Torre di Pasolini, l’attore che l’ha comprata sotto sfratto: “Mi cacciano da casa senza una sentenza definitiva”
Da ieri 8 ottobre l'attore Gabriele Gallinari può essere costretto a lasciare la Torre di Chia, l’ultimo rifugio di Pier Paolo Pasolini nel Viterbese che ha acquistato dalla cugina ed erede del poeta. È scaduto infatti il termine di 30 giorni fissato dalla Regione Lazio per liberare il complesso e consentirne la reintegra in favore dell'Università Agraria di Chia, un ente privato che gestisce beni demaniali. Per Gallinari quella torre e le case annesse sono la sua prima casa, e non le ha lasciate: ha presentato ricorso al Tar chiedendo di sospendere il provvedimento in attesa della decisione definitiva sulla proprietà. Ora attende che venga fissata l’udienza, mentre l’Università Agraria contesta la sua ricostruzione e sostiene che la Regione non stia espropriando un privato, ma semplicemente dando esecuzione a una sentenza di primo grado ancora efficace. La disputa per la terra medievale, che anziché in un romanzo epico cavalleresco si svolge fra pec e aule di tribunale, prosegue.
Trenta giorni per lasciare la sua prima casa senza alcun indennizzo
"Ieri scadevano i trenta giorni che mi sono stati concessi per lasciare la mia prima casa, quella che ho salvato a mie spese dalla rovina con un acquisto regolare quando nessuno la voleva", ha raccontato Gallinari in un nuovo video registrato dalla torre. "La mia casa, tutti i soldi spesi, la mia vita". Gallinari ha acquistato il complesso nel 2020 da Graziella Chiarcossi, cugina ed erede di Pasolini, dopo aver venduto la propria abitazione a Roma. In un'intervista rilasciata a Fanpage.it nelle scorse settimane aveva raccontato di aver pagato circa 775mila euro per l'acquisto, e di essere arrivato a investire complessivamente circa 1,1 milioni di euro con ristrutturazione e restauro. I lavori, ha spiegato, sono stati eseguiti sotto la supervisione della Soprintendenza. La torre, vincolata come bene culturale, era stata riaperta alle visite attraverso una convenzione con il Comune di Soriano nel Cimino e aveva ospitato negli anni eventi, scuole, reading e iniziative culturali.
La vicenda ruota attorno a un nodo giuridico che da anni divide le parti: la Torre di Chia e il terreno che la circonda sono una proprietà privata oppure fanno parte di un patrimonio collettivo gravato da usi civici? Su questo punto è intervenuta nel 2025 una sentenza del Commissario per la liquidazione degli usi civici, che ha riconosciuto la natura collettiva del bene e disposto la reintegra. Gallinari ha impugnato quella decisione davanti alla Corte d’Appello di Roma, ma l’udienza di merito è fissata nel 2028 e, nel frattempo, la richiesta di sospenderne gli effetti è stata respinta.
Gallinari resta nella Torre e ricorre al Tar
A inizio settembre la Regione Lazio gli aveva notificato un provvedimento con cui gli concedeva 30 giorni per lasciare il complesso. Quel termine è scaduto e Gallinari ha deciso di restare. Nel frattempo ha presentato ricorso al Tar chiedendo di sospendere la reintegra fino a quando non sarà chiarito definitivamente a chi appartenga il bene. "Sento parlare di interesse pubblico", dice. "E allora chiedo: interesse pubblico non è anche e soprattutto la tutela del diritto alla proprietà, del diritto alla casa, dell’affidamento che il cittadino fa nelle istituzioni?". Il punto su cui insiste è soprattutto uno: perché procedere ora, prima che il giudizio sia arrivato alla conclusione? "Perché tanta urgenza nel cacciarmi via dalla mia prima casa prima ancora che la sentenza sia definitiva, se la proprietà è ben custodita ed è già aperta al pubblico?".
L’Università Agraria: "Non è un’espropriazione"
La versione dell’Università Agraria di Chia è però opposta. L'ente al momento non ha risposto ai tentativi di Fanpage.it di contattarlo, ma in un comunicato di sei giorni fa ha scritto: "Gallinari ha iniziato e proseguito i lavori consapevole delle rivendicazioni demaniali avanzate ", si legge nel comunicato, e che quindi abbia deciso di investire assumendosi il rischio di una futura decisione sfavorevole. Secondo l’ente, le spese sostenute e le aspettative del proprietario non possono prevalere sui diritti che il giudice ha riconosciuto alla collettività di Chia.
L'ente contesta inoltre l’uso del termine espropriazione, adottato più volte da Gallinari per descrivere ciò che sta accadendo. A loro giudizio, la Regione starebbe semplicemente eseguendo "l’ordine impartito dal Commissario per la liquidazione degli usi civici" con la sentenza del 2025. "La reintegrazione dell’intero compendio, fabbricati compresi, dà attuazione al riconoscimento di un’appartenenza preesistente. Presentarla come un’espropriazione oscura il significato della decisione", sostiene l’Università Agraria.
Tradotto dal linguaggio giuridico: secondo l’ente, non si starebbe togliendo oggi a Gallinari un bene che gli appartiene, perché la sentenza di primo grado avrebbe accertato che quel complesso faceva già parte del patrimonio collettivo. È proprio questo, però, il punto che Gallinari contesta e sul quale è ancora pendente il giudizio d’appello.
Il mancato esercizio della prelazione dello Stato
Uno degli argomenti utilizzati da Gallinari riguarda anche il comportamento delle istituzioni al momento dell’acquisto. Prima della compravendita, racconta, il Comune di Soriano nel Cimino aveva rilasciato un certificato che escludeva la presenza di usi civici e lo Stato aveva rinunciato ad acquistare il bene esercitando la prelazione prevista per gli immobili sottoposti a vincolo culturale.
Per l’Università Agraria, però, neanche questo dimostra che il complesso fosse effettivamente privato: "Il mancato esercizio della prelazione statale nel 2021 riguardava la scelta dello Stato di acquistare il bene: non certificava la validità del titolo privato e non cancellava i diritti della popolazione". L’ente sostiene inoltre che, se Gallinari ritiene di aver subito un danno per aver acquistato e restaurato il complesso confidando nella validità degli atti, potrà chiedere eventuali risarcimenti a chi sarà ritenuto responsabile. Ma, sottolinea l'ente, quelle responsabilità non possono essere scaricate sulla comunità di Chia.
La petizione supera le 25mila firme
Intanto la vicenda è uscita dai tribunali ed è diventata anche una battaglia pubblica. La petizione "Pasolini ‘abusivo'? Salviamo la sua torre!", lanciata da Gallinari su Change.org, ha superato le 25.400 firme. L'appello chiede alle istituzioni di fermare la reintegra almeno fino alla conclusione definitiva della causa e, nel caso in cui venisse confermata la natura collettiva del bene, di riconoscere a Gallinari un indennizzo per quanto speso. A sostegno della sua posizione sono intervenuti anche nomi del cinema e della cultura come Liliana Cavani, Marco Tullio Giordana e Dante Ferretti, scenografo amico di Pasolini che ha disegnato gli immobili costruiti affianco alla torre. "Avere superato in così pochi giorni venticinquemila firme è una cosa importante", commenta Gallinari. "La gente si rende conto di cosa sta accadendo e attraverso la firma esprime la sua opinione".
La Torre che Pasolini scelse come rifugio
La vicenda assume un valore particolare anche per la storia del luogo. Pasolini scoprì Chia negli anni Sessanta durante le riprese de Il Vangelo secondo Matteo e in seguito acquistò il complesso medievale, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Oggi anche sul nome stesso del poeta, scrittore e regista si gioca questa battaglia. Secondo la sentenza di primo grado su cui l’ente fonda la propria rivendicazione, infatti, la torre e i fabbricati sarebbero sempre appartenuti al demanio collettivo: seguendo questa ricostruzione, sostiene Gallinari, anche Pasolini, i suoi eredi e i precedenti proprietari avrebbero occupato abusivamente il complesso.
Ed è proprio qui che Gallinari vede una contraddizione: mentre l’Università Agraria rivendica la natura collettiva della torre e contesta la proprietà privata del bene, utilizza il nome, l’immagine e il legame di Pasolini con quei luoghi per promuovere il Parco delle Cascate di Chia, accessibile con un biglietto a pagamento (tranne per i membri dell'ente e le loro famiglie). Secondo Gallinari, l’ente avrebbe aperto il parco nel bosco demaniale due mesi prima di avviare la causa e avrebbe usato anche immagini della torre nella promozione delle proprie attività. "Ha agito in giudizio per far dichiarare Pasolini abusivo a casa sua e, nello stesso tempo, utilizza il suo nome e la sua immagine per vendere un biglietto d’ingresso", aveva raccontato a Fanpage.it. L’Università Agraria, dal canto suo, sostiene che la gestione del patrimonio collettivo e la sua fruizione rispondano all’interesse pubblico e alla tutela dei beni della comunità. Il romanzo cavalleresco non finisce qui.