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Aggiornamenti sul caso Emanuela Orlandi

Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, Morassut: “Accetti come Joker, per me sono due femminicidi”

“Accetti è una sorta  di Joker della vicenda. O un emissario”. A due anni dalle prime audizioni in commissione bicamerale d’inchiesta sui casi di scomparsa di Mirella Gregori ed Emanueale Orlandi, il vicepresidente Morassut parla a Fanpage.it e ripercorre le vicende.
Intervista a Roberto Morassut
Deputato Partito democratico e vicepresidente della Commissione bicamerale d'inchiesta sui casi di scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi.
A cura di Beatrice Tominic
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Da sinistra Mirella Gregori, Roberto Morassut ed Emanuela Orlandi.
Da sinistra Mirella Gregori, Roberto Morassut ed Emanuela Orlandi.
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Sono trascorsi esattamente due anni dalle prime audizioni della commissione bicamerale d'inchiesta sui casi di scomparsa di Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi. I primi ad essere ascoltati da commissari e commissarie, a due mesi dall'inizio dei lavori dell'organo, sono stati i familiari delle due ragazzine. Il 9 maggio del 2024 hanno fatto la loro comparsa a Palazzo San Macuto Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella e, per Emanuela Orlandi le sorelle Federica, Maria Cristina, Natalina e il fratello Pietro. Da quel momento nei due anni successivi sono state ascoltate più di un centinaio di persone: a più riprese, inoltre, sono tornati anche i familiari delle due ragazzine e i legali che li assistono, l'avvocata Laura Sgrò per la famiglia Orlandi e Nicodemo Gentile per Gregori.

La scorsa settimana è stata redatta una prima relazione sui lavori della commissione con la quale viene confermata l‘inesistenza della pista basata sulla cosiddetta "tratta delle bianche". Per la prossima, invece, sono attese nuove comunicazioni da parte del presidente di commissione, il senatore Andrea De Priamo. Nel frattempo, però, tutti i commissari, deputati e senatori, si sono fatti una propria idea sulle vicende. Fanpage.it ha raccolto il contributo del vicepresidente della commissione, il deputato dem Roberto Morassut.

Roberto Morassut.
Roberto Morassut.

Intervistata da Fanpage.it in occasione dell'anniversario della scomparsa della sorella Mirella, Maria Antonietta Gregori ha dichiarato che sua sorella potrebbe esserestata vittima di un femminicidio.

Sono convinto che gli ultimi fotogrammi della presenza visibile di Mirella Gregori e di Emanuela Orlandi possano spiegare molte cose, anche se nel tempo sono rimasti opachi o mossi per errori e per deliberata volontà.

Credo che le ragazze sono andate incontro volontariamente, ingannate, verso chi le fece sparire. Penso che le due scomparse sono state vicende semplici e terribili al tempo stesso. Poi sfruttate da un torbido miscuglio di professionisti della menzogna, non meno criminali di chi commise il crimine di sottrarre le ragazze e forse ucciderle. Anche per me si tratta di due femminicidi. Ma di Mirella nessuno parlò e si interessò più di tanto fino ai primi di agosto 1983 quando fu presa e calata dentro il caso Orlandi con precise finalità depistatorie.

Maria Antonietta Gregori.
Maria Antonietta Gregori.

Fa riferimento ai mitomani, a chi si è occupato di depistare nel corso di questi decenni?

Sì. A depistare le indagini, secondo me, non sono stati i rapitori, ma altre entità interessate a sfruttare l’evento della scomparsa di Emanuela, (attratta probabilmente attratta da un vero e proprio "mister X") che come cittadina vaticana, offriva potenti spunti per manovre politiche internazionali o per lanciare segnali nel mondo della malavita romana a professionisti della menzogna. Tutto questo in un delirio di tombe aperte e poi chiuse, di ossa umane, di cassette audio taroccate, di misteri medievali, di indovinelli, di oggetti, carte, segnali e chi più ne ha più ne metta.

Fra loro secondo molte persone potrebbe esserci Marco Fassoni Accetti che avete ascoltato da poco tempo in commissione.

Accetti? È una sorta  di Joker della vicenda. Oppure un emissario. Credo poco, rispetto alle mie iniziali convinzioni, a un suo ruolo attivo perlomeno nel caso Orlandi. Dice cose attendibili forse mutuate da fonti attendibili a loro volta. E cose inattendibili. Diciamo che la sua autoaccusa già dal 2013 era basata su un elemento di inganno quando si accusò di un reato, quello di adescamento di minore, introdotto da pochi mesi nel codice penale e già prescritto: quindi di nulla. Sul flauto, invece, ho una mia idea che non posso dire perché non potrei provare al momento e che sarebbe molto sorprendente.

Marco Accetti, autoaccusatosi di aver avuto un ruolo nella scomparsa di Emanuela Orlandi (Dalla trasmissione di La7 Atlantide)
Marco Accetti, autoaccusatosi di aver avuto un ruolo nella scomparsa di Emanuela Orlandi (Dalla trasmissione di La7 Atlantide)

Questa è anche l'opinione emersa in commissione?

No, questa è la mia. La Commissione sta facendo un rigoroso lavoro cui partecipo con assoluta riservatezza per quel che riguarda accertamenti e nuovi apporti e con costante autocritica anche rispetto al mio pensiero che però sento oggi il bisogno di esternare.

La scorsa settimana è stata redatta la prima relazione, che elimina la cosiddetta pista sulla "tratta delle bianche".

Al momento la pista inglese e la pista delle ragazze scomparse sono state vagliate e cancellate da un serio lavoro della commissione che però, in questo secondo caso, ha lasciato aperto uno spiraglio di riflessione su quei casi di allontanamento che non sono stati spiegati.

Pietro Orlandi.
Pietro Orlandi.

Cosa differenzia a suo avviso i due casi?

Sulla scomparsa di Emanuela bisogna ricostruire fin dove si può sui dati di fatto col minimo della speculazione di fantasia. Le cose stanno così: all’uscita dalla lezione di canto corale poco prima delle 19,  lei doveva recarsi ad un appuntamento con la sua comitiva di cui faceva parte la sorella, ai giardini di Castel Sant’Angelo. Sarebbe andata a piedi come confermano le testimonianze di una sua amica e di un suo amico  che riferiscono che così faceva quasi sempre dopo le lezioni di musica, passando per Via Zanardelli.

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Invece come sappiamo andò verso la fermata dell'autobus.

Sì, in Corso Rinascimento, alla palina del 26 e del 70. Si è detto che avesse appuntamento col fatidico uomo Avon che non si presentò o che si sarebbe presentato con una auto nella quale lei sarebbe salita. Ma non regge.

Come mai?

In primo luogo perché Emanuela, come ben disse il papà nelle prime ore, era una ragazza gattosa e non sarebbe mai salita sulla macchina di uno sconosciuto conosciuto poco prima. Della vettura all’uscita, inoltre, non c’è mai stata traccia. Che possa essere salita sulla auto di una persona familiare o conosciuta io non lo credo perché non c’è mezza prova di questo. Mentre è certo che Emanuela si recò insolitamente e stranamente verso la fermata (posto che doveva andare a piedi dalla parte opposta) e chiese ad una amica se era il caso di prendere il 70. Poi non vi salì con le amiche e restò sotto.

Quindi cosa può essere successo?

È legittimo porsi delle domande. Aveva un appuntamento che magari non voleva far sapere? Una cosa riservata? Cosa è quello strano scarabocchio sul suo diario proprio nel giorno del 22 giugno? Lei era agitata e incerta sé salire su un bus, mentre doveva andare a piedi dagli amici. Prese il bus, per andare dove? Aveva appuntamento? Chi c’era nella zona di via Giolitti? Queste sono ipotesi che restano su uno scaffale senza poter assumere carattere di fatti reali.

Cosa successe allora quel giugno del 1983?

Nell’arco di pochi giorni accaddero cose di grande rottura nella storia italiana, non solo la sua scomparsa, a partire dall'arresto di Tortora il 17 giugno, forse il caso di errore giudiziario più clamoroso della storia italiana: un uomo dichiaratamente laico che faceva una tv moderna, ma non era amato da tutti in Rai. Poi il rapimento di Emanuela il 22 giugno. E pochi giorno dopo, il 25-26 giugno, le elezioni politiche che portarono alla prima presidenza socialista.

Un momento di grandi cambiamenti.

Il Paese viveva una sorda lotta reazionaria. Nel 1981 c’era stato l’attentato al Papa a pochi giorni dal referendum sull'aborto. L’Italia cambiava velocemente nei costumi. Craxi non era visto bene negli ambienti conservatori e all’inizio nemmeno nelle zone più conservatrici della Chiesa. Furono famose le parole del Cardinal Siri a De Mita sul fatto che i veri avversari erano i socialisti e non i comunisti. Poi, col concordato, il clima su Craxi cambiò. Ma all’inizio egli fu molto condizionato nella formazione del governo e l’ala destra della Dc gli impose Andreotti agli esteri e Scalfaro agli interni. Tutto questo non c’entra con la vicenda della scomparsa. Ma è uno scenario di fondo che ho messo lì, come un soprammobile, ogni tanto lo guardo e mi interrogo.

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Due mesi prima della scomparsa di Emanuela Orlandi era sparita Mirella Gregori.

Sì. Entrò nel bar dei De Vito, poi uscì e sparì. Aveva un appuntamento per andare da qualcuno con Sonia e poi andò da sola? È probabile, ma Sonia De Vito ha retto anche un processo per reticenza e non c’è prova di questo. Si può supporre che sia andata così, per pura logica. Se aveva un appuntamento, conseguentemente conosceva la persona presso la quale si stava recando. In ogni caso la tesi del crimine a chilometri zero appare fondatissima. Come è evidente che il suo caso è diverso da quello di Emanuela e che è stato preso e calato nel caso Orlandi per depistarlo.

Ad esempio?

Ercole Orlandi scrisse ad un certo punto delle lettere agli investigatori dicendo che sospettava del fatto che certi particolari su Emanuela assolutamente veri o attendibili e che venivano segnalati dalle telefonate e dalle lettere dei presunti rapitori potevano venire da un giro di persone vicine alla famiglia, ma ancora oggi non è possibile fare dei nomi.

Anche se papà Ercole qualcosa scrisse nelle forme più opportune del caso. Ad ogni modo se si riflette bene sul teatro dei personaggi che girarono o gironzolarono intorno alla famiglia fin dall’inizio il cerchio è molto stretto. E non mi riferisco al gruppo Meneguzzi, tesi alla quale personalmente non do alcun peso. Magari non provengono da una sola centrale, ma da diversi nuclei comunque tutti a diverso modo in grado di conoscere cose riservate su Emanuela e sulle indagini stesse in corso.

Mirella Gregori.
Mirella Gregori.

E per Mirella?

Anche per lei ci furono telefonate dell’Americano che manifestò la conoscenza di particolari personali. Ma forse in quel caso si trattava di qualcuno che era già in grado di accedere agli incartamenti delle indagini in atto.

In comune gli Orlandi e i Gregori avevano anche l'avvocato Egidio.

Fu un personaggio enigmatico. Fu proposto dal Sisde, in particolare da un dirigente, che è noto. La famiglia Orlandi voleva impegnare l’avvocato Gatti. Fu pagato dal Sisde con una parcella sconosciuta ma sostanziosa per anni e impose una clausola nel contratto con gli Orlandi in base alla quale in caso di impedimento la procura sarebbe passata al suo socio avvocato Krog. Anche i Gregori furono costretti a prendersi Egidio ma pagarono di tasca loro parcelle salatissime. Questo è un po’ curioso.

Cosa intende dire?

Egidio era legato al Sisde e al Vaticano, ma il Vaticano fu sorpreso di trovarselo a gestire quel caso. Aveva seguito il caso Bishop. Conosceva benissimo i retroscena della vicenda Calvi, IOR e maneggiava tutti i mattoncini di quella storia con ampia padronanza. Inoltre c’è chi ha fatto osservare che Maria Antonietta Gregori quando ricevette la prima telefonata dell’Americano ebbe la sensazione di riconoscervi la voce di un segretario di Egidio. Ma parliamo di fumo senza prove.

A sinistra Giovanni Paolo II, a destra Ali Agca, ritenuto il responsabile dell’attentato al papa.
A sinistra Giovanni Paolo II, a destra Ali Agca, ritenuto il responsabile dell’attentato al papa.

Il Vaticano torna ancora.

Qualche giorno dopo, il 3 luglio, arriva l'appello del Papa. Credo fosse sincero: dopo 10 giorni la possibilità che Emanuela potesse essere stata rapita ci stava. E due giorni dopo si è affacciato anche l’Americano, che deve conoscere la storia da principio, ma sembra approfittare della vicenda avendo già concluso che Emanuela è morta e usa il fatto per intervenire sul delicato capitolo dell’attentato al Papa: da una parte per spingere a liberare Agca, dall'altra per creare un clima di “vittimizzazione” del Vaticano. E quindi, in ultima analisi, a suo favore.

Da queste ricostruzioni viene escluso completamente il capitolo della Banda della Magliana.

Sì, più che altro quello di Renato De Pedis. Ma io non riesco a spiegarmi come un criminale come lui, accorto e in stretti rapporti con ambienti ecclesiastici potesse prestarsi ad una operazione di così alto rischio per recuperare soldi della mafia o per costruire un ricatto sessuale verso la cordata del Papa. Perché questa è una delle due tesi insieme al problema del recupero dei soldi della mafia è tutto dentro il caso Ambrosiano Calvi.

Enrico De Pedis.
Enrico De Pedis.

Eppure diversi personaggi della malavita romana hanno preso parola sul caso Orlandi e sulle relazioni con De Pedis e la Banda della Magliana.

Secondo me hanno l’affidabilità dei giocatori di bussolotti a Porta Portese che non dista molto dalla Magliana…. Tutte le rivelazioni alla fine hanno un fondo fragile e melmoso a partire dalle cose dette a suo tempo da Sabrina Minardi. Chi potrebbe essere un personaggio chiave, invece, a mio avviso è l'agente Gangi.

Sabrina Minardi.
Sabrina Minardi.

Come mai?

Lo descrivono come un creativo, esuberante e imprudente. Era già dentro casa Meneguzzi e Orlandi, questo è certo. Li conosceva prima del fatto e aveva una simpatia per Monica Meneguzzi. Sì buttò sul caso convinto di poter risolvere tutto da solo. Forse per fare carriera e fare colpo sulla sua fiamma, ma poi fu allontanato per la sua esuberanza dallo stesso Sisde in cui operava. È morto poco prima che la commissione iniziasse a lavorare. Quasi in contemporanea. Qualcuno ci ha visto qualche zampino.

Lei che ne pensa?

Non credo. Il caso invece è spesso un attore dei fatti. Anzi lo è sempre. Se fosse vivo potrebbe spiegare molte cose e forse offrire delle chiavi risolutive che secondo me in tasca ha sempre avuto.

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