La storia di Emilio, licenziato e sotto sfratto: “Sono invalido, mio nipote è disabile. Nessuno ci aiuta”

Immagine
Licenziato e costretto a lavori precari, Emilio è sotto sfratto dalla casa in cui ha vissuto per cinque anni con la madre, la sorella e il nipotina con disabilità. “Anche noi abbiamo diritto a una casa”.

Vivi anche tu in una città e hai dovuto lasciare la tua casa per far posto ai turisti? Se hai una storia di emergenza abitativa o testimonianze sul fenomeno degli affitti brevi da raccontarci, non esitare a contattarci. Scrivi all'indirizzo segnalazioni@fanpage.it o compila questo form.

Prima l'affitto in nero senza contratto, poi quello transitorio di facciata. Per quattro anni il silenzio e, alla fine, la comunicazione ad andare in tribunale per duecento euro non pagati con. il transitorio. A raccontare la sua storia oggi a Fanpage.it è Emilio (nome di fantasia, ndr) che, dopo essere stato licenziato, ha scoperto di essere in attesa di uno sfratto. "Siamo un nucleo familiare fragile: io sono invalido, mia madre ha 70 anni e vive grazie all'assegno sociale. Nel corso degli ultimi anni è tornata a casa dal nord anche mia sorella, vittima di violenza domestica. E con lei ha portato mio nipote con disabilità", spiega a Fanpage.it.

La situazione che sta vivendo lo sta mettendo a dura prova. "Dopo quattro anni di silenzi, la doccia fredda e lo sfratto. E come se non bastasse, proprio in quel periodo, sono stato licenziato. Qualche tempo dopo ho trovato un nuovo lavoro. Ma è sempre precario. Tutto ciò che stiamo vivendo è una situazione di precarietà e preoccupazioni".

La storia: "Costretti a un affitto in nero, rischiamo di perdere tutto"

"Dopo una lunga ricerca, abbiamo trovato un appartamento. Cercavamo un affitto a lungo termine, ma i proprietari sono stati chiari con noi: Non faremo contratti, non deve risultare da nessuna parte: deve essere tutto pagato in nero, ci ha detto. Alla fine sono riusciti a convincere mia madre a firmare un contratto transitorio della durata di un anno trascorso il quale è iniziato un lungo periodo di silenzio. Noi volevamo un contratto valido, loro il pagamento in nero. La situazione è terminata con noi che siamo rimasti in quella casa per quattro anni, fino a quando non siamo stati chiamati in Tribunale".

Secondo quanto raccontato da Emilio, il motivo era semplice. "Ovviamente della volontà di un contratto di affitto a lunga durata non c'era neanche l'ombra. Ci hanno chiamato in tribunale perché una rata di pagamento era rimasta in parte insoluta nel periodo in cui era ancora valido il contratto transitorio di un anno – spiega – A fronte di 500 euro mensili di affitto, hanno deciso di troncare ogni rapporto prima che consegnassi loro gli ultimi duecento euro. Inutile dirlo, a poco è servito precisare che noi avevamo richiesto la regolarizzazione del contratto. Il tribunale ha dato ragione a loro perché gli dovevamo quei soldi".

Il supporto: "Abbiamo chiesto aiuto, ma ancora non sappiamo come finirà"

Per cercare di trovare aiuto, Emilio si è rivolto agli attivisti di Asia Usb. "La sua storia rappresenta uno spaccato delle situazioni drammatiche vissute nel nostro Paese. Il fenomeno, ormai, non si ferma più alle grandi città: anche la provncia, con cittadine come Ardea, Nettuno e Fiumicino, storicamente meno investite dagli sfratti, oggi vedono una crescita del problema, che si sta facendo sempre più serio", spiega a Fanpage.it Maria Vittoria Molinari di Asia Usb.

"Non si possono lasciare le persone senza una casa. La situazione ormai è esplosa e trovare una soluzione è sempre più difficile: anche chi ha la possibilità di pagarsi l'affitto non riesce a trovare un'alternativa. Molti sfratti sono per fine locazione: i proprietari decidono di vendere oppure di scegliere di destinare l'immobile a un altro uso, magari per fare un Bed and Breakfast".

Lo sfratto: "Siamo una famiglia fragile: non sappiamo che fine faremo"

Così sono scattate le pratiche di sfratto: "La notizia è arrivata lo scorso dicembre ed è stato avviato l'iter di sfratto. Non hanno potuto agire subito perché siamo una famiglia fragile: due persone con disabilità di cui un minore, una donna che ha subito violenza e una donna anziana. Ma sappiamo che da un momento all'altro ci manderanno via. Dove non lo sappiamo ancora", aggiunge preoccupato. "Dobbiamo trovare un luogo per una nuova residenza, necessaria ancora di più perché mia madre vive dell'assegno sociale e senza residenza rischia di perderlo", continua.

"Sono molto arrabbiato adesso. Con mia madre che ha firmato il contratto transitorio senza neanche dircelo e con i proprietari di casa: il loro unico scopo è stato quello di arricchirsi a nostre spese finché hanno potuto, senza tutele né garanzie – continua Emilio – Noi abbiamo chiesto con insistenza un contratto regolare che non fosse in nero: avendo difficoltà economiche in famiglia, poteva farci comodo anche per chiedere eventuali bonus o contributi pubblici. Poi abbiamo cercato un'altra sistemazione, ma senza trovarla. I prezzi sono davvero altissimi e le garanzie richieste troppe. Spesso arrivano porte in faccia anche quando vengono presentati contratti a tempo indeterminato. E chi non ha garanzie o aiuti esterni come fa? Non abbiamo diritto anche noi a una casa?"

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views