Pasolini, l’avvocato che ha fatto riaprire il caso: “Pelosi fu messo in mezzo, il movente nelle sue ultime opere”
Un omicidio di più di cinquant'anni fa, una vittima che nell'Italia di allora scuoteva e destava scandaloe una verità giudiziaria che potrebbe essere stravolta. La procura di Roma riaprirà le indagini sulla morte del poeta, scrittore, regista Pier Paolo Pasolini, ucciso il 2 novembre 2025 all'idroscalo di Ostia. Tutto parte da un esposto presentato dall'avvocato Stefano Maccioni, in rappresentanza dell'Ordine dei giornalisti del Lazio, del regista David Grieco e dello scrittore Giovanni Giovannetti, che ha parlato di "nuovi elementi raccolti". L'esposto, spiega Maccioni a Fanpage.it, "si basa su un'attività di indagine fatta privatamente. Non posso ancora rivelare per non compromettere il lavoro degli investigatori quello che è il contenuto", aggiunge.
Chi ha ucciso Pasolini? "Il 17enne Pelosi messo in mezzo"
Cardine dell'impianto di indizi messo insieme è rispondere alla domanda ‘Chi ha ucciso Pasolini?'. Quesito che a livello giudiziario ha trovato la sua risposta in Giuseppe Pelosi, detto Pino, ragazzo all'epoca diciassettenne che avrebbe ucciso il regista dopo aver rifiutato le sue avances sessuali. "Noi riteniamo che Pino Pelosi sia stato del tutto messo in mezzo", commenta Maccioni. Trent'anni dopo il delitto, durante la sua versione durante la trasmissione ‘Ombre sul giallo' di Franca Leosini, Pelosi ha ritrattato la sua confessione e ha raccontato di essere stato minacciato di non dire nulla da tre uomini.
Il reo confesso è morto nel 2017, perciò, aggiunge Maccioni, "occorre ricostruire tutto ciò che gravita intorno a Pelosi, a partire dal fatto se fosse effettivamente lui al ristorante Biondo Tevere con Pasolini la sera prima. Risulta, come testimoniato dai proprietari, che con il poeta ci fosse un ragazzo con i capelli biondi lunghi", mentre il giovane Pelosi li aveva neri e ricci. "C'è poi da analizzare quanto successo dopo la sua testimonianze e i personaggi che sono entrati in contatto con lui".
L'avvocato Maccioni: "Il movente? Da ricercare nelle sue ultime opere"
Uno o più nuovi colpevoli da trovare, quindi. Così come un nuovo movente, che, secondo l'avvocato Maccioni, sarebbe più legato all'attività artistica di Pasolini in quel periodo. "Quello che mi preme quello che mi preme precisare – spiega – è che, come ho sempre detto da quando me ne occupo dal 2009, l'omicidio Pasolini non si può comprendere se non si vede con gli occhiali del 1975", sottolinea il legale il cui esposto ha fatto riaprire il caso. "Occorre vedere in quel periodo storico che cosa Pasolini stesse facendo, a cosa stesse lavorando: il film Salò o le 120 giornate di Sodoma, il libro Petrolio e e gli articoli che stava scrivendo. Ripartendo da lì si può inquadrare esattamente, secondo me, anche il movente dell'omicidio".
A trent’anni dalla morte di Pasolini, alla ritrattazione di Pino Pelosi si è aggiunta la testimonianza di Sergio Citti, amico e collaboratore del regista, secondo cui alcune copie di Salò o le 120 giornate di Sodoma sarebbero sparite e Pasolini avrebbe potuto incontrare ambienti criminali per trattarne la restituzione. Un’altra ipotesi ha invece collegato l’omicidio alle tensioni nel settore petrolchimico tra Eni e Montedison e agli interessi di Pasolini per i dirigenti Enrico Mattei ed Eugenio Cefis, figure centrali di Petrolio, il romanzo-inchiesta pubblicato postumo nel 1992. Alcuni autori, come Gianni Borgna e Carlo Lucarelli, hanno ipotizzato che proprio le sue ricerche sui rapporti tra potere economico, politica e stragismo possano essere state all’origine della sua uccisione.