Torre di Pasolini espropriata all’attore che l’ha comprata: “Venduta dagli eredi, speso un milione di euro per il restauro”
Dall'alto dei 42 metri di questa torre isolata, che svetta sui faggi e sui castagni dei boschi di Chia, frazione di Soriano nel Cimino, nel Viterbese, Pier Paolo Pasolini ha ripreso la scena del battesimo nel suo film del 1964 Il Vangelo secondo Matteo. Una costruzione medievale in stile ghibellino di cui lo scrittore si innamorò al punto da decidere, poco dopo, di comprarla per farne il suo rifugio. Oggi quel complesso, di cui fanno parte anche due case fatte costruire ex novo da Pasolini e disegnate dallo scenografo Dante Ferretti, è al centro di uno scontro legale durissimo che vede contrapposto il proprietario, l'attore Gabriele Gallinari che l'ha comprata dalla cugina del regista e poeta, e l'Università Agraria di Chia, un ente privato che gestisce beni demaniali. Dopo che è stata pronunciata la sentenza di primo grado, a Gallinari è stato notificato l'esproprio: "L'8 ottobre dovrò lasciare casa mia – spiega a Fanpage.it -. E questo è bene ricordarlo: per me è la prima casa. Io ci vivo da cinque anni".
La Torre di Chia, da Pasolini all'attuale proprietario
Eppure, questa torre e le case sottostanti, che nei primi anni Settanta hanno ospitato nomi come Dacia Maraini, Michelangelo Antonioni e Bernardo Bertolucci, l'attore le ha regolarmente acquistate nel 2020 da Graziella Chiarcossi, cugina molto cara a Pasolini a qui era stata lasciata in eredità e che l'ha curata per quasi cinquant'anni: "Intorno al 2019 questo luogo aveva nuovamente bisogno di un'opera di restauro molto importante – racconta Gallinari -. Chiarcossi, ha ritenuto di non potersi fare carico ancora di questo impegno, per cui ha cercato per circa un anno di interessare le istituzioni all'acquisizione del bene, ma non ha avuto successo. Quindi nel 2020 ha deciso di metterlo in vendita. La casa è rimasta in vendita per diversi mesi. Io l'ho trovata su un comune sito di annunci. Era totalmente fuori dai miei programmi: io non avevo deciso di andare a vivere in campagna". Nonostante questo, l'attore se ne è innamorato. "Ho pensato che meritasse di essere salvato. Questo posto stava andando incontro al degrado perché nessuno lo voleva. Non lo avevano voluto le istituzioni e non lo volevano i privati, anche perché sappiamo bene che una dimora storica non è una cosa facile da mantenere. È un impegno per la vita, in cui tu metti costantemente del denaro nel tentativo di prendertene cura, perché sono oggetti estremamente fragili".
Infatti, ci ha investito tanti soldi: 775mila per l'acquisto che sono diventati 1,1 milioni di euro con anche i lavori di restauro. "Sono anche stato invitato dalla Soprintendenza come relatore a due convegni, perché il restauro che ho eseguito di questa casa è stato considerato un esempio di buon restauro". In fase di acquisto, per cui Gallinari vende la sua prima casa a Roma, non si sarebbero verificati impedimenti e non sarebbero emersi cavilli legali. "Ho ottenuto la certificazione del Comune di Soriano nel Cimino che esclude la presenza di usi civici e lo Stato rinuncia all'esercizio della prelazione, perché nel frattempo il bene nel 2001 era stato vincolato dalla Soprintendenza del Ministero per i Beni Culturali".
Le aperture al pubblico e le visite turistiche
Appena entrato in possesso del bene, il nuovo proprietario ha subito firmato con il Comune di Soriano nel Cimino una convenzione per riaprirlo al pubblico secondo le stesse modalità con cui lo faceva Graziella Chiarcossi. Ma sarebbero anche aumentati gli eventi culturali a titolo gratuito qui dove Pasolini scrisse Petrolio e parte delle Lettere Luterane, in particolare con le reti Dimore Storiche Italiane e Dimore Storiche del Lazio. "Ogni anno, poi, una scuola steineriana belga ci manda due classi, così come vengono dei licei italiani. Insomma, reading, concerti, tutto ciò che pensavamo potesse avere un senso fare in questo luogo", aggiunge.
L'inizio del contenzioso sulla Torre di Pasolini
Nel 2022 l'Università Agraria di Chia, un ente privato agrario, che conta circa 120 iscritti e che gestisce beni demaniali e in particolare il bosco che circonda la proprietà oltre le mura medievali alte sette metri, ha agito in giudizio nei confronti di Gallinari. "Sostengono che la proprietà sia gravata da uso civico e quindi la rivendica a titolo gratuito". La questione è arrivata in Tribunale. In primo grado il giudice ha nominato un consulente tecnico d'ufficio. "Il professor Sandro Notari ha svolto cinque mesi di ricerche e redatto una relazione di 87 pagine che conclude confermando la certificazione che aveva emesso il Comune: escludendo la presenza di usi civici e affermando che la proprietà è privata". spiega il proprietario della Torre. Nonostante questo, però, il giudice ordina alla Regione Lazio di eseguire immediatamente quella che è chiamata ‘reintegra', cioè l'esproprio a titolo gratuito di terreni e fabbricati. "Il giudice si è discostato totalmente dalle conclusioni del suo tecnico di fiducia senza motivarne il perché", lamenta Gallinari.
La ricostruzione per cui la torre era sempre stata un bene privato, sin dalla sua costruzione, sarebbe stata elaborata anche dal Ministero della Cultura. "In un'interrogazione parlamentare in cui lo Stato ha spiegato le motivazioni per le quali non esercitava la prelazione – dice Gallinari – il ministro ha ribadito che la Torre di Pasolini è sempre stata una proprietà privata e la vendita da un privato a un altro privato significa semplicemente mantenere lo status quo". Inoltre, nonostante l’acquisto, il restauro e la manutenzione ‘in buona fede', non gli è stato riconosciuto nessun tipo di indennizzo delle migliorie.
"Non mi danno nessun indennizzo, anzi sarei stato abusivo per tutti questi anni"
Il proprietario ha impugnato la decisione davanti alla Corte d’Appello di Roma, sezione specializzata in usi civici. La prossima udienza è stata fissata nel 2028. La richiesta di sospendere nel frattempo la sentenza di primo grado è stata però respinta, perché non ci sarebbe il ‘periculum', cioè "non sarebbe grave togliere una prima casa a una persona perché è un danno eventualmente risarcibile economicamente – racconta Gallinari – Però, in questo caso, nessun risarcimento era stato previsto".
A inizio settembre scorso gli è stata notificata dalla Regione Lazio la conferma dell'esproprio che gli dà 30 giorni di tempo per lasciare la torre, cioè la sua prima casa. "Non soltanto vengo mandato via senza indennizzo, ma vengo condannato io al pagamento di un indennizzo a favore dell'ente privato, come se in questi anni avessi occupato abusivamente la casa". Secondo il principio della sentenza di primo grado, però, sarebbero stati abusivi anche gli eredi di Pasolini, Pasolini stesso, i precedenti proprietari e a ritroso nei secoli precedenti sino al Principe Borghese.
"Sto subendo l‘esproprio della mia prima casa senza attendere i tre gradi di giudizio che l'ordinamento italiano prevede – dice Gallinari -. Ho la possibilità di fare ricorso al TAR chiedendo la sospensione di questo provvedimento di reintegra, ma la cosa terrificante e paradossale è che, per poter chiedere il risarcimento a qualcuno, cioè a chi mi ha venduto, al notaio che ha rogitato, al Comune che ha certificato, io dovrò aspettare invece che la sentenza sia definitiva, ovvero la Cassazione, quindi almeno altri sei-sette anni".
L'ente che si dovrebbe occupare di agricoltura
Ma cosa vorrebbe l'Università Agraria di Chia dalla Torre Pasolini? In primo grado ne ha ottenuto l'uso civico, un istituto di origine medievale abolito in gran parte d'Europa che garantisce alle popolazione locali di poter svolgere attività come il taglio della legna o la pastorizia in un terreno privato. "Però qui viene la cosa più interessante – aggiunge Gallinari -: l'ente privato ha agito in giudizio per far dichiarare Pasolini abusivo a casa sua e sostanzialmente entrare in possesso di terreni e fabbricati a titolo gratuito. Ma due mesi prima di farlo, nel bosco demaniale che gestisce, al di fuori delle mura, ha aperto un parco a tema a pagamento dedicato proprio a Pasolini, non autorizzato. Cioè ha recintato abusivamente 20 ettari di bosco demaniale, dove utilizza il nome, l'immagine e l'opera di Pasolini e l'immagine della Torre di Pasolini per vendere un biglietto d'ingresso e svolgere un'attività turistico-commerciale che non è prevista dal loro vincolo agro-silvo-pastorale". Nel bosco potrebbero seminare, pascolare, tagliare e raccogliere legna, ma sarebbe usata in tutt'altro modo. Anche affittando la location a set cinematografici e matrimoni.
Ma l'Università Agraria sarebbe anche attenzionata da parte del Comune di Soriano e della Soprintendenza. "Sono stati rilevati e contestati 28 manufatti abusivi nel parco. Abbiamo statue in vetroresina, cancellate di ferro fissate nel terreno con colate di cemento, recinzioni in filo spinato, abbiamo videocamere non sorvegliate. C'è un ordine di demolizione che hanno tentato di impugnare senza successo davanti al Tar". Inoltre, aggiunge l'attore, "il Comune ha riscontrato delle irregolarità urbanistiche. Quindi sostanzialmente è un parco in cui non c'è nulla in regola. La stessa denominazione di parco non è autorizzata dalla Soprintendenza come dovrebbe essere".
Gallinari contesta anche una violazione della propria privacy nella promozione del parco. "Mi sono entrati in casa con dei droni e hanno realizzato video e fotografie aeree. Li hanno pubblicati sui loro social dicendo: Oggi vi portiamo in volo sulla Torre di Chia, e hanno utilizzato i fotogrammi per inserirli nella loro locandina e nei loro biglietti, in maniera tale che si potesse pensare che nel loro biglietto fosse inclusa la visita alla casa di Pasolini, che invece è svolta dal Comune di Soriano".
Pratiche scorrette secondo il proprietario del complesso. A favore di Gallinari aveva fatto un appello anche la stessa Graziella Chiarcossi, cugina di Pasolini, che in un appello pubblicato su Il Messaggero aveva invitato a non consegnare la torre "nelle mani sbagliate".
Per il proprietario, "se la Torre di Chia venisse affidata definitivamente a questo ente non sarebbe pubblica. Sarebbe di questo soggetto privato. Questo era un bosco dove prima la gente entrava gratis, andava a correre, passeggiava con il cane, scendeva alle cascate. Adesso loro hanno istituito questo biglietto. Gli unici che non pagano il biglietto sono gli iscritti all'ente privato. Ma anche gli altri residenti di Chia che non sono iscritti all'ente privato pagano. Chia è una frazione di Soriano, i sorianesi pagano, tutto il resto del mondo paga". Nessun ritorno al pubblico, quindi, mentre oltre a un espropriato abbiamo anche un Pasolini riscoperto ‘abusivo'.