Si torna sulla pista sessuale per la scomparsa di Emanuela Orlandi. Dopo che i medici legali hanno stabilito che non sono della studentessa sparita a Roma, 35 anni fa, le ossa ritrovate nei sotterranei della Nunziatura apostolica di Roma, Chi l'ha visto? ha proposto un servizio in cui si batte la pista del ‘sequestro a scopo di libidine'. Si tratta della prima ipotesi di reato per cui indagava l'allora pubblico ministero, Margherita Gerunda, il magistrato che decise di ritirarsi quando il caso venne fagocitato dalle teorie del complotto in Vaticano.

Felix e l'uomo dell'Avon sono la stessa persona?

Al centro dell'inchiesta dell'epoca l'uomo che avvicinò Emanuela con un'offerta di lavoro prima che sparisse. "Le avrebbero dato un compenso di 300mila lire – dice la sorella Federica Orlandi, l'ultima ad aver parlato a telefono Emanuela, all'inviata di Chi l'ha visto? – Io le ho detto che era impossibile che le dessero quella cifra e così è finita la telefonata. Emanuela mi disse che questa persona avrebbe aspettato fuori dalla scuola di musica per sapere se avrebbe accettato il lavoretto da fare il sabato successivo (avrebbe dovuto vendere prodotti Avon a una sfilata, ndr.). Nessuno poteva immaginare cosa poteva esserci dietro. Qualche giorno prima io ero sull'autobus e fui avvicinata da un uomo di nome Felix. Mi fermò chiedendomi se mi interessava fare la comparsa nel film ‘Ultimi giorni di Pompei'. Mi avrebbero pagato 100mila lire al giorno, ma io non accettai. Mi disse anche che mi avrebbe richiamato a casa, ma non lo fece", conclude la sorella di Emanuela.

Nella storia un'altra vittima

Felix era lo stesso che fece quella strana proposta a Emanuela? Era l'uomo dell'Avon? A distanza di 35 anni sembra impossibile saperlo, tuttavia è probabilmente lo stesso Felix che compare in un'altra oscura vicenda romana, quella del suicidio di uno studente di nome Alfredo. Il ragazzo si è impiccato al cancello di una villa dopo che alcuni scatti privati che lo ritraevano mentre aveva rapporti con delle donne, erano finiti su una rivista porno. "Sono uno studente universitario – scriveva nel biglietto suicida – mi sono presentato a un appuntamento per prendere materiale pubblicitario per un'offerta di lavoro. In un salottino hanno offerto a me e ad altre ragazze un aperitivo. Nel bicchiere c'era qualcosa che ha spinto le ragazze a spogliarsi e noi uomini, invitati da loro, a fare l'amore. Non mi sono accorto che ci stavano fotografando". Una proposta di lavoro, droghe e un incontro finito in tragedia: è questa la vera storia di Emanuela Orlandi?