Malato di tumore sotto sfratto col figlio a Roma: “La proprietà vuole 100mila euro, non so come fare”
Nicola ha 48 anni, è un malato oncologico e invalido al 100 per cento. Martedì 3 novembre rischia di essere sfrattato per morosità dalla casa di piazza Vinci a Roma in cui vive da oltre dieci anni insieme al figlio, maggiorenne che frequenta l'ultimo anno in un liceo della zona. In suo sostegno è stato convocato un presidio a cui hanno aderito molte associazioni, da Nonna Roma alla Rete degli Studenti, e anche il Municipio III, che ha provato in questi mesi a mediare con la proprietà, che chiede arretrati fino a 100mila euro, ma senza successo. "La pandemia di Covid ha distrutto la mia attività proprio quando stava cominciando a funzionare bene", racconta Nicola a Fanpage.it. "In quel periodo mi sono anche ammalato".
Nicola a rischio sfratto dalla casa in cui abita dal 2018
Quando è andato a vivere nell'appartamento del quartiere Nuovo Salario, la vita di Nicola era molto diversa. "Nel 2015 ho deciso di mettermi in proprio e ho aperto una società", spiega. "Si chiamava SOS Terza Età e si occupava di accompagnare persone anziane e persone con piccole disabilità alle visite mediche e in ospedale. Offrivamo anche servizi di assistenza domiciliare e ospedaliera". Il lavoro inizia a ingranare qualche tempo dopo, nel 2017. Così, nel 2018, insieme all'ex moglie e al figlio decidono di trasferirsi nell'appartamento di piazza Vinci.
Il canone è di 1050 euro al mese, a cui si aggiungono le spese condominiali. Non una cifra bassa, ma il lavoro iniziava a dare soddisfazioni e il futuro sembravaa roseo per Nicola. "Per i primi anni è andato tutto bene. Ho sempre pagato regolarmente, spesso anche in anticipo, senza avere alcun problema", racconta. "Poi la mia situazione è cambiata completamente".
Nel 2021 la sua attività messa in ginocchio dal Covid
L'anno che ha sconvolto la vita del 48enne è stato il 2021. Innanzitutto si è separato dalla moglie. Il divorzio è stato consensuale e i due si sono accordati per un affidamento congiunto del figlio, che è rimasto a vivere con Nicola per non lasciare la zona e la scuola in cui aveva iniziato a crearsi amicizie importanti. "Ci tenevo che continuasse a stare nella sua casa, perché aveva la scuola proprio qui davanti, i suoi amici e tutte le sue abitudini. La madre, invece, ha lasciato l'appartamento", racconta.
Nicola è stato anche investito dalla pandemia di Covid, che ha messo in ginocchio la sua attività. "Lavoravamo soprattutto con persone anziane e con disabilità, offrendo accompagnamenti e assistenza domiciliare – continua -. Con l'emergenza sanitaria tutte queste attività si sono praticamente fermate e la mia società non è più riuscita a ripartire". Non solo. Ha contratto il virus due volte, in una delle quale si è ammalato di una polmonite interstiziale bilaterale che gli ha lasciato serie conseguenze sulla condizione di salute.
L'accordo per un canone ridotto e la richiesta degli arretrati
Da quel momento ha iniziato ad avere difficoltà a pagare l'affitto. "Quando mi sono trovato senza lavoro, ho chiesto alla proprietà di ridurre temporaneamente il canone da 1.050 a 700 euro al mese. Avevo ancora dei risparmi e pensavo che, pagando una cifra più bassa per qualche tempo, sarei riuscito a superare il momento di difficoltà". La proprietà, che conta molti appartamenti a Roma e possiede l'interezza di quattro numeri civici nella sola piazza Vinci, ha acettato. "Dopo circa un anno, però, nel 2022, mi hanno chiesto di tornare a pagare 1.050 euro e di restituire anche tutte le somme arretrate".
Al momento della richiesta di sconto Nicola era convinto che la sua azienda sarebbe ripartita con la fine della pandemia, ma putroppo non è successo. "Quando nel 2022 mi hanno chiesto di restituire gli arretrati, ero nel momento peggiore: avevo finito i risparmi e continuavo a non lavorare. Ho spiegato la situazione, ma non siamo riusciti a trovare un accordo".
La scoperta del cancro
La situazione del 48enne si è aggravata poco dopo. Nel 2024 una Tac gli ha trovato un carcinoma maligno di primo grado al rene. È stato sottoposto a un intervento chirurgico in cui gli viene asportato l'organo. Il cancro si è lasciato degli strascichi. Oltre a essere seguito da controlli oncologici periodici, ha affrontato altre operazioni: "Mi hanno tolto la cistifellea e sono stato operato anche per alcune ernie comparse dopo il primo intervento", racconta.
Le condizioni di salute di Nicola sono peggiorate ancora e ad aprile 2025 gli è stato trovato anche un nodulo al polmone. "Inizialmente aveva margini regolari, mentre successivamente ha cambiato forma ed è diventato sospetto". Le dimensioni limitate spingono l'oncologa ad optare per una terapia e a non operare, ma il prossimo 19 novembre Nicola dovrà sottoporsi a una nuova Tac per verificare se ha dato i frutti sperati. In tutto questo si aggiungono altre patologie che si sono accumulate fra Covid, operazioni e la pressione di un debito che continuava a salire. "Ho una cardiopatia medio-grave, problemi alla colonna vertebrale e una sindrome ansioso-depressiva severa, per la quale sono seguito e ho una certificazione medica – aggiunge Nicola -. Recentemente mi è stata diagnosticata anche una sindrome delle apnee ostruttive del sonno molto grave. Da gennaio 2027 dovrei iniziare a utilizzare un dispositivo che mi aiuterà a respirare durante la notte".
L'invalidità e una pensione che non basta a sostenersi
L'Inps gli ha riconosciuto un'invalidità civile del 100 per cento che gli da diritto a circa 760 euro di pensione. A questi si aggiungono circa 500 euro dell'Assegno d'Inclusione (Adi), che può essere utilizzato per spese essenziali. "In totale ho a disposizione circa 1.200 euro al mese, con i quali devo mantenere me stesso e mio figlio", continua stremato. "È evidente che con queste entrate non posso permettermi di pagare un affitto che, considerando il recupero di quando avevo chiesto di ridurre il canone, arriva a circa 1.300 euro al mese". Figuriamoci per coprire il danno economico che gli contesta la proprietà, tra gli 80 e i 100mila euro, o il debito che Nicola ritiene effettivo, circa 50mila.
Gli anni in cui non riesce a pagare l'affitto sono stati caratterizzati anche da un costante tentativo di mediazione con la proprietà, che non è voltua venire incontro a Nicola. ""Anche se domani riuscissi a trovare tutti i soldi, credo che vorrebbero comunque mandarmi via. Durante un'udienza li ho sentiti anche pronunciare una frase del tipo: ‘Preferiamo dare casa a un terrorista dell'Isis piuttosto che lasciarla a lui'". In supporto di Nicola è intervenuto anche il Municipio III di Roma Capitale, e in particolare l'assessore Luca Blasi, che sta cercando una soluzione abitativa alternativa. "So che si sta muovendo anche l'assessorato capitolino alle Politiche abitative. Sono davvero disperato, perché non so dove andare".
La domanda per una casa popolare ancora senza risposta
Intanto, nella situazione di assoluta emergenza in cui si trova da anni, Nicola ha presentato richiesta per una casa popolare circa un anno e mezzo fa, "anche perché volevo trovare una soluzione regolare e non creare ulteriori problemi alla proprietà", aggiunge. Ammesso in graduatoria e idoneo ad avere al più presto un alloggio di edilizia residenziale pubblica, "il problema – specifica – è che non so quanto tempo dovrò aspettare. Non credo che avrò una casa in tempi compatibili con l'urgenza dello sfratto".
Prima che la speranza possa concretizzarsi in quattro mura, si prospetta il vuoto. "Io non ho nessun posto dove andare, nessuno che possa ospitarmi. Mio figlio dovrebbe probabilmente tornare a vivere con la madre, ma sta per diplomarsi al liceo, che si trova proprio davanti a casa nostra. Qui ha la scuola, gli amici e tutta la sua vita. Per me sarebbe una tragedia doverlo allontanare da questo ambiente proprio adesso".
Il presidio in solidarietà a Nicola: "Chiedo solo di non essere lasciato senza un tetto"
La storia di Nicola racconta anche di una condizione generale della precarietà abitativa in cui vivono moltissimi romani. Dalla speranza e una società ben avviata al baratro di uno sfratto. Domani alle 6.00 in piazza Vinci, in difesa di Nicola, si alzerà un "muro popolare", come è stata rinominata l'iniziativa lanciata da Blasi, Nonna Roma (che gestisce lo sportello per il welfare abitativo Ada nel III Municipio) e a cui parteciperanno molti collettivi e associazioni studentesche del territorio.
"Complessivamente, nel corso degli anni, ho versato alla proprietà circa 50mila euro di affitti. Quando mi sono trovato in difficoltà, ho cercato di ottenere una casa popolare seguendo tutte le procedure previste", continua Nicola a Fanpage.it, chiedendo tempo e aiuto. "La disperazione, oggi, potrebbe anche portarmi a pensare di occupare un appartamento vuoto. Ma io ho sempre cercato di fare tutto secondo la legge. Non chiedo di non pagare i miei debiti – conclude l'appello del 48enne -. Chiedo soltanto di non essere lasciato senza un tetto".