Orlandi, Gianfranco ‘Gigetto’ Cerboni convocato oggi in commissione: lo accusarono di aver rapito Emanuela con De Pedis

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A esprimere il suo coinvolgimento nel sequestro della 15enne Sabrina Minardi e il padre di Marco Sarnataro, Salvatore: “C’erano mio figlio, De Pedis e Cerboni”, spiegò nel corso delle indagini del 2018.

Convocato per oggi, giovedì 15 ottobre 2026, Gianfranco Cerboni, detto Gigetto, esponente della Banda della Magliana, nella commissione bicamerale d'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Più volte il gruppo criminale romano è stato accostato alle vicende riguardanti soprattutto Orlandi. Per la prima volta ne parlò Sabrina Minardi, nel 2006: le sue dichiarazioni hanno contribuito a far aprire una nuova indagine.

In particolar modo, torna spesso il nome di quello che è convenzionalmente considerato il boss di maggior rilievo del gruppo, Enrico De Pedis detto Renatino. A far aumentare i sospetti, sarebbe anche il rapporto che quest'ultimo aveva con la Chiesa di Roma, tanto da guadagnarsi la sepoltura nella basilica di Sant'Apollinare.

Eppure, nel corso di questi quasi 44 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi c'è chi, oltre a De Pedis, ha fatto il nome di Cerboni a proposito del sequestro della giovane. E oggi sarà finalmente lui a fornire, davanti a senatori e deputati, la sua versione dei fatti.

Chi è Gianfranco Cerboni della Banda della Magliana detto Gigetto

Classe 1960, Gianfranco Cerboni, detto Gigetto, ha gravitato negli ambienti criminali della Capitale, con la Banda della Magliana. All'inizio degli anni Ottanta ha iniziato a stringere i primi rapporti con gli esponenti della malavita romana, fino a conoscere De Pedis. Sarebbe stato proprio lui ad introdurlo nel gruppo criminale dove, fin da subito, si è occupato soprattutto di scippi e rapine nella zona fra Testaccio e Ostiense, spesso insieme a Giorgio Paradisi, del ramo testaccino della banda.

Il suo nome, però, è salito alle cronache anche per il presunto coinvolgimento nel sequestro di Emanuela Orlandi dopo le dichiarazioni di Minardi e Salvatore Sarnataro, padre di Marco ucciso nel 2007 che, prima di morire, gli avrebbe rivelato di aver rapito Emanuela Orlandi insieme a De Pedis e a Ciletto.

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Sabrina Minardi.

Le rivelazioni di Sabrina Minardi: "C'erano anche Gigetto e Ciletto"

Come anticipato, la prima persona a parlare del presunto coinvolgimento della Banda della Magliana sul sequestro di Emanuela Orlandi è stata Sabrina Minardi, morta prima di poter essere convocata in commissione bicamerale d'inchiesta.

Nel 2006 Minardi ha riferito alla polizia una ricostruzione del presunto rapimento di Emanuela. Secondo il suo racconto, De Pedis avrebbe agito insieme ad Angelo Cassani, detto Ciletto, e a Gianfranco Cerboni, detto Gigetto. La giovane sarebbe stata poi affidata a Sergio Virtù, autista e uomo di fiducia di De Pedis, e trasferita in alcuni immobili a Monteverde e Torvaianica. Infine, sarebbe stata consegnata a un religioso che secondo la donna sarebbe potuto coincidere con l'ex presidente dello Ior Marcinkus.

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A sinistra Emanuela Orlandi, a destra monsignor Paul Marcinkus.

Come spiegato dal magistrato Giancarlo Capaldo nel libro La ragazza che sapeva troppo di Ferruccio Pinotti, le dichiarazioni di Minardi trovarono quasi subito conferme "dall'esito delle intercettazioni telefoniche che hanno riguardato Virtù e la sua compagna, nonché dai riscontri relativi ai riferimenti della Minardi all’appartamento della Mobili di via Pignatelli a Monteverde (una delle presunte prigioni di Emanuela)" dotata di enormi sotterranei che arrivavano a confinare con l'ospedale San Camillo "e alla villa al Gianicolo che sempre il De Pedis aveva regalato a quest’ultima". Fino al racconto di Sarnataro.

Le dichiarazioni di Minardi, così, inizialmente hanno portato alla riapertura del caso, ma ancora oggi c'è chi le ha giudicate inattendibili soprattutto a fronte del cambiamento di versione del suo racconto secondo cui Emanuela non fu uccisa ma imbarcata su un aereo, a Ciampino. Sulla questione, di recente, ha preso la parola anche un funzionario del ministero della Difesa, che ha scelto di restare anonimo destando ulteriori sospetti sulla veridicità della testimonianza.

Le dichiarazioni del padre di Sarnataro: "Mio figlio rapì Emanuela Orlandi con De Pedis e Cerboni"

Sulla questione legata al sequestro e a chi vi prese parte, però, si è espressa anche un'altra persona. Si tratta di  Salvatore Sarnataro, ex spacciatore in contatto con la Banda della Magliana: fece i nomi di De Pedis e Virtù, collegandoli al sequestro della quindicenne. Ascoltato dai magistrati in quattro interrogatori, fra il settembre 2008 e il dicembre 2009, ha poi raccontato anche del coinvolgimento di suo figlio, Marco, morto nel 2007: sarebbe stato proprio quest'ultimo a rivelarglielo durante un periodo di reclusione insieme a Regina Coeli, non troppo tempo dopo il 1983.

I due si sono trovati in carcere nello stesso periodo dal 3 all'8 maggio 1984 e poi nel 1987. La confidenza gli sarebbe stata fatta dopo l'omicidio di Roberto Faina, quando Marco aveva paura di poter essere ucciso.

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Enrico De Pedis ed Emanuela Orlandi.

Oltre a lui, a sequestrare la ragazza dopo averla pedinata per giorni, secondo il suo racconto, sarebbero stati Ciletto e Gigetto che, una volta prelevata la giovane, l'avrebbero consegnata a De Pedis. Secondo il giovane Sarnataro, il trio avrebbe fatto salire la quindicenne "su una Bmw berlina a piazza Risorgimento a una fermata dell’autobus senza alcun tipo di violenza" e poi l'avrebbe portata al laghetto dell'Eur. Lì ad attenderli ci sarebbe stato Virtù. Per "questa cortesia" Sarnataro avrebbe ricevuto una moto Suzuki 1100.

Cosa non torna nei racconti di Sarnataro: i dettagli e l'ambiente

Nelle deposizioni di Sarnataro padre, però, alcuni dettagli non tornano. Più volte avrebbe detto che queste rivelazioni risalirebbero al periodo di detenzione del 1984, tranne in una, nella quale, invece, ha spiegato di aver appreso queste informazioni nel 1987, quando erano stati entrambi arrestati per stupefacenti. In quel periodo, inoltre, ha ammesso di non godere di ottima salute per cui stava seguendo una forte terapia farmacologica.

A non tornare, inoltre, è il modello nella moto: Sarnataro junior non ha mai avuto una Suzuki 1100, ma una Yamaha 1100, in sella alla quale fu arrestato proprio nell'87. Questi dettagli possono essere considerati forse ricordi sbiaditi, eppure nel racconto fornito da Sarnataro qualcosa che torna c'è, dalla presenza della Bmw utilizzata da Virtù ai luoghi: dalla destinazione Eur, verosimile visto che alcuni dei fondatori del gruppo criminale all'epoca viveva lì al luogo del sequestro a piazza Risorgimento. In quest'ultimo caso, però, qualora Emanuela Orlandi avesse raggiunto piazza Risorgimento sarebbe stata vista dalla comitiva della sorella Cristina. Cosa che, invece, non è mai avvenuta.

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Giancarlo Capaldo.

I precedenti collegamenti con la Banda della Magliana

I nomi della Banda della Magliana si inseriscono dunque quasi in maniera naturale nel caso di scomparsa di Emanuela Orlandi fin dall'apertura delle indagini del 2013. In quell'anno i magistrati Giancarlo Capaldo (ascoltato in commissione un paio di anni fa, ndr) e Simona Maisto, morta nel 2022, hanno convocato tutti coloro che hanno ricevuto a vario titolo un avviso di garanzia per la scomparsa di Emanuela Orlandi.

Come riportato con chiarezza in Cercando Emanuela, libro scritto dall'avvocata della famiglia Orlandi, Laura Sgrò, si tratta del fotografo Marco Fassoni Accetti che si è autoaccusato del rapimento di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori e di don Piero Vergari, anello di congiunzione fra il Vaticano e De Pedis, già ascoltato in commissione bicamerale d'inchiesta. Diversamente, invece, non sarebbero stati convocati, "essendo per loro scaduti i termini", Cassani, Cerboni, Virtù e Minardi. Oggi Cerboni ha la possibilità di raccontare e raccontare la sua verità davanti ai commissari. E di aiutare chi indaga a fare un passo verso la verità su quanto accaduto.

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Marco Accetti.
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