qualche anno che non ha più molta voglia di lavorare. Dietro questa scelta non c’è un litigio o altro. Semplicemente non ne ha voglia. Abbiamo pr

ovato a coinvolgerlo ma è stato netto. A me spiace soprattutto per lui, perché alla fine quando si convince a tornare poi si diverte parecchio. Per lui la fatica era superiore al divertimento.

"La formula a tre era giusta"

Giorgio Gherarducci è malinconico all'idea che l'amico non ci sia più: "Spiace che si levi questo piacere… poi dei tre è quello che ha la memoria migliore, infatti non avremmo potuto fare il nostro libro, Mai dire noi (edito da Mondadori), senza di lui. Ci manca, certo, anche a livello organizzativo: per come curava la scaletta o nella parte delle cronache, ad esempio quelle che abbiamo fatto con i Mondiali, gli Europei o Sanremo. La formula a tre era giusta, ma evidentemente per lui la fatica era superiore al divertimento". 

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