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Il significato de Il ragazzo e l’airone di Miyazaki, un film che ci lascia con una domanda

Nell’ultimo film del regista giapponese, viene raggiunta una sintesi tra la sua visione artistica e il suo impegno artigianale. Tra citazioni di Fellini, Dante e della sua filmografia, Miyazaki racconta una storia personalissima e, allo stesso tempo, universale.
A cura di Gianmaria Tammaro
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Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki offre innumerevoli piani di lettura e spunti di riflessione, in questi giorni l’abbiamo capito con l'enorme riscontro che il film sta ricevendo nelle sale. È importante fare un passo indietro proprio per provare a coglierne tutti gli aspetti e gli elementi più rilevanti. Da un punto di vista puramente industriale, questo film – che è arrivato in Giappone l’anno scorso, durante la seconda settimana di luglio – ha segnato il ritorno di due dei nomi più conosciuti e apprezzati all’interno del settore dell’animazione: quello di Hayao Miyazaki, appunto, e quello dello Studio Ghibli.

In particolare, Il ragazzo e l’airone è coinciso con il decimo anniversario di Si alza il vento, l’ultima opera di Miyazaki, che era stata definita da molti – soprattutto dopo l’annuncio, poi ritrattato, del suo ritiro – come “testamento artistico”. Con il tempo, abbiamo scoperto che Miyazaki aveva ancora molte altre cose da dire e che, in questo periodo, si è impegnato fisicamente e artisticamente per lo sviluppo di quello che Toshio Suzuki, produttore storico dello Studio Ghibli, ha definito come uno dei film più costosi del cinema giapponese. Perché l’animazione, ricordiamocelo, richiede risorse ed energie. E a volte, per terminare un prodotto animato, ci vogliono anni interi. Pensiamo, per esempio, al Pinocchio in stop-motion di Guillermo Del Toro. Ma torniamo a Il ragazzo e l’airone.

Tutto parte da una domanda: e voi come vivrete?

Originariamente questo film riprende il titolo del romanzo di Genzaburō Yoshino, tradotto in inglese come How do you live? e in italiano E voi come vivrete? (da noi, è pubblicato dalla casa editrice Kappalab). In realtà, però, questa scelta editoriale e una scena piuttosto breve e contenuta del film sono gli unici riferimenti al libro di Yoshino, un testo reputato da molti come fondamentale per la formazione dei più giovani. Perché E voi come vivrete?, alla fine, parla di questo: di crescita. E la stessa cosa la fa, con le dovute differenze, anche Il ragazzo e l’airone.

Gli incassi del film di Miyazaki nel mondo

Miyazaki è un autore estremamente apprezzato nell’industria audiovisiva mondiale. Lo dimostrano i suoi Oscar, uno per La città incantata e l’altro alla carriera; e lo dimostrano pure i risultati che hanno ottenuto i suoi film al botteghino internazionale (Il ragazzo e l’airone, per ora, ha superato i 130 milioni di dollari in tutto il mondo). Ma non è solo questo. Miyazaki, con la sua carriera, è stato in grado di tenere insieme due anime che, spesso, sono quasi in contrasto: quella più pratica e artigianale e quella più artistica e concettuale.

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Nel corso della sua vita, Miyazaki è stato profondamente influenzato dalla figura di Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli. E all’inizio, come ha raccontato Suzuki a Luca Raffaelli sul Venerdì di Repubblica, Il ragazzo e l’airone doveva raccontare la loro amicizia e il loro rapporto. Nel 2018, però, Takahata è venuto a mancare e Miyazaki è ritornato sui suoi passi. Da quel momento, è stato preso come da una febbre creativa. Non ha scritto nemmeno una riga; ha cominciato a lavorare immediatamente agli storyboard. E già questo, se vogliamo, ci offre un primissimo punto di vista su Il ragazzo e l’airone: è nato da una necessità fisica e tormentata.

Il ragazzo e l’airone, un film tra Dante e Fellini

Segue un andamento altalenante. Con una prima parte lineare, filo-realistica, e una seconda parte onirica, legata indissolubilmente alla dimensione del sogno. C’è, poi, un livello ulteriore, quello fatto di riferimenti. Per esempio: come si vede anche nel trailer, a un certo punto Miyazaki ha citato l’Inferno di Dante Alighieri, ma pure, in alcune sequenze, 8 e mezzo di Federico Fellini, scegliendo prospettive analoghe o complementari. C’è, come dicevamo, E voi come vivrete?, il romanzo. E c’è, come ha fatto notare nel suo video-saggio il content creator 15e1g, l’utilizzo degli elementi con la loro ciclicità e la loro forza.

Il ragazzo e l’airone, però, è sostanzialmente un film su Miyazaki. Sempre Suzuki, ha raccontato che il protagonista Mahito è una rappresentazione del regista. Dunque torna la sua infanzia, con il rapporto con sua madre e suo padre, così teso e combattuto; tornano la guerra e la distruzione che la guerra porta con sé. E torna anche questo senso continuo, quasi angosciante, che confonde la vita, intesa come presenza, come luce, come energia e ricchezza, e la morte, intesa come oscurità, dolore e confusione.

Dopo Si alza il vento, Miyazaki aveva detto di non voler più raccontare storie realistiche. Eppure è innegabile la costruzione solida e lontana dall’elemento fantastico della prima metà del film. Ed è innegabile pure l’attenzione per gli ambienti, per i colori e per la natura. Con l’architettura più tradizionale giapponese che si mischia con quella occidentale. Come ne Il mio vicino Totoro, anche questo film racconta di un viaggio e di uno spostamento: dalla città alla campagna. Ma se nel caso di Totoro si trattava di un viaggio di speranza, stavolta il viaggio coincide con il lutto e la sua accettazione.

I più giovani, i protagonisti preferiti di Miyazaki

La storia è ambientata durante la seconda guerra mondiale, e il padre di Mahito, proprio come il padre di Miyazaki, lavora in una fabbrica per componenti per aerei. Mahito è un ragazzo solo, incerto, che dopo aver perso la madre sembra incapace di ritrovare sé stesso. Il ragazzo e l’airone, con la sua magia e la sua straordinarietà, è una risposta alla domanda E voi come vivrete?. Non viene esorcizzato né il dolore né la perdita. Vengono, semmai, contestualizzati in un quadro più ampio. Mahito è poco più di un bambino, e si muove già come un giovane uomo. Segno dei tempi, certo, e di un Giappone differente. Ma pure della visione che Miyazaki ha sempre avuto dei più giovani: sono loro che, volenti o nolenti, devono farsi carico delle responsabilità degli adulti; sono loro che incarnano, con la loro sofferenza e il loro coraggio, il futuro.

La doppia realtà, che si divide tra fantastico e metafisico, è un elemento che era presente anche ne La città incantata e, in un certo senso, in Ponyo sulla scogliera. Ne Il ragazzo e l’airone, c’è un passaggio in più. I significati si sovrappongono e si amalgamano sintetizzando una forma differente, terza; spesso finiscono per sommarsi senza ragione, spasmodicamente. E il linguaggio dell’animazione ha il compito centrale di tenere tutto insieme: riunito e stretto in un abbraccio.

La fluidità dei movimenti e la ricchezza dei dettagli sono la prima cosa che viene offerta allo spettatore insieme alla musica stupenda di Joe Hisaishi (la colonna sonora è disponibile su Spotify); e volendo possono essere considerati come tutto ciò che conta. Ma non è così. Siamo in superficie. Ci sono scale a chiocciola da seguire, talvolta da salire, e anfratti più oscuri da esplorare. Il ragazzo e l’airone è un film complicato, ma non inaccessibile o respingente; è un film che richiede attenzione e concentrazione, e che può essere capito a fondo solo dopo ulteriori visioni.

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Una storia necessaria su Miyazaki, Takahata e Suzuki

A Miyazaki sembra quasi non interessare un andamento appassionante della narrazione; non vuole convincere nessuno a vedere Il ragazzo e l’airone. Vuole raccontare la sua storia, una storia necessaria, e questo è meraviglioso. Anche per un regista importante e pieno di esperienza come lui. Perché la creatività, in questo modo, si trasforma nella risposta primaria al bisogno di condividere con gli altri qualcosa. Un’idea, una suggestione, una fantasia. E non c’è bisogno del consenso di nessuno. C’è bisogno solo, e non è poco, della loro attenzione.

Se Mahito è Miyazaki, il personaggio del mago e quello dell’airone sono rispettivamente Takahata e Suzuki. E dunque il simbolismo raggiunge un livello successivo. Oltre l’autobiografismo, c’è il rimpianto per il tempo passato, per la scomparsa di una persona tanto cara e amata e per un mondo che, semplicemente, non tornerà più.

Il ragazzo e l’airone è un momento di sintesi all’interno della carriera di Miyazaki. E contiene tutto. Gli inizi, con una violenza più visiva ed esplicita, e le opere per i più piccoli, con una delicatezza unica, quasi poetica, nel mostrare la morte e la perdita. Toshio Suzuki, che è, di fatto, l’uomo che ha permesso allo Studio Ghibli e ai suoi artisti di continuare a lavorare in tutti questi anni, ha capito, quando ha deciso di non organizzare nessuna campagna promozionale in Giappone, la vera forza de Il ragazzo e l’airone. Che è il mistero, la magia, l’intuizione così vera e così totale che, talvolta, sconvolge i più giovani.

E voi come vivrete?

In Italia, Lucky Red ha scelto una strada differente e visto il periodo in cui Il ragazzo e l’airone è stato programmato ha pienamente senso. Con i risultati del botteghino (quasi 2 milioni di euro e più di 260mila presenze in tre giorni), si apre lo spazio per una riflessione più profonda. I film migliori, quelli che ha senso vedere e rivedere, che in qualche modo ci parlano, non sono i film che offrono risposte o rassicurazioni. Ma domande. E nel caso de Il ragazzo e l’airone, come abbiamo già detto più volte, tutto parte da un’unica domanda. E cioè: E voi come vivrete?

Miyazaki non ci ha dato la sua risposta – non in maniera definitiva e netta, almeno. Ci ha detto, però, che per trovarla è importante cadere, inciampare, farsi male e avere la forza per rialzarsi. Ci ha detto che lo spazio e il tempo sono due linee che si toccano e che condizionano la nostra esistenza. E che viviamo e superiamo sfide assurde senza nemmeno rendercene conto. Così come proviamo gioie innominabili e incontenibili di cui, solo dopo, solo quando le perdiamo, sappiamo considerare finalmente il valore.

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È nato a Napoli il 24 ottobre del 1991. Per qualche anno, è stato direttore della sezione CartooNA del COMICON. Ha curato le Masterclass Off per il Giffoni Film Festival. È stato consulente editoriale di Lucca Comics and Games. È giornalista pubblicista. Collabora con quotidiani e riviste, e si occupa principalmente di spettacoli e di cultura.
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