“Mio figlio disabile non parla: a scuola è senza l’educatrice che lo affianca, nessuno ci ha avvertito”
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"Mio figlio è un bimbo disabile non verbale: ha 9 anni e non parla. Dall'inizio dell'anno scolastico è senza la sua assistente Oepac. Lo abbiamo scoperto quasi per caso: dalla scuola nessuno ci ha detto niente, noi ci sentiamo lasciati soli".
A parlare è Ambra (nome di fantasia, ndr) che vive a Fiumicino, sul litorale romano, insieme alla sua famiglia. "Mio figlio Andrea (nome di fantasia, ndr) è un bambino di 9 anni non verbale che noi quotidianamente affidiamo all'istituzione a scuola e alla speranza fondamentalmente perché non abbiamo notizie circa la sua copertura tramite Oepac o insegnante di sostegno", spiega, parlando anche a nome del compagno e papà del bimbo.
Mancano le assistenti Oepac: "Ma mio figlio ha il diritto di essere seguito"
"Le insegnanti nell'unico incontro che abbiamo avuto dall'inizio dell'anno ci hanno detto che comunque sono sotto personale e che alla scuola, che conta 160-170 bambini, sono state assegnate quattro Oepac. Ma non bastano: stiamo parlando di educatrici che dovrebbero affiancare sempre Andrea, invece le operatrici, visto il loro scarso numero e la forte necessità nelle scuole, sono costrette a muoversi, barcamenandosi le diverse classi e le diverse esigenze dei bambini – spiega Ambra – Ma la nostra è una situazione molto particolare: nostro figlio ha una disabilità grave e la scuola ha il dovere di fornire copertura completa".
Un ruolo che, oltre ad accompagnare il bimbo nella vita scolastica, affianca l'insegnante di riferimento della classe. "Mi metto anche dei panni dell'insegnante di ruolo: può capitare che in classe manchi la collega di sostegno. In quel momento oltre a trovare di fronte a una classe di 20 bambini deve anche attenzionare nostro figlio che ha necessità particolari e che può trovarsi facilmente anche in situazioni di pericolo: si tratta di un problema di cui poi risente tutta la classe". Ciò che ha dato più fastidio ad Ambra e al marito, però, è le modalità con cui hanno scoperto della mancanza dell'assistente Oepac. "A differenza dei bambini della sua età, non può tornare a casa e raccontare cosa succede in classe. E, allo stesso modo, non può neanche darci dei ragguagli sulla presenza o, in questo caso, l‘assenza della sua Oepac".
"Difficoltà quotidiane anche a casa. Ma a scuola nostro figlio è lasciato solo"
La vita quotidiana con il piccolo è già messa a dura prova ogni giorno "Abbiamo tante difficoltà di organizzazione logistica, è un bimbo che ha bisogno di essere attenzionato in qualche modo costantemente: in tutti i momenti in cui è sveglio e a volte anche mentre dorme – spiega – Questo vale a scuola, ma vale anche a casa, dove siamo noi a pensare a lui. A una situazione di stress per la gestione di situazione, c'è quello che riguarda tutte le famiglie che vivono con un bimbo con disabilità: dalle terapie al calcolo di tempistiche che sono diverse da quelle di una famiglia che non ha il bimbo disabile. Se devo mettergli le scarpe, devo prima convincerlo a interrompere l'attività che sta facendo. Si rischia di andare anche per le lunghe", spiegano Ambra e il compagno.
"Oltre a tutto questo il comune anziché darci una mano si presenta come un ostacolo in più ambiti: per molti aspetti dipende dalla normativa nazionale, ma per altre, come nel caso dell'assistente Oepac a scuola, si potrebbe fare di più: cambiare individuo di riferimento può destabilizzare davvero tanto nostro figlio. Ma l'educatrice Oepac dovrebbe essere un punto fermo nella vita scolastica del nostro bambino, per questa ragione abbiamo chiesto subito continuità nel lavoro". L'ipotesi, secondo la coppia, è che sia cambiata insieme alla cooperativa e, forse, alle condizioni e lo stipendio previsto da contratto. Soltanto nei giorni scorsi Fanpage.it ha raccolto un'altra testimonianza di un'assistente Oepac nel Comune di Roma che lamentava le condizioni di lavoro in cui lei e le colleghe di trovano a vivere: "Sbattute da una scuola all'altra, non veniamo pagate d'estate né quando il bimbo a cui siamo assegnate è assente", ha spiegato.
"Aveva un livido sulla spalla: non me lo ha detto nessuno, ho chiesto ai compagni di classe"
"Dobbiamo tenere in piedi una situazione che è già difficile – continuano – E come noi tante famiglie che si trovano ad affrontare i nostri stessi disagi o simili. Ci rendiamo conto che la materia sia complessa, non diciamo il contrario, ma non si fa nulla per facilitare le famiglie. Ci sono difficoltà? Ci sentiamo come se ci lasciassero da soli nei nostri problemi", dicono amareggiati. "Ma la nostra rabbia non è rivolta verso le insegnanti, ma contro l'intero sistema. Le ore sono poche, loro sono stremate". Ma lo sono anche loro. "Nel nostro caso, inoltre, è ancora più difficile capire cosa succeda a scuola: nostro figlio non può raccontarcelo. Dobbiamo andare a interrogare i figli degli altri, chiedendo l'autorizzazione ai genitori, per sapere se qualcuno è rimasto con Andrea o se è rimasto solo. Perché la scuola non sempre ce lo dice – spiegano – Qualche giorno fa è tornato a casa con un livido sulla spalla. Siamo stati noi ad andare a chiedere delucidazioni alle insegnanti. Non lo sapevamo, abbiamo solo visto la ferita. Per carità, può capitare, sono bambini. Ma ci sarebbe piaciuto saperlo da chi era con lui in quel momento".
Ed è a quel punto che si instaura il dubbio: "A quel punto ci chiediamo cosa succeda ogni giorno, se davvero sia sempre sotto il controllo di insegnanti e operatori. C'è questa incertezza costante. E sapere che mio figlio rischia di restare solo soltanto perché la gestione di questo ruolo così importante è affidata sempre a cooperative con appalti sempre più al ribasso, fa disperare noi e chi lavora", aggiungono.
"Le famiglie si sentono abbandonate, solo quando succedono episodi come a Pietralata le istituzioni si ricordano che esistiamo. Ma dov'è il sostegno vero? Sembra che ci siano solo tagli. E noi siamo sempre più soli e spaventati".