Caso Orlandi, l’agente che vide Emanuela per ultimo: “Mai esistito l’uomo dell’Avon, molte cose non le ho scritte io”
"Sono 40 anni che sopporto. Prima dovevo sopportare perché avevo una divisa. Ora no, posso dire quello che mi pare", esordisce Bruno Bosco, l'ex poliziotto che fu fra gli ultimi, insieme al vigilie urbano Alfredo Sambuco, a vedere Emanuela Orlandi prima che sparisse, a pochi passi dal Senato poco prima di arrivare alla lezione a scuola di musica. Su ciò che accadde in quel pomeriggio, dopo i corsi alla Tommaso Ludovico da Victoria, vicino la chiesa di Sant'Apollinare, resta un mistero.
Una delle compagne di lezione di Emanuela Orlandi è indagata per falsa testimonianza: troppi vuoti e versioni discordanti sulla strada fatta per raggiugnere la fermata dell'autobus quel pomeriggio. Adesso, però, si aggiunge anche una nuova testimonianza del poliziotto (l'agente della polizia locale è morto anni fa, ndr) che ha messo in discussione l'esistenza di una figura ritenuta fra i personaggi chiave dell'intera vicenda: il ragazzo dell'Avon. Anche lui si sarebbe trovato lì quel pomeriggio a bordo di una macchina verde scuro. Marco Fassoni Accetti, fotografo che nel 2013 si è autoaccusato di aver rapito Emanuela Orlandi, ha sempre rivendicato di essere il ragazzo dell'Avon. "Forse quel giorno oltre me c'era anche De Pedis". Ma Bruno Bosco, a distanza di 40 anni, racconta un'altra storia.
Poliziotto rompe il silenzio dopo 40 anni: "Il ragazzo dell'Avon non esiste"
"È tutto sbagliato, quello che è scritto là, tutto sbagliato. Tutto inventato, è tutto inventato", sono le parole dell'ex poliziotto, Bruno Bosco, al giornalista Gabriele D'Angelo per Filorosso, il programma condotto da Antonino Monteleone su Rai 3. Quarant'anni fa è stato lui a ricostruire lo scenario in piazza, dopo che l'agente Sambuco aveva spiegato di aver visto Emanuela Orlandi, dopo l'uscita dalla scuola di musica, si era fermata a parlare con un uomo sceso da una "Bmw vecchio tipo color verde chiaro", parcheggiata davanti al Senato. Bosco, invece, è stato il primo a fornire l'identikit su quello conosciuto come l'uomo dell'Avon. "Parlava con una ragazza (che avrebbe identificato con Emanuela Orlandi, ndr) e le mostrava un tascapane di colore tipo militare con la scritta "Avon" contenente probabilmente prodotti cosmetici". E dopo l'incontro la ragazza sarebbe corsa verso la scuola di musica per la lezione di flauto, da dove ha chiamato la sorella Federica che, nel corso degli anni, ha raccontato di essere stata avvicinata a sua volta da un personaggio ambiguo.
Secondo alcuni il risultato della descrizione fornita dal poliziotto Bosco assomiglierebbe particolarmente allo zio di Emanuela Orlandi. Oltre a fornire l'identikit e alla prime dichiarazioni immediatamente successive alla scomparsa della giovane, però, il poliziotto non avrebbe mai aggiunto né rilasciato ulteriori testimonianze. Un circostanza ricordata più volte anche dal fratello della giovane. Almeno fino a quando, durante i lavori della commissione bicamerale d'inchiesta per i casi di scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, non è stato chiamato a parlare in una seduta che lui stesso ha chiesto interamente di secretare.
L'agente Bosco sulle dichiarazioni e l'identikit del 1983: "Quelle cose non le ho scritte io"
Dichiarazioni sull'ultimo avvistamento di Emanuela Orlandi, un identikit fornito per descrivere il "ragazzo dell'Avon", ritenuto da alcuni presunto rapitore o, almeno, persona informata sui fatti. Questo il materiale fornito da Bosco che, però, a oltre 40 anni dai fatti dice di non essersi mai occupato di niente di tutto questo nel corso della trasmissione televisiva. "Ci sono tante cose che non ho scritto io", spiega. E, incalzato dal giornalista con il verbale alla mano, poi rivela: "Quale identikit? Chi l'ha fatto mai?", lasciando trapelare ciò che fino ad oggi non è mai emerso. Quel volto, che secondo alcuni avrebbe richiamato lo zio degli Orlandi, Mario Meneguzzi, sarebbe stato disegnato a partire da un identikit che, stando a quanto rivelato dopo 40 anni da Bosco, non avrebbe fornito lui.
"Lei non sa niente. Non mi faccia essere volgare, io poi se apro la bocca la faccio scappare – aggiunge ancora Bosco – È tutto sbagliato quello che è scritto là, è tutto inventato. Pure le interrogazioni: tutto inventato. Si faccia gli affari suoi. Ma perché devo risponderle? Pensa di risolvere lei il problema? È informato chi doveva essere informato. Lei non si preoccupi", dice prima di concludere. Ma se Bosco non ha fornito l'identikit della persona davanti al Senato e se, forse, fra le dichiarazioni "totalmente inventate" c'è anche l'avvistamento di Emanuela Orlandi, chi lo ha fatto al posto suo? E per nascondere cosa?