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Lavinia investita all’asilo: “A 5 anni dall’incidente non abbiamo ancora ricevuto giustizia”

Il 7 agosto del 2018 Lavinia è stata investita nel cortile dell’asilo: aveva appena 16 mesi. Da quel momento si trova in stato vegetativo. E lei e la sua famiglia non hanno ancora ricevuto giustizia.
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A cura di Beatrice Tominic
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Lavinia nella sua cameretta, circondata dai macchinari necessari per le sue cure.
Lavinia nella sua cameretta, circondata dai macchinari necessari per le sue cure.

"Sono passati cinque anni dall'incidente. E noi ancora oggi non abbiamo ricevuto giustizia", così esordisce papà Massimo a Fanpage.it. Oggi, 7 agosto 2023, è il quinto anniversario da quando le vite della famiglia Montebove sono state stravolte dopo che la piccola Lavinia è stata investita mentre si trovava all'asilo, adibito al centro estivo.

"In aula ci aggiorneremo soltanto il prossimo 11 settembre: ci siamo lasciati con la richiesta di messa alla prova da parte della maestra che potrebbe essere assegnata ai servizi sociali. Affinché questa possibilità sia confermata, però, è necessario che dimostri di essersi pentita, avendo compreso quanto commesso. E che ci sia un risarcimento – continua a spiegare – Ma lei è ferma alla proposta di risarcimento da un euro. Una proposta provocatoria che non è mai cambiata".

Non si escludono i colpi di scena: "Queste strategie processuali rappresentano per noi un ulteriore insulto. Qualora venisse accettata la proposta, una volta svolti i servizi sociali il reato sarebbe da valutarsi come estinto e lei una persona senza precedenti penali. Potrebbe lavorare in un istituto carcerario o con ragazzi disabili: un'amara coincidenza dato che, proprio nel suo asilo, è avvenuto l'incidente che ha reso nostra figlia una bambina con gravi disabilità".

La richiesta da parte della famiglia di Lavinia resta sempre la stessa: arrivare ad una sentenza. "Dopo la forte accelerazione del processo nell'ultimo biennio, la sentenza sarebbe dovuta arrivare fra maggio e giugno. Ma non è andata così – continua Massimo – Nel frattempo da mesi aspettiamo notizie anche per la nostra denuncia per falsa testimonianza sporta nei confronti di un'amica della maestra. Faccio appello alla Procura della Repubblica di Velletri affinché si proceda senza indugio".

Resta, sempre minaccioso, il rischio che il processo vada in prescrizione: "Sono trascorsi esattamente cinque anni dal terribile incidente che le ha spezzato la vita che aveva prima: non arrivare ad una sentenza sarebbe come non avere giustizia. E avremmo perso tutti, soprattutto Lavinia", aggiunge Lara Liotta, la mamma della piccola.

"Lavinia ha compiuto sei anni a marzo, ma quest'anno non andrà in prima elementare come tutti i bambini della sua età: abbiamo dovuto presentare un certificato medico che specifica, nero su bianco, che lei non può sostenere gli impegni scolastici, neanche se affiancata da un'insegnante di sostegno – continua – Per il suo compleanno suo fratello le aveva regalato un quaderno. Ma Lavinia non potrà mai utilizzarlo: è destinato a restare bianco. E lei a restare in queste condizioni per sempre: una vita cristallizzata che, comunque, non può valere un euro".

Massimo e Lara, i genitori di Lavinia.
Massimo e Lara, i genitori di Lavinia.

La tragica mattina cinque anni fa

"Era il 7 agosto del 2018: come ogni mattina abbiamo accompagnato Lavinia e il fratellino all'asilo, adibito per questo periodo a centro estivo. Erano da poco passate le 10 quando il telefonino ha iniziato a squillare: così è cambiata la nostra vita, con una chiamata che nessun genitore vorrebbe mai ricevere". Questo è il ricordo di quella tragica giornata. La piccola, 16 mesi appena, era stata investita da un'automobile mentre si trovava nel cortile della scuola. "Poi abbiamo scoperto che si trovava da sola in quel momento: il processo dovrà accertare il perché si trovasse da sola, visto che non era autonoma e gattonava appena".

Subito dopo l'investimento la prospettiva di vita della piccola era praticamente nulla: "Ci hanno detto che sarebbe morta il giorno dopo. L'alternativa, più improbabile, era quella di continuare a vivere, ma in stato vegetativo, come si trova adesso". Oggi per quanto accaduto sono imputate la donna che ha investito la bambina, accusata di lesioni gravissime e la maestra, accusata, oltre che di lesioni gravissime, anche di abbandono di minore.

La manina di Lavinia che abbraccia un peluche.
La manina di Lavinia che abbraccia un peluche.

La bambina investita cinque anni fa

Ad investire la piccola, quella mattina, la mamma di un altro bambino che frequentava lo stesso asilo: "Non avevo visto nessuno: nel cortile non c'erano bambini e non c'erano adulti. Sono entrata con l'automobile e ho toccato la siepe, mi sono messa in posizione di uscita – ha spiegato la donna – Poi ho visto un fagotto rosa in terra: è stato in quel momento che ho riconosciuto la piccola e ho capito di averla investita".

La maestra ha sempre dichiarato di aver perso di vista la bambina soltanto per pochi attimi. Il tragico incidente sarebbe successo non appena rientrati dal giardino: "Ho dovuto accompagnare un altro bimbo in bagno: il cancelletto pedonale e la porta a soffietto non erano stati chiusi, ho lasciato Lavinia seduta per terra poco distante dalla porta e ho raggiunto il piccolo, quando sono tornata ho sentito le urla provenire dall'esterno". Ad urlare era stata la donna al volante dell'auto che aveva appena realizzato quanto accaduto.

La corsa in ospedale

Così la maestra ha raggiunto la donna in cortile, ha alzato di peso la piccola, immobile sull'asfalto ed è salita in automobile con la bimba, diretta in ospedale. Nel frattempo il fratellino di Lavinia, insieme al resto della classe, è rimasto solo con una bambina più grande, che all'epoca aveva 10 anni, nel corso del processo ascoltata in audizione protetta.

Nel corso del procedimento, inoltre, un'altra donna aveva raccontato di essere arrivata all'asilo proprio mentre le due stavano raggiungendo l'ospedale in auto: è a lei che la maestra avrebbe affidato l'intera classe durante la sua assenza. Una volta entrata a scuola, però, la donna avrebbe preferito lasciare a sua volta i bambini (fra cui suo figlio) per recarsi al lavoro: amica della maestra imputata, è stata denunciata per falsa testimonianza.

La vita dopo l'incidente

Da quella terribile giornata sono passati cinque anni. La casa in cui abitava con i genitori è stata totalmente stravolta. "Lavinia ha bisogno di macchinari che controllino la sua condizione di salute e che la aiutino costantemente. Oltre ai dispositivi, per 12 ore al giorno alcuni medici si occupano di lei: è il massimo consentito, eppure non basta. Avrebbe bisogno di un altro tipo di supporto, un'assistenza totalmente di natura ospedaliera che non c'è e non ci sarà mai".

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