Orlandi e Gregori, in commissione l’amica di Marco Accetti: suo l’audio che chiedeva lo scambio con Ali Agcà
Più di dieci anni fa ha ammesso di aver registrato un messaggio in cui veniva rivendicato il sequestro di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori e giovedì 24 settembre, Gabriella Boggiani sarà ascoltata dalla commissione parlamentare d’inchiesta sui casi delle due ragazze scomparse a Roma nel 1983. A chiederle di prestare la propria voce sarebbe stato Marco Fassoni Accetti, il fotografo romano che nel 2013 si è autoaccusato di aver partecipato ai rapimenti delle due ragazze e che oggi è di nuovo indagato dalla procura di Roma per il sequestro di Emanuela.
La convocazione indica Boggiani, che verrà ascoltata prima dell'allora sovrastante del Corpo della vigilanza dello Stato della Città del Vaticano Raoul Bonarelli, come una "conoscente di Marco Accetti all’epoca dei fatti". Nel 2023 la donna ha riconosciuto come propria la voce registrata su una cassetta spedita da Boston alla fine del 1983. Agli inquirenti avrebbe raccontato di aver letto il testo su richiesta dell’amico, pensando che si trattasse di un gioco o di uno scherzo. Non risulta indagata e non sono emersi elementi che la colleghino alla fase dell’allontanamento o della detenzione di Emanuela e Mirella. La commissione dovrà chiarire quanto sapesse e perché Accetti abbia deciso di coinvolgerla.
Chi è Gabriella Boggiani
Romana, oggi sessantenne, Gabriella Boggiani è un’insegnante di pilates. Una vita lontana dalle cronache, almeno fino a tre anni fa quando il suo nome è comparso nelle nuove indagini sul caso Orlandi.
Nel 1983 era amica di Accetti. Non è noto dove si siano conosciuti né quanto fosse stretto il loro rapporto. La commissione parlamentare ha scelto una definizione prudente, presentandola come una sua "conoscente", mentre nelle ricostruzioni giornalistiche è stata descritta come una delle giovani donne che all’epoca frequentavano il fotografo e che da lui sono state spesso tirate dentro le ricostruzioni del caso come complici.
Il messaggio registrato per Marco Accetti
Il passaggio che ha portato il suo nome dentro l’inchiesta risale alla fine del 1983. Il 6 dicembre Richard Roth, corrispondente romano dell’emittente statunitense Cbs, ricevette un plico spedito da Boston. All’interno c’erano un testo scritto a mano e una cassetta con un messaggio in italiano letto da una giovane donna, che simulava un accento anglosassone.
La comunicazione rilanciava la trattativa costruita intorno alla liberazione di Mehmet Ali Ağca, l’uomo che nel 1981 aveva attentato alla vita di Giovanni Paolo II. Il gruppo che rivendicava le scomparse chiedeva di scambiare le due ragazze con l’attentatore del Papa e altri detenuti turchi. Nel nastro si faceva inoltre riferimento a uno spostamento delle operazioni al maggio 1984. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la registrazione sarebbe stata realizzata a Roma prima di essere portata negli Stati Uniti e spedita in Italia.
Nel 2023 Boggiani, nel corso di un interrogatorio con gli agenti della Squadra Mobile di Roma, avrebbe riconosciuto la propria voce e indicato Accetti come la persona che le sottopose il testo. "Pensavo fosse un gioco o uno scherzo", avrebbe spiegato durante la deposizione, negando di sapere che quelle parole sarebbero state inserite in una comunicazione sui casi Orlandi e Gregori.
Il nome emerso dall’inchiesta su Katy Skerl
Boggiani non è indagata e anche quando Accetti nel 2013 si presentò in procura e sostenne di aver partecipato alle operazioni che portarono alla scomparsa delle due quindicenni, non fece il suo nome. Consegnò anche un flauto che indicò come quello appartenuto a Emanuela e raccontò di aver interpretato alcuni dei telefonisti anonimi entrati in contatto con la famiglia e con il Vaticano.
Il nome dell’amica è emerso soltanto dieci anni dopo, durante gli interrogatori svolti nell’inchiesta sull’omicidio di Katy Skerl, la diciassettenne trovata strangolata a Grottaferrata nel gennaio 1984. Il fascicolo era stato riaperto dopo il trafugamento della bara della ragazza dal cimitero del Verano.
Sentito dal pubblico ministero Erminio Amelio, Accetti indicò Boggiani come la donna che aveva prestato la voce alla registrazione. Gli investigatori la rintracciarono e ottennero il riconoscimento del nastro. La sua deposizione ha così fornito un primo riscontro a una parte del racconto del fotografo: Accetti conosceva davvero la persona che aveva inciso uno dei messaggi legati alla rivendicazione.
Questo elemento ha assunto un nuovo peso dopo la riapertura delle indagini sul rapimento di Emanuela Orlandi. Accetti, che per anni è stato considerato un personaggio controverso e poco attendibile, è oggi di nuovo indagato per sequestro di persona a scopo di estorsione. Nel luglio scorso è stato interrogato per circa sei ore dai carabinieri e avrebbe riportato l’attenzione proprio sul ruolo di Boggiani e sulle altre donne da lui frequentate nei primi anni Ottanta.
Accetti: "Chiedete alla Boggiani"
Nel novembre 2025 Accetti ha chiamato in causa l’amica anche durante un’intervista alla trasmissione ‘Scomparsi' di Cusano Tv. Alla domanda sul ruolo svolto nel sequestro ha risposto: "Chiedilo alla Boggiani, lei può riferire". Il fotografo l'ha definita una "reo confessa", ma l’espressione rischia di attribuirle responsabilità che non risultano accertate. Boggiani ha ammesso di aver letto un comunicato, non di aver partecipato al rapimento. La sua versione, almeno fino a oggi, è quella di una giovane ingannata da una persona di cui si fidava.
Accetti ha usato la registrazione anche per sostenere di essere stato uno dei telefonisti anonimi del caso, il cosiddetto Amerikano. A suo dire, il fatto di aver incaricato una propria amica di leggere il messaggio collegherebbe la sua figura alle rivendicazioni. Resta però da capire perché non abbia mai parlato di lei nel 2013 e abbia atteso altri dieci anni prima di indicarla agli inquirenti.
Che cosa dovrà chiarire alla commissione
L’audizione del 24 settembre potrebbe contribuire a ricostruire prima di tutto le circostanze della registrazione: dove venne realizzata, quale spiegazione diede Accetti alla ragazza e a chi fu consegnata la cassetta. I commissari cercheranno inoltre di capire se Boggiani conoscesse le persone che portarono il nastro a Boston e se ricevette altre richieste dallo stesso fotografo.
Il nodo principale riguarda la sua consapevolezza. Se la versione della donna fosse confermata, Accetti avrebbe usato una giovane amica per costruire una comunicazione destinata a depistare le indagini. In caso contrario, Boggiani potrebbe conoscere una parte più ampia dell’organizzazione nata intorno alle scomparse. A più di quarantatré anni dai fatti, la sua voce rappresenta uno dei pochi elementi concreti attribuiti a una persona identificata. Non prova chi abbia rapito Emanuela e Mirella, ma può aiutare a ricostruire la rete che produsse le rivendicazioni e a valutare il racconto di Accetti.